reati

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«Gli italiani hanno votato il centrodestra anche per questo, per ristabilire regole chiare e farle rispettare, e il governo lo sta facendo con determinazione nonostante una parte politicizzata della magistratura continui a ostacolare ogni azione volta a contrastare l’immigrazione illegale di massa, perché accogliere chi ha diritto è doveroso, rispettare le leggi italiane è indispensabile e chi non intende farlo non è benvenuto in Italia».

Così, in un video sui social, il presidente del Consiglio a proposito della vicenda di un «cittadino algerino, irregolare in Italia, che ha alle spalle 23 condanne, tra le quali lesioni per aver picchiato una donna a calci e pugni», che «non potrà essere trattenuto in un Cpr né trasferito in Albania per il rimpatrio. Per lui — dice il premier — alcuni giudici hanno stabilito addirittura non solo che non ci sarà un’espulsione, ma che il Ministero dell’Interno dovrà risarcirlo con 700 euro per aver tentato di far rispettare un provvedimento di espulsione».

«Il governo — assicura Meloni nel video social — continuerà con determinazione il proprio lavoro per rafforzare i rimpatri, per rendere più efficaci gli strumenti di contrasto all’immigrazione irregolare, per garantire sicurezza e legalità ai cittadini, anche attraverso le iniziative che l’Italia sta portando avanti in Europa per procedure più rapide e rimpatri effettivi».

La raccolta firme supera il quorum. Ora la remigrazione arriva in Parlamento
(Ansa)
Borchia (Lega): «La svolta della Danimarca è un monito: è necessario che chi commette reati non resti più da noi».

Quorum raggiunto. In 24 ore il referendum sulla proposta di legge di iniziativa popolare «Remigrazione e riconquista», sul portale del ministero della giustizia, ha superato la soglia delle 50.000 firme necessarie per l’approdo in parlamento. Un risultato che arriva dopo la sgangherata protesta dell’opposizione radicale che ha tentato di delegittimare la proposta impedendo ai promotori di fare la conferenza stampa alla Camera organizzata dal deputato leghista Domenico Fargiule proprio per annunciare il lancio della raccolta firme.

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Ora basta, va cambiato il sistema giudiziario
Matteo Renzi (Imagoeconomica)
Matteo Renzi attacca il ministro Piantedosi pensando di cavalcare il tema dell’«insicurezza» ma il titolare del Viminale dimostra numeri alla mano che, con la destra al governo, il contrasto ai reati aumenta. Sono i magistrati che rimettono in circolo i criminali.

Il pifferaio di Firenze andò per suonare ma tornò suonato, sbeffeggiato perfino dal prudente ex prefetto Matteo Piantedosi. Il ministro dell’Interno, chiamato in causa dal senatore semplice Matteo Renzi e dai suoi compagni sul tema della sicurezza, ha infatti risposto al fondatore di Italia viva confrontando i dati del 2025 con quelli di quando al governo c’era proprio lui, il Bullo di Rignano. Una comparazione da cui l’esecutivo guidato dall’ex segretario del Pd non esce proprio benissimo.

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I giudici premiano i ladri e umiliano gli agenti
(IStock)
Gli italiani si sentono meno al sicuro: questo non dipende dal numero di forze dell’ordine nelle strade ma da quello dei malviventi lasciati liberi di delinquere. All’estero i banditi vanno in cella. Nel nostro Paese rischiano di più la galera quanti indossano la divisa.

Volete sapere perché gli italiani si sentono meno sicuri di prima? La risposta non è legata solo al numero di agenti che presidiano le strade, ma soprattutto al numero di malviventi lasciati liberi di delinquere. Altri Paesi europei hanno meno poliziotti di noi e, nonostante ciò, i furti sono in media inferiori di numero a quelli che si registrano a casa nostra. Così pure la percentuale di rapine e di violenze. Se la statistica premia chi ha forze dell’ordine meno presenti delle nostre, una ragione c’è: altrove, quando beccano un ladro, lo mettono dentro e ce lo tengono. E così pure quando arrestano uno stupratore.

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I giudici premiano i ladri e umiliano gli agenti
(IStock)
Gli italiani si sentono meno al sicuro: questo non dipende dal numero di forze dell’ordine nelle strade ma da quello dei malviventi lasciati liberi di delinquere. All’estero i banditi vanno in cella. Nel nostro Paese rischiano di più la galera quanti indossano la divisa.

Volete sapere perché gli italiani si sentono meno sicuri di prima? La risposta non è legata solo al numero di agenti che presidiano le strade, ma soprattutto al numero di malviventi lasciati liberi di delinquere. Altri Paesi europei hanno meno poliziotti di noi e, nonostante ciò, i furti sono in media inferiori di numero a quelli che si registrano a casa nostra. Così pure la percentuale di rapine e di violenze. Se la statistica premia chi ha forze dell’ordine meno presenti delle nostre, una ragione c’è: altrove, quando beccano un ladro, lo mettono dentro e ce lo tengono. E così pure quando arrestano uno stupratore.

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