esposito giornalista ucciso eboli
Luigi Esposito, detto Luca, giornalista di 53 anni, trovato morto nel Salernitano (Ansa)

È un tunisino clandestino e senza fissa dimora di 26 anni l’assassino – reo confesso – del giornalista e opinionista televisivo cinquantatreenne Luigi «Luca» Esposito, trovato carbonizzato a Eboli, nel Salernitano il 19 luglio scorso. L’uomo, Ridha Rahmouni, era arrivato in Italia attraverso uno sbarco a Lampedusa ed era stato identificato con un alias; su di lui pendeva anche un obbligo di rimpatrio.

Nel dettaglio, il tunisino era stato sottoposto a rilievo segnaletico il 13 agosto 2023 presso il centro di permanenza temporanea di Lampedusa e poi, il 16 ottobre successivo dalla questura di Savona. Il 13 dicembre 2024 la questura di Salerno gli ha negato il permesso di soggiorno.

Con un altro alias risulta a suo carico una denuncia per occupazione abusiva di una casa ad Altavilla Silentina, nel Salernitano, ed è stato fotosegnalato dai carabinieri di Eboli. Quello di ieri è quindi stato un epilogo inaspettato per la vicenda, che da subito aveva attirato l’attenzione di tutti i media nazionali in virtù della professione della vittima, che rievocava drammatici episodi del passato. Salvo poi, alla luce degli sviluppi, trovarsi davanti a uno scenario scomodo, che rilancia ancora una volta il problema, spesso ignorato dal mondo dell’informazione, dei clandestini che vivono in Italia in situazioni di illegalità e degrado.

Dopo la notizia dell’arresto il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini ha commentato così: «Adesso che vada in carcere al suo Paese, non qui a spese degli italiani». Del resto la pista professionale legata al ruolo di cronista era stata subito scartata dagli inquirenti, che si erano concentrati su alcuni aspetti misteriosi della vita dell’uomo che vantava pubblicamente alcune attività lavorative parallele al giornalismo che si sono rivelate inesistenti. Poi le analisi delle ultime ore di vita di Esposito hanno condotto gli inquirenti a quello che ieri in una dichiarazione al Tg1 il procuratore di Salerno, Raffaele Cantone, ha definito una figura che «fa parte del mondo dei cosiddetti fantasmi, si sa che ci sono, ma non si sa dove sono, in un contesto difficilissimo da individuare».

Le indagini dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Salerno hanno portato al ventiseienne, identificandolo come persona certamente presente sul luogo dell’omicidio grazie all’impronta trovata sull’auto di Esposito, che era abbandonata vicino al corpo, ai molti contatti telefonici emersi dai tabulati fra lui e il giornalista, e alla verifica delle celle telefoniche agganciate dai loro telefonini.

Una volta ottenuti i primi risultati dell’esame autoptico che avevano confermato la morte violenta del cronista sportivo, è stato disposto l’immediato rintraccio del tunisino, incensurato ma noto alle forze di polizia per un precedente controllo in un casolare abbandonato della zona e del quale i carabinieri avevano, però, le foto segnaletiche. Poi, ieri notte, il blitz in un casolare abbandonato non lontano dal luogo dove era stato ritrovato il cadavere, condotto dai carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Salerno. All’intervento hanno preso parte anche i militari del Reparto indagini tecniche del Ros e lo Squadrone cacciatori di Puglia. Secondo quanto emerso dopo il fermo, il tunisino avrebbe ucciso la vittima al termine di una lite colpendola violentemente e più volte, tanto da procuragli fratture anche in diverse parti del corpo, ma non tali da ucciderla.

Il cinquantatreenne infatti era ancora vivo quando il suo assassino gli ha dato fuoco usando materiale plastico, una coperta e sterpaglie. I due, spiega la Procura di Salerno, si conoscevano da qualche tempo e anche sabato si erano sentiti e poi incontrati prima della lite nata per quelle che gli inquirenti definiscono «varie ragioni». Dopo la confessione il tunisino, che aveva con sé il cellulare e una carta di pagamento della vittima, è stato trasferito nella casa circondariale di Salerno in attesa della convalida del fermo da parte del gip.

Le indagini però non sono finite e gli inquirenti puntano a fare chiarezza su alcuni aspetti della vita di Esposito, originario di Nocera, una cittadina dell’Agro, che viveva nella Valle dell’Irno e che ai colleghi giornalisti aveva detto di essere un dipendente dell’Arpac, – l’Agenzia regionale di protezione ambientale – impegnato in frequenti ispezioni anche in aziende zootecniche della zona. Rapporto di lavoro smentito dalla stessa Arpac, come anche l’Ordine dei biologi della Campania ha ribadito che Esposito non risultava tra i suoi iscritti. Smentita pure l’esistenza di una moglie di cui l’uomo aveva parlato con molte persone. Aspetti opachi, che hanno spinto Pasquale Quaranta, giornalista della Stampa, autoproclamato «primo diversity editor d’Italia», ad accusare: «Raccontare un delitto significa cercare il movente. Non fare outing alla vittima», alludendo in modo inspiegabile a possibili aspetti del rapporto tra la vittima e il suo assassino sui quali nessun cronista si è espresso.

Anche il legale delle sorelle dell’uomo, Annalisa Califano, ha chiesto «con forza che le indagini vadano avanti per chiarire tutti i punti ancora oscuri di questa agghiacciante vicenda: il movente, le modalità e se ci sono altre responsabilità».

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