«Risorse» fuori controllo e sempre più «impunite». È l’identikit che viene fuori da diversi fatti di cronaca che stanno interessando tutto il Paese. Basta focalizzare l’attenzione su quanto accaduto, in questi giorni, nelle Marche e in Sicilia a due cittadini di origine straniera: uno è stato arrestato, l’altro condannato per violenza sessuale ai danni di vittime minorenni. In sintesi: in entrambi i casi i due hanno adescato e violentato ragazzini minorenni e soli e poi sono scappati.
In provincia di Siracusa, i poliziotti sono riusciti ad acciuffare un algerino senza fissa dimora che lo scorso giugno aveva violentato un minore. Due giorni fa gli agenti del commissariato di Pachino hanno eseguito un’ordinanza di custodia in carcere nei confronti del nordafricano, irregolare sul territorio nazionale. Secondo quanto ricostruito dalle indagini, il ventottenne si trovava in strada a Pachino e avrebbe avvicinato un minore che stava camminando. A un certo punto, l’uomo si sarebbe appartato con il minorenne commettendo atti sessuali. Per fortuna, immediatamente, sono intervenuti alcuni passanti che hanno messo in fuga l’uomo in sicurezza il ragazzino.
Da quel momento, gli agenti si sono messi sulle tracce del giovane algerino. Le ricerche non sono state semplici, trattandosi di una persona senza fissa dimora. Ma, grazie alle testimonianze raccolte e ai filmati dei sistemi di videosorveglianza della zona, i poliziotti, dopo diversi giorni, sono riusciti a rintracciare il giovane che si era reso irreperibile: lo hanno trovato mentre si nascondeva nelle campagne di Pachino. L’uomo è stato arrestato e portato in carcere. Dagli accertamenti effettuati è emerso, inoltre, che l’algerino sarebbe responsabile pure di una rapina aggravata avvenuta lo scorso 6 luglio in un bar di Pachino. In quella circostanza, sempre secondo quanto è stato ricostruito, il giovane avrebbe aggredito e minacciato il titolare del bar strattonandolo con violenza e costringendolo a consegnargli 70 euro che erano custoditi in cassa e poi è scappato. Adesso, il nordafricano deve rispondere sia dell’accusa di violenza sessuale su un minore sia di rapina aggravata.
Si è dato alla macchia anche un altro cittadino straniero che, nel 2024, ha violentato una ragazzina di appena 14 anni e poi è scappato. Lui, ora, è stato condannato anche in secondo grado ma risulta irreperibile. Infatti, alcuni giorni fa, la Corte d’appello di Ancona ha confermato la condanna a 7 anni di reclusione per Aimane Ghazi, un venticinquenne di origini marocchine, accusato di aver abusato di una minorenne nella notte tra il 6 e il 7 agosto di due anni fa a Civitanova Marche. Il giovane era stato già condannato in primo grado, nel settembre del 2025, dal tribunale di Macerata. Secondo quanto ricostruito dalle indagini, quella sera d’estate la vittima e un’amica, entrambe minorenni, erano state accompagnate dal nonno sul lungomare Sud per trascorrere la serata in un locale. Il nonno aveva detto alle ragazzine che sarebbe andato a prenderle all’1.30 ma a quell’ora le due minorenni non c’erano. A quel punto, dopo aver atteso invano 15 minuti, ha mandato un sms alla nipote scrivendole che la stava aspettando fuori dal locale. Dopo circa dieci minuti, sul cellulare dell’anziano è arrivata la risposta al messaggio in cui la nipote diceva al nonno che stava per uscire.
Ma così non è stato. Dalle dichiarazioni di alcuni testimoni è stato ricostruito, invece, che le due ragazzine stavano uscendo da uno chalet quando si è avvicinato un cittadino straniero, giovane, che le ha convinte a seguirlo in un locale dove ha offerto loro alcolici a entrambe. Poco dopo, si sarebbe appartato in un bosco vicino alla chiesa di Santa Maria Ausiliatrice con la più piccola delle due minorenni. Dalle indagini è emerso che il giovane marocchino costrinse la quattordicenne ad assumere cocaina prima di violentarla. Dopo quei momenti atroci, la ragazzina è riuscita a scappare e a chiamare il 112. Nei giorni successivi, il violentatore è stato arrestato. Un anno fa, al termine del processo di primo grado, è stato condannato a 7 anni di carcere, al risarcimento della parte civile e al pagamento di una provvisionale di 18.000 euro. Il suo difensore presentò ricorso e lo scorso 11 giugno ha avuto inizio il processo d’Appello.
Intanto, per il venticinquenne erano stati disposti gli arresti domiciliari che stava scontando a Torino a casa di un parente. Ma dallo scorso 5 giugno, Ghazi risulta irreperibile. L’11 giugno la Corte d’appello ha emesso la sentenza confermando la condanna di primo grado. Il suo legale, l’avvocato Domenico Biasco, ha comunque annunciato ricorso in Cassazione perché sarebbero emerse «contraddizioni tra il narrato della persona offesa e i dati obiettivi» perché «mentre diceva di essere violentata, come può aver mandato il messaggio al nonno dicendo “Adesso usciamo” senza, invece, chiedere aiuto?». Per il difensore, «visto il vissuto della minore i giudici di merito devono valutare in maniera rigorosa l’attendibilità delle sue dichiarazioni».
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