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Per i Balcani non sono solo 90 minuti: urlano contro l’Europa che non li vede
Tifosi della nazionale serba (Ansa)
Le tensioni in campo riflettono la geopolitica: Sarajevo vuole ritagliarsi spazio.

Sarebbe bello se tutto fosse dentro una sfida calcistica che decide chi tra Bosnia e Italia meriti maggiormente di accaparrarsi gli ultimi posti di un Mondiale che si annuncia extralarge non solo per le sedi, distribuite tra Stati Uniti, Messico e Canada (mai successo prima: tre nazioni per un solo torneo), ma anche perché quella del 2026 è la prima edizione allargatissima a 48 squadre.

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Autogol degli azzurri: sfottono la Bosnia
Tifosi bosniaci in trasferta a Cardiff. Nel riquadro, l’esultanza degli azzurri al fischio finale di Galles-Bosnia (Ansa)
In rete il video dei nostri che esultano per la qualificazione degli slavi, ritenuti più teneri del Galles. Pessima mossa, a Sarajevo gli animi si scaldano, e c’è anche il processo ai cecchini italiani che pagavano per sparare ai civili durante la guerra: sarà un inferno.

Qualcuno la chiamerebbe hýbris, l’arroganza che acceca e porta a sfidare la realtà fino a pagarne il prezzo. Altri parlerebbero di effetto Dunning-Kruger, la convinzione di essere migliori di quanto si sia davvero. In ogni caso, l’Italia si avvicina allo spareggio da dentro o fuori per i Mondiali contro la Bosnia nel modo peggiore possibile.

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Mondiali 2026, il cammino dell'Italia passa dalla doppia sfida con la Norvegia
Ansa

Dopo l'eliminazione in Nations League subita dalla Germania, la Nazionale di Spalletti dovrà affrontare un girone di qualificazione meno morbido, ma non impossibile, in cui l'ostacolo principale sarà la selezione scandinava di Haaland.

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«Con Scirea litigare era impossibile. Bearzot era severo»
Marco Tardelli (Ansa)
Marco Tardelli: «Del Mundial 1982 non ho conservato souvenir. Ai provini mi scartavano perché fisicamente non ero un gigante».
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Quei sei gol in un mese valgono l’eternità
Totò Schillaci in maglia azzurra a Italia '90 (Getty)
L’eroe del Mondiale 1990 si è arreso alla recidiva di un tumore. Il suo sguardo spiritato in maglia azzurra trascinò tutta l’Italia nelle «notti magiche». Andò dalla periferia di Palermo fino alla Juve, con le gaffe e quel caratterino: «A Roberto Baggio ho dato un pugno».
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