Sarebbe da dire; Pedro, Pedro, Pè, spiegaci questa: perché mantieni dei possedimenti coloniali in Marocco? Il premier spagnolo cerca di menare scandalo perché Giorgia Meloni sospende Schengen (lo sa l’inquilino della Moncloa assediato dalla corruzione che già adesso se uno spagnolo di Ceuta o Melilla – colonie spagnole da mezzo millennio mai restituite al Marocco – vuol venire in Europa, Madrid compresa, deve mostrare il passaporto perché le due exclave iberiche sono da sempre osservate speciali nel trattato?) ha preso una botta negli stinchi da Mario Balotelli.
L’ex goleador della Nazionale italiana ha colpito dritto per dritto e giustamente. Sul suo profilo Instagram ha pubblicato una storia che è come i suoi tiri: una rasoiata. Scrive: «Ceuta? Di sangue o su carta. Italia agli italiani, Europa agli Europei e Africa agli africani». Non è un’idea nuova, ma è attualissima. Supermario si è sempre battuto contro il razzismo, senza cedere mai al politicamente corretto. Il suo è un appello che di certo non fa il gioco di Pedro Sánchez. La storia che ha postato è drammatica: sfondo nero, il suo inconfondibile profilo e poi quelle poche parole: durissime. Oggi Mario che è cittadino italiano nato da un papà e una mamma del Ghana a Palermo poi adottato dai genitori bresciani (la mamma adottiva, Silvia, è figlia di ebrei sopravvissuti alla Shoah ed è diventata famosa nel 2012 perché Mario, dopo aver segnato il gol decisivo nel 2012 agli Europei, dove si laureò capocannoniere, contro la Germania, corse ad abbracciarla) gioca ora negli Emirati Arabi con l’Al Ittifaq, ma resta un simbolo del calcio azzurro. Ha sempre detto: «Sono italiano, mi sento italiano, giocherò sempre con la Nazionale italiana».
Una volta, quando vestiva la maglia del Milan di cui il leader della Lega è tifosissimo, commentò: «Matteo Salvini su alcuni argomenti dice anche cose giuste» e in quel caso si trattava di rivedere la legge sulla cittadinanza. Su un fronte, però, Balotelli non ha mai abbandonato l’impegno: la difesa dell’infanzia. Lui ha patito su sé stesso l’abbandono: la sua famiglia di origine, dopo una serie di interventi chirurgici che il calciatore ha subito in tenerissima età, fece di tutto per renderlo adottabile. Da qui il suo impegno per i bambini (lui ha due figli avuti da due diverse compagne) e nel 2019, partecipando a una campagna in favore delle adozioni, scrisse ciò che ieri ha ripetuto: «Una semplice riflessione per voi, politica di tutto il mondo: non pensate che, se non aveste messo prima e tuttora le mani sulle ricchezze delle Africa, non ci sarebbe mai stata nessuna immigrazione dal continente? L’Africa è il continente più potente e ricco del pianeta: perché lo lasciano? Guerre? Malattie? Ignoranza? No! Povertà? E come fa l’Africa a essere povera essendo il continente più ricco del pianeta? Esatto! La risposta la sanno tutti, ma conviene tacere e far finta di niente, vero? Nel mio Paese nativo, l’Italia, si sente spesso dire: “L’Italia agli italiani”. E sarebbe anche giusto se l’Africa fosse degli africani». È una frase che, con tutto il suo buonismo di bandiera, col milione di immigrati irregolari che ha detto di voler normalizzare, con le prediche all’Italia, il socialistissimo Pedro Sánchez non ha mai pronunciato. Anzi, è stato l’ennesimo tentativo di mettersi d’accordo sulla «pelle degli africani» ad aver scatenato la reazione del Marocco che pare avere incoraggiato l’invasione di Ceuta.
Il socialista Sánchez, che si vanta di avere il 75% di energia da fonti rinnovabili, è andato in Algeria a comprare gas. E giusto perché si sappia, nelle campagne di Almerìa, di Murcia, di Valencia lavorano dai 300.000 ai 500.00 africani pagati 30 euro a giornata. The Guardian ha documentato come nei campi di fragole (la Spagna è il primo esportatore di questo frutto con 400.000 tonnellate vendute) vengono reclutate con la compiacenza delle autorità marocchine «donne con bambini piccoli, che capiscono solo l’arabo e arrivano dai confini del deserto», ha raccontato Alicia Navascues del gruppo Mujeres 24, «costrette a vivere nei container e piegate per 12-14 ore al giorno nei campi con temperature che vanno oltre i 40 gradi». L’associazione Terra che ha lanciato una campagna europea contro il caporalato nella sua indagine in Spagna sostiene che «abbiamo indagato cosa succede a Murcia e a Huelva, dove lo sfruttamento agricolo ha una forte connotazione di genere, ossia riguarda lavoratrici, perlopiù provenienti dal Marocco». Anche stavolta Mario Balotelli ha fatto gol.
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