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Per i dem meglio i rom di chi vive nella natura

Per i dem meglio i rom di chi vive nella natura
Milano, il luogo dell'investimento mortale di Cecilia de Astis, nel riquadro (Ansa)
La sinistra giustifica i minorenni alla guida che hanno investito e ucciso Cecilia De Astis, solo per dare la colpa ai fascisti che non li fanno integrare. Mentre condanna la famiglia che vive nei boschi perché quella storia è priva di spunti per attaccare i suoi nemici.

Ci sono una serie di meccanismi mentali che ci rendono ciechi di fronte a cose evidenti, sordi in presenza di suoni simili e praticamente insensibili alle cose che possono mettere in crisi le convinzioni politiche più radicate. Ecco dunque che, pressoché negli stessi giorni, sui media sono comparse due storie così vicine nei significati ma così lontane nel modo di presentarle: a proposito della vicenda che vide la morte di Cecilia De Astis, investita a Milano da un’auto sulla quale erano presenti quattro minorenni di etnia rom, è emerso che i genitori della più giovane dei bambini, quella di undici anni, risultino irreperibili come esito finale di quella che il Tribunale dei minori ha definito una condizione «senza punti di riferimento genitoriali». Dopo l’incidente la bambina è stata affidata a una nonna ma è stato recentemente riportato che la minore sarebbe in fuga proprio con la nonna e che il possibile motivo delle fughe dei vari parenti potrebbe essere l’intenzione di sottrarsi al risarcimento in capo ad essi, stante la non imputabilità dell'undicenne.

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Secondo Claudio Descalzi (ad di Eni) se il blocco di Hormuz prosegue, il Vecchio continente sarà sempre più in competizione con l’Asia e il carburante per i voli diventerà merce rara. Ipotizzando di usare solo le scorte, avremmo cherosene per altri sette mesi.

La crisi di Hormuz porta con sé una carenza prospettica di carburante per aerei. Man mano che passano i giorni e lo stretto resta chiuso, si fa sempre più chiaro lo scenario energetico che ci aspetta, se nulla cambia nel frattempo.

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La scomparsa del verde Monguzzi che smascherava le ipocrisie green di Sala
Carlo Monguzzi (Ansa)

Storico ambientalista e voce scomoda di Palazzo Marino, contestò fino all’ultimo il greenwashing della giunta di centrosinistra: da San Siro ad Area B, fino alla cura del verde pubblico. Oggi la maggioranza lo celebra, ma negli ultimi anni lo aveva isolato proprio perché troppo critico.

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La più amata dagli italiani si conferma la carbonara (ma guai a metterci la panna)
(IStock)
Un sondaggio recente la pone ancora al vertice, prima degli spaghetti alle vongole e della pasta al ragù. E ormai il suo «culto» si è diffuso oltre i confini del Belpaese.

Il Carbonara Day, che si celebra il 6 aprile, giorno che quest’anno ha coinciso con la Pasquetta e non ha visto i quotidiani in edicola, ha compiuto 10 anni. Celebrato per la prima volta il 6 aprile del 2016 (vi sveliamo nel boxino di Food Talk come è nato), in un decennio ha seguito e forse guidato questo sentimento di «carbonara pride» e questa «carbonarizzazione» della pasta italiana che ha visto la carbonara diventare oggetto d’amore mangereccio e culto fuori dai confini della capitale, Roma, dove già era tale.

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Sergio Cammariere: «Ho iniziato a improvvisare a 10 anni»
Sergio Cammariere (Ansa)
L’artista: «Durante una marcetta feci il mio primo «solo blues». In Brasile decisi di dedicarmi alla mia musica. A Sanremo sono andato quando non me l’aspettavo più. Sono parente di Rino Gaetano, l’ho scoperto per caso».
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