È un numero al quale si arriva incrociando i dati d’intelligence e delle forze dell’ordine – non sempre completi e non sempre aggiornati – resi disponibili da alcuni Paesi. Germania, Francia e Regno Unito in primis.
Ieri, l’Ufficio federale di polizia criminale tedesco (Bka) ha comunicato che, sul territorio nazionale, ci sono 410 soggetti pericolosi vicini ad ambienti del fondamentalismo musulmano. La magnitudine del fenomeno del radicalismo, però, è ben più grossa: secondo l’Ufficio federale per la protezione della Costituzione, il servizio segreto interno, sono almeno 28.000 gli estremisti che possono essere fatti rientrare nella categoria Gefährder, cioè «potenziale minaccia per la sicurezza». Si tratta di individui che potrebbero compiere attentati; le poche centinaia citate dal Bka rappresenterebbero, dunque, la frazione più minacciosa, un sottoinsieme di militanti che risulterebbero più pronti all’azione, o che già starebbero pianificando qualche attacco.
In Francia, è il Fichier des signalements pour la prévention de la radicalisation à caractère terroriste a raccogliere l’elenco dei possibili jihadisti. Gli schedati con la «Fiche S», l’indicatore riservato a chi rappresenta un serio pericolo per l’incolumità dei cittadini, per i loro legami con l’estremismo islamico, sono diverse migliaia. I segnalati sono arrivati fino a quota 20.000; tra i 5.000 e gli 8.000, secondo le stime più recenti (2023), sono rimasti sotto sorveglianza attiva. Una parte continua a essere monitorata anche dopo l’eventuale rimpatrio; in più, gli 007 cercano di seguire gli spostamenti dei foreign fighters, che potrebbero introdursi nel Paese per creare cellule terroristiche, o per colpire direttamente degli obiettivi. È tristemente noto, però, che spesso le autorità transalpine sono state incapaci di prevenire le violenze dei soggetti sui quali, in teoria, doveva essere mantenuta la più stretta vigilanza. La Francia, peraltro, ha un problema di permeabilità alle infiltrazioni della Fratellanza musulmana. L’organizzazione, come aveva rivelato un rapporto di maggio 2025, controlla 139 luoghi di culto, mentre altri 68 sono a essa affiliati: è il 7% del totale delle moschee nazionali. In più, sono riconducibili alla Federazione dei musulmani di Francia, la branca transalpina della Fratellanza, 280 associazioni nel campo dello sport, dell’educazione e persino della beneficenza, insieme a ben 21 scuole. Non è un caso se i sondaggi hanno scattato una fotografia inquietante della società: lo scorso novembre, l’Institut français d’opinion publique aveva rivelato che il 46% dei musulmani francesi supportava l’adozione della sharia, percentuale divisa tra un 31% di sostenitori di una sua applicazione parziale e un 15% di fedeli convinti che la legge islamica andasse imposta integralmente. In ogni caso, il 57% dei maomettani al di là delle Alpi riteneva che le regole religiose avessero la precedenza sull’ordinamento giuridico nazionale. Un terzo del campione (33%) aveva pure espresso simpatia per i movimenti islamisti.
informazioni condivise
Per quanto riguarda il Regno Unito, l’MI5, il servizio interno, tiene d’occhio, in qualità di «soggetti d’interesse», circa 43.000 persone. Almeno i due terzi sono potenziali terroristi musulmani.
Già solo sommando gli archivi di Berlino, Londra e Parigi, si arriva intorno ai 64.000 individui che potrebbero maturare propositi violenti: da quando procurarsi armi ed esplosivi è diventato più complicato e la radicalizzazione ha acquisito la forma del «fai da te», il rischio è soprattutto che qualcuno si lanci con un van sulla folla, o inizi ad accoltellare a caso i passanti.
Per gli altri Stati del Vecchio continente, i conteggi non sono altrettanto trasparenti. E non esiste una banca dati centralizzata, benché l’Europol abbia assicurato che, in caso di minaccia transfrontaliera, almeno i membri dell’Ue condividono rapidamente tra loro le informazioni necessarie. Si sa, comunque, che in Belgio, al mese di luglio 2026, figurano 446 voci nel database sull’estremismo islamico allestito dall’Unità di coordinamento per l’analisi delle minacce. Se le cifre fossero simili negli altri principali Paesi membri dell’Ue (tipo Spagna e Italia, che non pubblica statistiche ufficiali), si arriverebbe facilmente al totale di 80.000. E con ogni probabilità, sarebbe una stima per difetto.
È quello che capita quando spalanchi i confini: ti metti i nemici in casa.
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