nigeriano violento
(Ansa)

La Protezione umanitaria trasformata in licenza di delinquere. Era già accaduto in passato con immigrati che una volta ottenuto lo status di rifugiati politici si erano distinti nel commettere ogni tipo di reato. Ricordate quello straniero che, accolto per motivi umanitari, ringraziò violentando brutalmente una ragazza sulla spiaggia di Rimini? La storia che vi stiamo per raccontare, se possibile, è anche peggio, in quanto l’extracomunitario protagonista del pestaggio di due passanti in piazza della Frutta a Padova è riuscito a mettere insieme un campionario di violenze che comprende quasi tutto il codice penale. E nonostante ciò, grazie allo status di rifugiato in fuga non si sa bene da che cosa, nessuno lo riesce a mettere in galera buttando la chiave, ma neppure è consentito rimandarlo da dove è arrivato, cioè in Africa.

Stiamo parlando di un trentaquattrenne nigeriano giunto in Italia molti anni fa, che già nel 2014, dopo essersi proclamato vittima di persecuzioni, venne arrestato per spaccio di droga e condannato a quattro mesi di carcere. Dopo quel primo episodio, il rifugiato politico è riuscito a collezionare a Genova una denuncia per porto d’armi e oggetti atti a offendere, una per danneggiamento di veicoli all’esterno della stazione di Ventimiglia, un’altra per tentato furto in abitazione sempre in Liguria, mentre a Roma è stato arrestato per violenza sessuale.

Non è finita: pochi mesi dopo, sempre nella capitale, altro intervento delle forze dell’ordine per percosse e violenza privata nei confronti di alcuni dipendenti di un fast food vicino alla stazione Termini. Non contento, l’immigrato bisognoso di protezione internazionale ha aggredito l’autista di un autobus e, già che c’era, perfino i poliziotti intervenuti per arrestarlo. Pensate che il curriculum criminale a questo punto sia sufficiente per spedirlo a casa sua senza biglietto di ritorno? Sbagliate, perché nessuno è riuscito a liberarsi del soggetto in questione. Dopo aver dato prova della sua abilità pugilistica con gli agenti sia in Liguria che nel Lazio, il campione di arti marziali spacciatosi per profugo si è spostato a Bologna, dove si è distinto nell’aggredire un controllore che su un treno gli aveva chiesto il biglietto. Un cumulo di denunce che, nel caso si trattasse di un italiano consentirebbe di mettere al gabbio chiunque o, nel caso si ritenesse il soggetto affetto da disturbi mentali, quantomeno di disporre un trattamento sanitario obbligatorio.

Invece no, ecco il nostro eroe pronto per un’altra prodezza. Tornato a Roma a metà giugno scorso, il rifugiato politico ha tentato di rubare il telefonino a un turista, sferrandogli un pugno. Una volta ammanettato, è stato allontanato dalla capitale ed è approdato a Padova dove, appunto, si è distinto prendendo a pugni i passanti. Pensate che almeno questa volta qualcuno abbia deciso di metterlo dietro alle sbarre affinché smettesse di fare danni e di aggredire le persone? Sbagliato. Credete che qualcuno abbia deciso di imbarcarlo su un aereo per rispedirlo al più presto in Africa? Anche qui cadete in errore. Il questore di Padova, dopo l’ennesima aggressione, ha firmato un foglio di via obbligatorio, con divieto di ritornare a Padova nei prossimi quattro anni. In pratica, dopo Genova, Ventimiglia, Roma, Bologna e Padova, il problema è stato spostato.

Immagino che il profugo in fuga dalle carceri del proprio Paese, si farà presto notare in qualche altra città, Milano, Torino o Napoli, e presto sentiremo di nuovo parlare di lui. O meglio, ne sentiranno parlare le vittime delle sue aggressioni e delle sue violenze. E chi dovranno ringraziare se non una legislazione folle, una magistratura da rinchiudere e un’opposizione da interdire? Se il governo decide l’espulsione immediata è fascista e non rispetta il diritto internazionale. Ma se un immigrato è un delinquente credete davvero che gli si debbano riconoscere tutti i privilegi che garantisce una democrazia? So che ci sarà chi invocherà la Costituzione, ma per i banditi le garanzie andrebbero sospese.

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