La Lega prova a dettare la linea sull’immigrazione. Il premier Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani si muovono nella stessa direzione, ma allo stesso tempo blindano il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. È dentro questo gioco tutto interno alla maggioranza che va letta l’ultima uscita di Alessandro Morelli, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, che ha rilanciato il ritorno di Matteo Salvini al Viminale.
Morelli ha auspicato che dal raduno di Pontida del prossimo 20 settembre arrivi un’indicazione in favore del ritorno del segretario leghista al ministero dell’Interno. L’uscita non è casuale. Era già emersa al congresso dello scorso anno e il federale l’ha ribadita più volte. La Lega ritiene che serva un politico in quella posizione, per affrontare la crisi migratoria ma anche le recenti proteste No Tav, con un autunno che si preannuncia molto caldo. Ma al ministero siede Matteo Piantedosi e chiederne oggi la sostituzione significa riaprire uno dei dossier più delicati negli equilibri del governo.
La mossa si intreccia con l’emergenza migratoria di Ceuta, enclave spagnola in territorio marocchino, e con la richiesta italiana di intervenire su Schengen. La Lega rivendica di essere stata la prima forza di governo in Europa a lanciare la proposta. Poco dopo è arrivata la presa di posizione di Tajani, seguita da quella della presidente del Consiglio. La sequenza è stata notata anche da Euractiv (sito d’informazione specializzato negli affari europei), che ha raccontato come l’iniziativa partita dall’Italia abbia rapidamente alimentato il dibattito europeo, raccogliendo aperture anche in Finlandia, Austria e tra le destre francesi.
Nel Carroccio, però, non è passato inosservato un dettaglio. Sia Tajani sia Meloni hanno voluto citare espressamente Piantedosi. Il ministro degli Esteri gli ha rinnovato la propria fiducia, mentre la premier ha sottolineato di essersi confrontata con lui prima di annunciare possibili misure straordinarie. In via Bellerio leggono queste dichiarazioni come una risposta preventiva all’offensiva per riportare Salvini al Viminale. Gli alleati adottano la linea del segretario della Lega, ma contemporaneamente difendono il ministro che dovrebbe cedergli il posto.
Del resto, Morelli ha scelto una posizione meno scontata anche sul Safe, il programma europeo di prestiti per la difesa. Il sottosegretario ha spiegato di non essere contrario, chiedendo però di conoscere il costo degli interessi applicati all’Italia. La precisazione arriva dopo le tensioni provocate dall’annuncio di Tajani sull’utilizzo di 14,9 miliardi di euro. Il leader di Forza Italia ha poi corretto il tiro, spiegando che la cifra era stata soltanto prenotata e che il governo avrebbe potuto impiegarne una parte molto più contenuta.
La Lega era intervenuta da subito per ricordare che nessuna decisione definitiva fosse stata presa e che l’ultima parola sarebbe spettata al Parlamento. Il senatore Claudio Borghi aveva ridimensionato l’annuncio di Tajani, definendo la prenotazione dei fondi una semplice manifestazione d’interesse e respingendo l’idea che l’Italia avesse già scelto di utilizzare l’intera somma.
Morelli si muove sulla stessa linea di Borghi. La prenotazione dei fondi Safe non rappresenta ancora una decisione definitiva e, prima di procedere, occorrerà valutarne condizioni, interessi e convenienza per l’Italia. Borghi insiste sul passaggio parlamentare, mentre il sottosegretario pone l’accento sul confronto con il costo del debito italiano.
Le tensioni riguardano anche Forza Italia e Fratelli d’Italia. Sulle intercettazioni gli azzurri hanno contestato l’emendamento sostenuto da Fdi, poi decaduto con la fiducia sul decreto Giustizia. Un altro fronte è quello della legge elettorale, con Forza Italia e lo stesso Carroccio ancora prudenti sul ritorno delle preferenze.
Contrasti, infine, si sono verificati anche sul riconoscimento facciale. Le maggiori garanzie chieste dalla deputata azzurra Cristina Rossello sull’utilizzo dei dati biometrici hanno provocato il rinvio del voto e il malumore di Fratelli d’Italia.
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