«Che cos’hai da guardare? Sono uomo e sono musulmano». La frase arriva prima del colpo. Prima del sangue. Prima della corsa dei soccorritori sulla banchina della metropolitana. Milano, linea M3, fermata Duomo. Tardo pomeriggio di ieri. Lui è di origini algerine, 37 anni, irregolare. Lei è di origini marocchine, 23 anni. Finisce in ospedale con uno sfregio alla guancia e una ferita al labbro provocati con un piccolo coltello. Le sue condizioni sono in corso di valutazione. La ferita al volto, però, è sufficiente a fornire la misura dell’episodio.
L’algerino viene arrestato dalla Polizia locale. Gli agenti erano a poca distanza. L’intervento è stato quasi immediato. La Procura ha aperto un fascicolo per lesioni personali aggravate e deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso, ma sta valutando se contestare la nuova aggravante dell’odio contro una donna o della discriminazione razziale o religiosa. C’è, però, una ulteriore circostanza che rende la vicenda ancora più inquietante. L’algerino era già stato fermato la notte precedente. L’avevano arrestato con l’accusa di furto e danneggiamento di alcune auto in sosta. Il giudice aveva convalidato l’arresto, disponendone però la rimessione in libertà. Nonostante i suoi documenti non fossero in regola. Uno straniero irregolare e pericoloso torna libero. E la prima cosa che fa 24 ore dopo è sfregiare una ragazza ostentando un mix di machismo e religiosità. Il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati, Galeazzo Bignami, ora ne chiede «l’immediata espulsione».
Pochi giorni prima, nel piccolo parco di via Pini, traversa di via Rombon, a pochi passi dalla stazione di Lambrate, uno dei luoghi dove, ogni sera, i City angels portano coperte, aiuti e assistenza ai senzatetto, un altro straniero corre al buio con il volto completamente coperto da una maglietta che termina avvolta sulla testa. Stringe in mano un coltello a scatto con una lama da nove centimetri. Prima grida «Allah Akbar», poi si rivolge ai quattro volontari City angels e intima loro di andare via. La scena, raccontata ieri dal quotidiano Il Giorno, si consuma alle 22.30 di lunedì. In pochi istanti quella consueta ronda serale si trasforma in un intervento d’emergenza. I volontari, invece di reagire, fanno esattamente quello che, in situazioni del genere, può evitare una tragedia. Si allontanano e impediscono ad altre persone di entrare nel giardino. Poi chiamano il 112. La richiesta fa scattare l’intervento dei carabinieri del Radiomobile. Alle 22.53 i militari individuano il presunto aggressore. È seduto su una panchina. Si chiama Ahmad A., 38 anni, egiziano. I carabinieri lo invitano a restare fermo, con le mani in vista. Per qualche istante sembra collaborare. Poi, però, si sarebbe alzato e avrebbe portato la mano verso la tasca destra dei pantaloni. Ne è seguita una colluttazione. Con lo straniero che avrebbe tentato anche di aggrapparsi ai cinturoni, nel tentativo di impossessarsi della pistola d’ordinanza di uno dei carabinieri. Durante la resistenza sarebbe riuscito a far cadere a terra un militare e a sferrargli un morso all’avambraccio destro. Ma è stato immobilizzato e ammanettato. Per lui sono scattate le accuse di resistenza, porto abusivo di coltello e minacce. Ed è finito in ospedale. Qui la vicenda avrebbe assunto contorni ancora più inquietanti. L’egiziano avrebbe pronunciato prima frasi sconnesse. Poi, delle parole che il medico ha riportato così nel suo referto: «Sono un affiliato dell’Isis, stasera dovevo uccidere dieci persone». Dalle prime verifiche è emerso che è irregolare sul territorio nazionale. Alle sue impronte corrisponderebbero perfino tre diversi alias. E non mancano i precedenti di polizia: per ricettazione e invasione di terreni ed edifici. Nell’area giochi dove era stato individuato, sono poi stati trovati anche alcuni oggetti ritenuti di provenienza furtiva. Anche in questo caso, il giudice ha convalidato l’arresto, ma l’ha rimesso in libertà, vietandogli l’ingresso nella provincia di Milano. Esiliato. Ma libero.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >