Prime certezze dall’autopsia su Fakir. Tracce di cocaina, assenza di fratture
Ansa

Potrebbero servire fino a 90 giorni per conoscere i risultati definitivi dell’autopsia (iniziata ieri mattina verso le 11 e conclusa verso le 17) di Abderrahim Fakir, l’uomo di 42 anni morto il 19 luglio in via Svevo al Pilastro, quartiere popolare di Bologna.

Epoca della morte, cause e analisi degli eventuali mezzi di contenimento a cui è ricorsa la polizia nel corso dell’intervento, come forza fisica e uso di spray al peperoncino: sono alcuni dei quesiti a cui dovranno rispondere gli specialisti nominati dalla Procura di Bologna per eseguire l’autopsia sul corpo di Fakir. I professionisti dovranno, inoltre, verificare e valutare la presenza di lesioni ossee interne o superficiali, anche alla luce dei contributi multimediali (video) che gli inquirenti hanno acquisito in questi giorni. Inoltre gli esperti dovranno accertare la presenza di pregresse patologie cardiache o di altra natura, compresi disturbi di natura psichica. Verrà, infatti, esaminata tutta la storia clinica di Fakir, acquisendo eventuali cartelle sanitarie presso strutture pubbliche o private.

Gli specialisti dovranno esaminare la Tac ossea (eseguita il 22 luglio e depositata il giorno successivo), dalla quale, secondo le prime indiscrezioni, sarebbe emerso che i polmoni dell’uomo erano pieni di sangue. E i punti dirimenti sono proprio la presenza di sangue vivo nei polmoni e schiacciamento. Sarebbero questi, a quanto si apprende da diverse fonti, alcuni degli elementi emersi dall’autopsia. Resta da stabilire, in futuro, se lo schiacciamento sia dovuto a eventuale, eccessivo utilizzo della forza quando l’uomo era in vita oppure sia sopravvenuto «post mortem» per le manovre rianimatorie. Allo stesso modo resta da stabilire se la presenza di sangue nei polmoni sia dovuta all’eventuale utilizzo di cocaina da parte di Fakir (della quale, secondo nostre fonti, sono state rinvenute tracce, che starà agli esami tossicologici completi quantificare in modo preciso) o a una eccessiva compressione.

Per approfondire le cause della morte sarebbero, poi, previsti ulteriori approfondimenti sul cuore e sul cervello dell’uomo, prelevati a tale scopo. Sempre secondo quanto risulta alla Verità, durante gli esami, anche se sono stati rilevati segni di compressione sulla schiena (verosimilmente legati all’immobilizzazione a terra), non è stata invece riscontrata alcuna frattura alla gabbia toracica. I professionisti incaricati dell’autopsia dovranno, inoltre, effettuare prelievi e accertamenti istologici e tossicologici: con valutazione della natura e concentrazione delle sostanze esogene tra cui, come detto, stupefacenti, sostanze farmacologiche e sostanze oleose eventualmente rinvenute sulla salma e sugli indumenti del quarantaduenne. La Squadra mobile della polizia di Bologna ha perquisito la casa in cui viveva Fakir. Secondo quanto appreso, sono stati sequestrati pc e cellulari ed è stata acquisita la testimonianza del cugino che viveva con lui. Non è stata trovata, qui, alcuna sostanza stupefacente.

Stando ai i primi accertamenti investigativi, inoltre, Fakir, dopo l’accesso al pronto soccorso all’ospedale Maggiore di Bologna del 20 giugno, per un problema di tipo psichiatrico, era stato indirizzato al Centro di salute mentale (Csm), dove si era presentato nei giorni successivi e dove fu visitato dal personale sanitario e gli fu fatta una prima diagnosi e confermata una terapia farmacologica. All’uomo sarebbe, poi, stato dato un appuntamento per un secondo incontro per i primi giorni di agosto, per proseguire il percorso terapeutico. Una circostanza che rafforza l’ipotesi che le frasi sconnesse gridate dall’uomo prima e durante l’intervento degli agenti fossero legate al suo stato di salute.

Intanto, in attesa dei risultati dell’autopsia, il difensore dei due agenti coinvolti, l’avvocato bolognese Gabriele Bordoni, che ha ribadito di essere «convinto che il loro operato sia immune da censure», ha commentato così le indiscrezioni sui primi esami: «So che c’è stata questa Tac ieri, ma non ne so nulla dei risultati, aspetto che me lo dicano i consulenti perché fra i vari quesiti ci sarà anche l’analisi di questo tracciato, quindi aspettiamo che siano delle persone qualificate a dare delle risposte». Il legale ha precisato che «gli agenti hanno chiamato due volte la centrale e chiesto l’intervento dell’automedica. Le registrazioni daranno conferma che per due volte hanno chiesto l’automedica». La precisazione di Bordoni contrasta, però, con le dichiarazioni con cui la Ausl di Bologna ha smentito quanto «riportato da alcuni organi di informazione», cioè «che le forze dell’ordine avrebbero richiesto alla centrale operativa del 118 l’invio di un’automedica e che tale richiesta non avrebbe trovato riscontro per indisponibilità del mezzo». «Gli elementi documentali attualmente in possesso dell’Azienda, comprese le registrazioni delle chiamate e la documentazione della centrale operativa 118», rimarca la Ausl, «non confermano tale ricostruzione».

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