
Cognome e nome: Salis Silvia. Dal 29 maggio 2025 sindaca di Genova, città dove è nata il 17 settembre 1985.
Segno zodiacale della Vergine, per cui il 2026 «è un anno di rinascita e profonde trasformazioni, caratterizzato da un forte potenziale nel lavoro e nel business».
Così Branko, che per il settimanale Chi a dicembre aveva profetizzato: «Amici della Vergine, aprile è il mese della svolta! Giovedì 9 Marte non è più nemico, il 15 si sposta Mercurio: ora che non avete più il peso dei pianeti in Pesci, tutto diventa più leggero».
Brankolava, il noto astrologo?
Mica tanto: il 9 aprile - puntuale all’appuntamento con la stelle e con la Storia - ecco l’intervista di Salis a Bloomberg News, che proietta l’immagine della sindachessa in tutto il globo terracqueo.
Presto, portateci i Salis, hanno invocato gli addetti ai lavori.
E pure quelli ai livori, che si sono domandati: è una «predestinata» come Charles Leclerc alla Ferrari, che però, a furia di essere incoronato tale, deve ancora vincere il suo primo mondiale in F1?
Oppure una «miracolata» alla Stefano De Martino (paracadutato a Sanremo senza un vero perché, con la quasi totalità dei suoi colleghi a fargli la macumba)?
Se non è zuppa è pan bagnato, avrebbe chiosato la mia mamma.
Un dato pare tuttavia inoppugnabile: se Elly Schlein non l’avevamo vista arrivare, la Salis della terra la stiamo vedendo e sentendo.
Pure troppo.
Le cronache ci illuminano ogni giorno sulle sue «magnifiche sorti e progressive».
Il nome SS rimbalza come una pallina da flipper tra social e talk show.
Per colpa - sentenziano i suoi incensatori, con sovrano sprezzo del ridicolo - di una campagna denigratoria delle «destre» che vorrebbero azzopparla.
Ussignur. E perché mai?
Perché hanno individuato in lei una potenziale avversaria non di Schlein o Giuseppe Conte per la guida del centrosinistra, ma direttamente di Giorgia Meloni per la conquista di Palazzo Chigi.
Bah. A me pare che la verità sia più banale: siccome è chiaro a tutti che nella coalizione di sinistra c’è un vuoto di potere (brutalmente: non si sa chi comandi), e siccome la politica, come la natura, abhorret a vacuo, non tollera vuoti, ecco che SS si sta sapientemente posizionando.
Perché «non succede, ma se succede...».
Così, da aprile il suo nome sta tenendo banco: con il predetto lancio di Bloomberg, la copertina di Vanity Fair, il faccia a faccia in tv con un adorante Fabio Fazio (ligure tendenza Savona).
Incipit molto low profile del ritratto di Vanity: «Da Genova al mondo. Di SS oggi parlano tutti. Il quotidiano inglese The Guardian le dedica un ritratto da icona progressista italiana. Prima, l’agenzia di stampa Bloomberg News l’aveva soprannominata l’“Anti-Meloni”. E mentre in Italia si dibatte di quanto sia di centro, di centrosinistra oppure di sinistra (per tacere delle consuete valutazioni sul suo aspetto come unico metro di paragone), un concerto di musica techno in piazza Matteotti l’ha trasformata in un meme, ovvero nella vera consacrazione planetaria di un personaggio politico», ciumbia.
E in effetti, come ha notato il Post in un’analisi tutt’altro che abrasiva: «I video e le foto del dj set, con Salis a ballare in un punto molto fotogenico alle spalle di Charlotte de Witte, hanno fatto sì che i suoi followers su Instagram siano passati da 378.000 a 526.000, una crescita che mostra come il suo seguito stia superando i confini della città».
Il dado, insomma, sarebbe tratto.
SS è pronta a scalare il cielo della politica, a imporsi come la Wonder Woman del centrosinistra e a sfidare Meloni in duello all’ultimo voto.
Barbie - come molto pigramente l’hanno etichettata alcuni suoi detrattori - vs la Regina di Coattonia - come molto snobisticamente il Sinedrio dei Giusti ha bollato la premier.
E questo nonostante la precisazione, dopo il vespaio suscitato dalle sue parole a Bloomberg, che SS ha dovuto offrire: 1) il suo «ci penserei», come risposta alla domanda su un’eventuale proposta unitaria per prendere in mano le redini del centrosinistra, si riferiva a uno scenario ipotetico; 2) la sua priorità è rimanere a Genova: «Sono stata eletta per occuparmi della città almeno per cinque anni. Non ho nessuna intenzione di venire meno al mio mandato».
Beato chi ci crede.
L’impressione infatti è che SS abbia in testa una sua personale road map per accreditarsi a livello nazionale.
A fine marzo, tanto per dirne una, è stata l’ospite d’onore di una cena che il finanziere Francesco Micheli, uomo di mondo, ha organizzato negli uffici della sua società, nei dintorni di Corso Magenta a Milano, attovagliando una settantina di nomi della buona società meneghina.
Micheli è una vecchia volpe, ma è anche nel board del premio Niccolò Paganini di Genova, quindi era una sorta di appuntamento «istituzionale», ma non si ricorda analoga iniziativa di Micheli quando il sindaco era Marco Bucci. Per dire.
Secondo i laudatores, SS a Genova ha fatto solo cose buone.
Salario minimo negli appalti del Comune.
In piazza per la maratona cittadina, il dj set (con look «gggiovane» finto casual), le manifestazioni dell’ex Ilva, la Flottiglia proPal, contro il «genocidio» di Israele e contro il fascismo che «ha fatto schifo».
Riconoscimento di figli nati da coppie di donne.
Ufficio comunale Lgbt.
In breve: una vestale del politicamente scontato.
Altro che «la cosa che fa più impazzire la destra è che SS non si fa mai trovare dove la si aspetta», come ha sostenuto Francesco Bei presentando l’intervista che le ha fatto per il Venerdì di Repubblica nel dicembre 2025.
Le sue iniziative sembrano mirate a ottenere il massimo della risonanza mediatica, con video ad hoc estremamente curati, e parole e slogan «instagrammabili», diretti e comprensibile perché basici.
Del resto, a dare una mano a lei e al suo portavoce Simone D’Ambrosio c’è quel Marco Agnoletti, già spin doctor di Renzi, che con la sua agenzia di comunicazione Jump pianifica campagne per aziende, personaggi tv (toh: anche quel Fazio che ha ospitato SS) e politici, tra cui proprio la Salis, come lui stesso ha raccontato al magazine MowMag il 13 aprile scorso: «Col nostro arrivo abbiamo cercato di darle un po’ di metodo: lei ora fa poche uscite mirate e sa che nei prossimi mesi sarà giudicata prima di tutto come sindaco. Quindi la priorità è farlo bene. Se poi, facendo il sindaco, c’è anche un po’ di visibilità nazionale, questo aiuta pure sul piano amministrativo. Anche in lei, comunque, vedo delle doti di eccezionalità, con quella mentalità sportiva grazie alla quale impara a una velocità disarmante. L’ho conosciuta a una cena ad agosto. Matteuccio me l’aveva detto in precedenza: “SS è un fenomeno, io me ne intendo”», ah, be’, allora...
SS, insomma, come potenziale terzo incomodo tra Schlein e «Giuseppi».
Il che spiegherebbe il nervosismo di Marco Travaglio, che temendone l’avvento ai danni del suo protetto, sere fa in tv tuonava inviperito: «Mi dicono che SS si stia già stufando di quel niente che sta facendo: solo 6 delibere in 10 mesi. Non vuole le primarie, vuole essere “intronata” leader per acclamazione».
SS sconta comunque due stigmi pregiudiziali.
Avere due supposti padri putativi.
Il primo è Giovanni Malagò (forse prossimo presidente della Federcalcio, a conferma che il pianeta calcio è refrattario a ogni vera ipotesi di riforma, gattopardescamente: «se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi»), con cui SS divenne vicepresidente vicario al Coni.
Di lei ricordo l’intervento agli Stati generali sullo sport, convocati nel Salone d’onore nel gennaio 2019, dopo che la riforma voluta da Giancarlo Giorgetti, allora sottosegretario a Palazzo Chigi, aveva ricondotto il Coni nel perimetro delle sue competenze olimpiche.
Salis martellò (la sua specialità atletica, con cui ha vinto dieci titoli italiani, prendendo parte a due Olimpiadi e a tre Mondiali): «Siamo preoccupati all’idea che il Coni si occupi solo dello sport di vertice perché non funziona così», vabbe’.
L’altro è il citato Toscano del Grillo, Renzi, che gongola nel vedersi descritto come suo «puparo».
«Piroso, non faccia l’errore che stanno facendo molti» mi ha confidato uno che la conosce bene.
«È tutt'altro che una fanciulla nelle mani dei suoi Pigmalioni, Malagò, Renzi o Dario Franceschini: li ha usati e li usa tutti come taxi, illudendoli di essere loro a menare le danze. Ma è furba, istintiva come un gatto, e determinata, molto determinata».
Per questo, secondo Il Foglio, avrebbe rinviato l’uscita di un suo libro-manifesto a dopo l’estate: per partecipare a er dibbattito sul programma comune del campo largo.
Non è la sua opera prima. Nel 2022 firmò un libro per i ragazzi, La bambina più forte del mondo, storia di una ragazza che deve lottare contro i pregiudizi di un allenatore per il quale il lancio del martello è uno sport da maschi, non per le «femminucce» come lei. Quello che il troglodita non sa è che «è praticamente impossibile impedirle di ottenere ciò che vuole». I compagnucci della parrocchietta sono avvisati.






