A volte è uno straniero irregolare scarcerato. In altri casi ha un foglio che gli ordina di lasciare l’Italia. Oppure attende una decisione giudiziaria. Poi sparisce. E quando ricompare nelle cronache è per una rapina, una violenza, un’aggressione o, addirittura, un omicidio.
Dalle porte girevoli riservate ai clandestini ne sono transitati diversi negli ultimi mesi. E non solo. Per una sequenza che appare come inarrestabile. Redouane Moslli, marocchino, 43 anni, aveva un precedente per rapina. Era finito nel Cpr di Macomer, in Sardegna. Il giudice di pace non convalidò il trattenimento. Era il 26 novembre 2020. Moslli uscì dal Cpr con il foglio di via. Ma rimase in Italia. Il 28 agosto 2023 uccide a coltellate Francesca Marasco, tabaccaia di Foggia, durante una rapina per un incasso da 75 euro.
S.T., tunisino, si muove sullo stesso terreno. L’espulsione viene sospesa nelle more di un contenzioso sulla protezione internazionale. C’è un rinvio alla Corte di giustizia dell’Unione europea per un cavillo sul Paese sicuro. Il tunisino resta libero. E tenta di uccidere con quattro coltellate un connazionale ospite in una struttura di Castelvetrano. Nel 2019, a Osio Sotto, una commessa bergamasca viene massacrata di botte da un senegalese di 29 anni che tenta di violentarla. L’uomo non è uno sconosciuto per la giustizia.
Cinque anni prima era stato arrestato per un tentato stupro nel parcheggio di un supermercato. Era stato condannato a 14 mesi di reclusione e subito rimesso in libertà. A L’Aquila, nel gennaio 2020, viene uccisa Sara Sforza, 23 anni, travolta da un’auto sulla Tiburtina. Alla guida c’era un marocchino di 25 anni risultato positivo ad alcol e droga e già raggiunto da un provvedimento di espulsione impugnato in Cassazione. Nelle more della decisione travolge Sara. Omicidio stradale.
Naturalmente ogni indagato resta innocente fino a sentenza definitiva. Ma è l’impressionante cronologia giudiziaria a colpire. Anche con la variante delle espulsioni mai eseguite. Qui il volto della porta girevole è più burocratico, meno immediato, ma non meno inquietante. Emilio Gabriel Valdez Velazco, peruviano di 57 anni, era irregolare dal 2019. Aveva precedenti per rapina aggravata e violenza sessuale e nei suoi confronti erano stati emessi due provvedimenti di espulsione, mai eseguiti.
A Milano, tra il 28 e il 29 dicembre dello scorso anno uccide la diciannovenne Aurora Livoli dopo averla violentata. E poi c’è il caso di Innocent Akbahue, cittadino dello Zimbabwe: i familiari di Santo Re, pasticcere trentenne ucciso a Catania il 30 maggio 2025, hanno tentato di chiamare in causa il ministero dell’Interno come responsabile civile, sostenendo che Akbahue, immigrato irregolare, non doveva essere in Italia.
Sul conto di Akbahue pendevano diversi ordini di espulsione. La tesi dei familiari è semplice e terribile allo stesso tempo: se fosse stato espulso, Santo Re sarebbe vivo. Marin Jelenic, croato, viene accusato di aver ucciso il 5 gennaio 2026 il capotreno Alessandro Ambrosio, a Bologna, con in tasca un decreto di allontanamento firmato dal prefetto di Milano solo pochi giorni prima. Incurante, ha continuato a bighellonare attorno alla stazione. Fino al delitto. L’8 maggio 2024 tocca al vice ispettore di polizia Christian Di Martino. Viene accoltellato alla stazione di Lambrate mentre interviene per fermare un uomo che stava lanciando pietre contro treni e passanti.
L’aggressore è Hasan Hamis, trentasettenne marocchino irregolare con numerosi precedenti per rapina aggravata, furto, lesioni e sequestro di persona. Nei suoi confronti erano stati emessi tre provvedimenti di espulsione, nel 2004, nel 2012 e nel luglio 2023. Quest’ultimo, però, non era stato eseguito perché non c’erano posti disponibili nel Cpr. E gli era stato notificato l’ordine del questore di lasciare il territorio nazionale entro sette giorni. Ma non se n’era andato. Pochi giorni prima dell’aggressione era stato denunciato a Bologna per porto abusivo di armi e per avere tentato di aggredire alcuni agenti con un rasoio. L’8 maggio, a Lambrate, impugna un coltello da cucina e colpisce tre volte alla schiena il vice ispettore Di Martino, ferendolo gravemente.
Un caso molto simile è accaduto a Torino, al parco del Valentino, nel 2019, dove una ragazza di 18 anni viene violentata. La polizia ferma un guineano, Gueladje Koulibaly, 30 anni. Era stato espulso, ma era libero perché non c’era posto nel Cpr. Gli era stato intimato di lasciare l’Italia entro sette giorni. Ma anche lui non se n’era andato. L’elenco dei non espulsi è lunghissimo. Ma c’è anche un’altra categoria: è quella del rientro dopo l’espulsione. Amine Aassoul, marocchino, uccise David Raggi a Terni con un collo di bottiglia.
Era stato espulso dall’Italia nel 2007 dopo essere sbarcato a Lampedusa nell’ottobre precedente. Non si sa quando sia riuscito a rientrare. Ma si sa che nel 2015 è stato accusato dell’omicidio Raggi. Si era trasferito a Monteforte Irpino, invece, Omo Robert, nigeriano di 24 anni che era stato espulso da Malta dopo una condanna per abusi sessuali su una cavalla.
Ospite della Caritas di Avellino, nel luglio 2022 uccide a martellate un commerciante cinese. Infine, ci sono dei casi molto ingarbugliati. Come quello di Mohamad A., sbarcato irregolarmente a Lampedusa e richiedente asilo, per esempio, davanti alla Commissione territoriale di Agrigento aveva dichiarato di essere stato condannato in Egitto per reati legati al terrorismo e di appartenere a Daesh, sostenendo poi di essere in realtà un perseguitato politico.
La Commissione ha respinto la domanda di protezione internazionale e ha segnalato il caso alla Procura antiterrorismo. Nonostante il parere favorevole della Procura generale al trattenimento nel Cpr, un giudice non ha convalidato il trattenimento, ritenendo necessario investire la Corte di giustizia europea della questione relativa all’Egitto come Paese sicuro. Solo un successivo provvedimento del questore, fondato sulla presunta pericolosità sociale, ha prodotto a un nuovo trattenimento. Tra un provvedimento e l’altro, però, è stato libero di aggirarsi per l’Italia. Per fortuna questa volta senza conseguenze.
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