espulsioni

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Sulla sicurezza De Pascale terremota il Pd
MIchele De Pascale (Imagoeconomica)
Il presidente della rossa Emilia-Romagna lancia gli Stati generali per svegliare il partito e ribadisce l’apertura a espulsioni e Cpr. Poi liquida la crisi di nervi di Lepore: «Campagna elettorale locale». E invita i sindacati di polizia: «Dobbiamo ascoltarli».

Salvate il soldato De Pascale: da un paio di giorni il presidente dell’Emilia-Romagna, esponente di spicco del Pd, è sotto il fuoco incrociato del suo partito e dei suoi alleati. Il motivo? Aver detto che il re, a sinistra, è nudo: «La sinistra sulla sicurezza non è credibile, non ha proposte concrete per garantire agli italiani la soluzione ai loro problemi». Questo concetto, come notava ieri il nostro direttore Maurizio Belpietro, è condiviso da gran parte dell’elettorato dem, ma guai a esplicitarlo: il fuoco amico si scatena, il «traditore» del verbo della sinistra radical-chic, perfettamente incarnato dalla segretaria Elly Schlein, viene (politicamente) messo in croce.

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«Espulsioni più veloci dei migranti condannati»
Andrea Delmastro (Imagoeconomica)
Il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro: «La reclusione nel Paese d’origine di chi commette reati è possibile solo con il consenso del reo. Il ricorso del detenuto contro il provvedimento del giudice non dovrebbe più sospendere gli allontanamenti. Serve più durezza».

«Grazie all’operazione verità, fatta dalla Verità. Sono quotidianamente assediato da richieste di provvedimenti svuotacarceri, sul presupposto che saremmo un sistema carcerocentrico. Se abbiamo circa 60.000 detenuti e 144.822 persone “in area penale esterna”, vuol dire che sono più quelli fuori che dentro».

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Spendiamo 500 milioni l’anno per impedire le espulsioni
Ansa
L’Italia garantisce ai meno abbienti il gratuito patrocinio, cioè un avvocato a spese della collettività. Oggi, però, a usufruire di questo diritto sono per lo più gli stranieri, spesso in ricorsi contro le espulsioni. In pratica, paghiamo per trattenere qui chi non vogliamo.

Pochi lo sanno, ma ogni anno paghiamo centinaia di milioni per trattenere in Italia gli immigrati che non vogliamo. Lo so che è un comportamento da pazzi, perché dovremmo avere interesse a liberarci il più in fretta possibile delle persone non gradite, che per di più non hanno alcun diritto di restare a casa nostra. Ma purtroppo l’uso estensivo e generalizzato dell’articolo 24 della Costituzione ha prodotto un effetto paradossale: spendiamo quasi mezzo miliardo l’anno per impedire che clandestini come Emilio Gabriel Valdel Velazco, l’assassino di Aurora Livoli, la diciannovenne uccisa a Milano, o Marin Jelenic, il croato che a Bologna ha ammazzato con una pugnalata il capotreno Alessandro Ambrosio, vengano allontanati.

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Spendiamo 500 milioni l’anno per impedire le espulsioni
Ansa
L’Italia garantisce ai meno abbienti il gratuito patrocinio, cioè un avvocato a spese della collettività. Oggi, però, a usufruire di questo diritto sono per lo più gli stranieri, spesso in ricorsi contro le espulsioni. In pratica, paghiamo per trattenere qui chi non vogliamo.

Pochi lo sanno, ma ogni anno paghiamo centinaia di milioni per trattenere in Italia gli immigrati che non vogliamo. Lo so che è un comportamento da pazzi, perché dovremmo avere interesse a liberarci il più in fretta possibile delle persone non gradite, che per di più non hanno alcun diritto di restare a casa nostra. Ma purtroppo l’uso estensivo e generalizzato dell’articolo 24 della Costituzione ha prodotto un effetto paradossale: spendiamo quasi mezzo miliardo l’anno per impedire che clandestini come Emilio Gabriel Valdel Velazco, l’assassino di Aurora Livoli, la diciannovenne uccisa a Milano, o Marin Jelenic, il croato che a Bologna ha ammazzato con una pugnalata il capotreno Alessandro Ambrosio, vengano allontanati.

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Espulsioni, controlli e Paesi sicuri: così cambiano le norme sui migranti
Cpr in Albania (Getty)
Aumenta il numero delle nazioni in cui si potranno mandare gli stranieri irregolari che arrivano in Italia. Il modello Albania adesso può diventare realtà. Sara Kelany (Fdi): «Si tratta di una vittoria del governo Meloni».

I nuovi regolamenti sull’immigrazione approvati l’altro ieri a Bruxelles dal Consiglio europeo Giustizia e Affari Interni avranno effetti positivi anche sui centri di Gjader e Shengjin in Albania che tanto hanno fatto discutere in questi ultimi mesi. Il primo regolamento riguarda la lista europea dei Paesi considerati sicuri, un elenco valido per tutti e che comporta che le domande di asilo verranno trattate in modo uniforme in tutti i Paesi europei. La lista comprende Bangladesh, Colombia, Egitto, India, Kosovo, Marocco e Tunisia oltre ai Paesi candidati all’adesione all’Ue, ovvero Albania, Bosnia ed Erzegovina, Georgia, Macedonia del Nord, Moldavia, Montenegro, Serbia e Turchia.

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