Chissà se alla figlia maggiore (ha un’altra sorella e un fratello) di Monica Esposito daranno un microfono (come ha fatto il sindaco di Bologna Matteo Lepore con Yossra Fakir, nipote di Abderrahim, morto durante il fermo di Polizia) per chiedere in piazza «verità e giustizia» per la sua mamma.
Per ora la verità, che si è cercato in tutti i modi di edulcorare, non è emersa; per la giustizia c’è tempo. E chissà se alla famiglia Esposito sarà accordato, come ai parenti dei rapinatori uccisi da Mario Roggero, un risarcimento di centinaia di migliaia di euro. Per ora paga di tasca propria le cure del padre, Angelo, 55 anni, pure lui ferito nella strage di Modena del 16 maggio scorso quando Salim El Koudri si è lanciato con la sua auto sulla folla in via Emilia Centro. Di sicuro non gli toccano i ristori dello Stato alle vittime del terrorismo, perché il sindaco di Modena Massimo Mezzetti, che ieri ha avuto parole di cordoglio, quel 16 maggio mise le mani avanti: «Non è terrorismo». Chiamò la città in piazza solo per dire: stiamo calmi.
C’era di mezzo uno stragista di seconda generazione e dunque il Pd mica poteva lanciarsi, come fa con la polizia, in accuse preventive verso un povero figlio d’immigrati. Anche il ministro dell’interno Matteo Piantedosi s’accodò e venne pure il presidente della Repubblica Sergio Mattarella col presidente del Consiglio Giorgia Meloni a confortare gli otto feriti che da ieri sono sette più una donna morta. Un po’ di rammarico e ci evitiamo la polemica sui migranti. In fin dei conti non era morto nessuno il 16 maggio, ma Monica Esposito era in coma e c’è rimasta per 66 giorni fino a ieri quando non ce l’ha fatta più. Tennero a farci sapere che Salim El Koudri, il trentunenne che abitava a Ravarino, era sì di origine marocchina, ma italianissimo perché nato nella Bergamasca. E poi è anche un bravo ragazzo: laureato a Modena in Scienze aziendali. Se la pigliava con gli altri italiani perché non gli davano un lavoro adeguato, ma non andava in moschea, manco faceva il Ramadan. E quindi perché s’è lanciato sulla folla con la stessa tecnica degli attentatori radicalizzati dell’Islam come a Nizza, Berlino, Londra e Barcellona? E perché, come fanno gli islamisti quando è sceso dalla sua C-3 dopo aver seminato morte, è scappato e ha accoltellato chi cercava di fermarlo? Risposta: perché è matto!
Ma quel matto ora è un assassino. Monica Esposito, come il marito anche lei di 55 anni, che con la sua famiglia viveva a Nonantola, non ha mai più ripreso conoscenza dal giorno dell’attentato. Prima curata a Bologna, poi all’ospedale di Baggiovara dove ieri è spirata. La famiglia, rispettando le sue volontà, ha autorizzato l’espianto di organi: un gesto di assoluta umanità e altruismo che cozza con la volontà stragista di El Koudri. L’accusa che contro di lui hanno formulato i pm di Modena (il procuratore capo Luca Masini e la sostituta procuratrice Elena Amodeo) è di strage e lesioni; con quella lo hanno portato il 17 maggio davanti al gip che ne ha confermato l’arresto escludendo però l’aggravante di terrorismo. Ora, con la morte della povera signora Esposito, l’accusa s’aggrava. Il difensore di El Koudri, l’avvocato Fausto Gianelli, già legale di Ibrahim Salameh accusato a Genova per i fondi di Hamas, osservatore internazionale in Palestina e oppositore del governo sull’immigrazione, ha fatto di tutto per far passare per pazzo El Koudri, chiedendo la visita di un sacerdote e la perizia psichiatrica.
Il vescovo di Modena, Erio Castellucci, si disse pronto all’incontro intonando la litania: «Attaccare gli immigrati non serve». El Koudri, in effetti, era stato per qualche tempo in cura dall’Asl di Modena, ma ne avevano perso le tracce fino a quel 16 maggio quando ha ammazzato Monica Esposito (e ferito altre sette persone di cui tre sono ancora gravi). Che a Modena ci siano andati con i guanti bianchi è evidentissimo. Il sindaco Mezzetti un mese fa è finito nella bufera per un incontro con i bambini delle scuole ai quali hanno fatto intonare Free Palestine. A quella lezioncina c’erano anche Wael Dahdouh, referente di Al Jazeera a Gaza, e Sulaiman Hijazi, che a Genova è accusato di finanziamenti ad Hamas come il «cliente» del difensore di El Koudri. Che sta in cella al mandamentale di Modena e non parla. Per lui la richiesta di verità non vale. A Nonantola gli altri marocchini hanno detto: «È stato un incidente».
Cara, povera signora Monica Esposito, lei non lo sa, ma per la sinistra forte con i poliziotti e debole con gli «ospiti», al massimo lei è vittima di omicidio stradale.
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