Si fosse chiamata Aisha Idrissi di lei avrebbero scritto tutti i soloni del mainstream, fosse stata ammazzata da un poliziotto, poi, ci sarebbero stati presidi democratici e attese di risarcimenti milionari. Invece si chiamava Monica Esposito e di lei pochi giornali hanno scritto, poco si sono interessati i telegiornali. Del resto, ha un triplo torto: essere italiana, essere madre di tre figli e avere avuto l’ardire di passeggiare insieme al marito Angelo, 55 anni come lei ferito nell’attentato, quel 16 maggio in via Emilia centro a Modena.
È la vittima di un atto terroristico che non si può chiamare così perché di mezzo c’è un italo-marocchino, Salim El Koudri, che a tutto concedere «è matto, ma forse ha fatto solo una bravata».
Che abbia ammazzato Monica (la famiglia ha donato gli organi) spirata dopo un’agonia di 66 giorni, che abbia ferito altre sette persone di cui tre sono ancora in ospedale in gravi condizioni, non deve fare fatto. Sergio Mattarella, il giorno dopo la strage perpetrata da questo italiano di seconda generazione, era andato a Modena con Giorgia Meloni a visitare i feriti ma ieri, forse perché era il genetliaco del signor presidente, neppure una parola di cordoglio per la famiglia. Del resto Monica niente altro è che la vittima di un incidente stradale. O almeno così ci provano a far passare quello che invece, a tutta prima, è un attentato di matrice islamista nonostante il sindaco Pd di Modena, Massimo Mezzetti, che come il suo collega di carica e di partito a Bologna, Matteo Lepore, ha una sfrenata simpatia per i pro Pal abbia detto subito «non è terrorismo» imitato anche dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi.
Ci sarebbe un’inchiesta in corso che però va piano e non si sa se porta lontano mentre El Koudri medita un po’ sulla Bibbia un po’ sul Corano in una cella del carcere mandamentale di Modena. Monica è doppiamente vittima: della strage perpetrata dal «bravo» italo-marocchino laureato in scienze aziendali, ma un po’ giù di testa – così vogliono che lo si racconti – e dell’indifferenza. Al punto che ieri il presidente della Regione Emilia-Romagna, anche lui Pd anzi, come i due sindaci, di stretta osservanza Elly Schlein, Michele de Pascale, ha sbagliato vittima. Per lui non è morta la signora Esposito, ma una turista tedesca di 69 anni che in effetti è stata travolta dalla C-3 usta come strumento di morte da El Koudri. Solo che dopo un difficilissimo intervento chirurgico – ha subito l’amputazione delle gambe -, la donna è stata trasportata in Germania il 21 maggio.
Ma per De Pascale, Monica Esposito è un fantasma, così il solerte presidente della Regione ha scritto una lettera di cordoglio a Thomas Bagger, ambasciatore tedesco in Italia, in cui si legge: «Una terribile notizia ci riempie di tristezza. Tutta la regione Emilia-Romagna si stringe attorno alla famiglia in questo momento di profondo dolore. È il cordoglio espresso dal presidente Michele De Pascale a nome dell’intera giunta per la donna tedesca di 55 anni investita nel corso dell’attentato a Modena lo scorso 16 maggio e deceduta questa mattina». Il presidente, poi, elogia i sanitari che hanno fatto di tutto per salvarla, ma non si accorge di avere fatto una doppia gaffe: ha sbagliato vittima e ha «confessato» una verità che nessuno vuole dire: El Koudri è autore di un attentato. Ufficialmente l’inchiesta aperta dalla Procura di Modena e condotta dal procuratore capo Luca Masini e dalla sostituta procuratrice Elena Amodeo non ha mai messo in campo questa ipotesi.
L’unica novità è che, dopo il decesso della signora Esposito, è cambiato il capo d’imputazione a carico dell’italo-marocchino: da strage e lesioni personali, ora è imputato di strage e omicidio. Teoricamente è un’accusa da ergastolo ma forse, visto che Monica è stata travolta con l’auto, lo faranno passare come omicidio stradale? Del resto, la comunità marocchina di Ravarino, dove viveva El Koudri, e di Nonantola dove risiede la famiglia Esposito, a domanda su cosa sia successo a Modena, ha risposto: «È stato solo un’incidente». E questa è la linea difensiva dell’avvocato Fausto Gianelli osservatore internazionale in Palestina e oppositore del governo sull’immigrazione che punta anche sulla perizia psichiatrica, cominciata il 14 luglio, su El Koudri per farlo passare da matto. L’italo-marocchino aveva già una diagnosi di disturbo mentale rilasciata a Castelfranco Emilia due anni fa, ma ora i periti devono stabilire se, all’atto della strage, fosse capace di intendere e di volere, circostanza che il gip, quando ha convalidato l’arresto, ha dato per assodata. Entro il 2 ottobre si sapranno gli esiti della perizia.
Va tutto molto a rilento. Nulla si sa degli accertamenti sui telefonini, il tablet e sui molti appunti in arabo trovati in casa dello stragista (presunto). C’è stato il sequestro anche di un ‘altro computer che El Koudri aveva in uso e hanno interrogato la ristretta cerchia di conoscenti del trentunenne nato nella bergamasca da genitori di Casablanca. Ma il clima è quello manzoniano dell’incontro tra il Conte Zio e il padre provinciale dei francescani; «sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire».
I giornaloni si sono adeguati. Strillano in prima pagine la morte di Fakir (l’uomo deceduto a Bologna dopo un controllo di polizia) mandano i filmati del suo arresto, ma della morte di Monica Esposito che potrebbe essere vittima di un attentato di matrice islamista neppure una riga. Con l’eccezione di un paio di testate, tra cui la nostra, perché, come hanno gridato a Bologna, su Fakir vogliamo conoscere tutta la verità.
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