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Antonio Tajani (Ansa)

Durante la tradizionale cerimonia del Ventaglio a Palazzo Madama con l’Associazione stampa parlamentare, il presidente del Senato, Ignazio La Russa, fa una battuta che mette un po’ in apprensione gli alleati. «Un buon segno che siamo arrivati al quarto Ventaglio, non so se ci sarà il quinto ma già quattro è un buon record. Poi magari arriva anche il quinto, chi lo sa». Chiara l’allusione a una possibile fine anticipata della legislatura.

La Russa non le risparmia a nessuno. Parla di tutto, dalla legge elettorale (che a settembre verrà licenziata anche al Senato) all’impunibilità per i minorenni, dal Quirinale al prossimo sindaco di Milano, dal Safe al costo dei carburanti.

«Le preferenze hanno dei pro e dei contro. La cosa strana è che noi le manteniamo dove i contro superano i pro. Per esempio, nei consigli comunali dove con 300 voti puoi fare eleggere un assessore. Poi quando le platee sono più grandi non mettiamo le preferenze, se non per il Parlamento europeo». La Russa crede che la formula trovata sia una «mediazione democratica». Sul Safe nessuno scandalo. «Non vedo nessun dramma, ma una normale procedura che può darsi non porti all’utilizzo massiccio di questo fondo». Sul delicato dossier Quirinale si domanda: «Perché un presidente della Repubblica di destra deve essere un tabù? Non c’è nessuna discussione sull’accettazione totale della Costituzione da parte di tutti degli esponenti di destra dal dopoguerra, oggi maggiormente».

Sul costo della benzina il presidente del Senato non ha dubbi. A chi chiede un intervento generalizzato fa notare che costerebbe allo Stato una montagna di soldi. «La strada giusta è la ricerca di sistemi che cerchino di aiutare chi viene più danneggiato». Sull’imputabilità dei minorenni ribadisce che spetta al magistrato decidere. «E se sul referendum qualcuno ha detto che c’era un attacco alla magistratura, gli stessi non possono dire che una norma come questa vada in direzione sbagliata. Che cosa comporta quella norma? Che spetta al magistrato, non alla Meloni o alla politica, capire se il minore è imputabile o meno».

Sulla candidatura a sindaco di Milano, poi, La Russa spiega che la sua mediazione è finita. «Spetterà alla Meloni, naturalmente con Salvini e Tajani, non ho detto Lupi perché non è degli interessati, scegliere. Ma voglio un impegno: che chiunque venga scelto, gli altri lo aiutino». La seconda carica dello Stato chiarisce di non aver abusato del suo ruolo. Qualcuno fece peggio, sorride. «Grasso fondò un partito, Fini fondò un partito, Casini fondò un partito, Fanfani faceva le riunioni di corrente a Palazzo Giustiniani». Sull’emendamento sulle intercettazioni La Russa crede che «al 99% deve essere dichiarato non proponibile e così, tranne quello zero uno che lascio per correttezza, avverrà». Infine, il capitolo Vannacci. «Dice di essere la vera destra. Io questa gara di chi è più destra non dico che la vinco a mani basse, perché sarei presuntuoso, ma dico che non esiste. Vannacci come generale ha il mio rispetto, però stia attento, perché porta male, veramente male, dichiararsi la vera destra». Il presidente del Senato dice poi di non essere «per niente d’accordo» con Vannacci che nega la necessità di un reato di femminicidio. «Non capire che davanti a un fenomeno eclatante come l’altissimo numero di donne uccise da chi dice di amarle, non basti richiamarsi alle leggi esistenti ma bisogna creare un reato tipico, oltre che una pena pesante, questo diventa un fatto di comunicazione, un messaggio. Non averlo capito è un errore clamoroso, anche perché non appartiene alla destra».

Le tensioni nel centrodestra sulla legge elettorale

Intanto nel centrodestra c’è maretta. Forza Italia ha ricominciato a marcare con maggiore decisione la propria identità. La Lega continua a presidiare temi sui quali punta a recuperare centralità.

Motivo di attrito sempre la legge elettorale. Il segretario di Forza Italia, Antonio Tajani, al termine della riunione dei senatori azzurri, chiede agli alleati «un incontro per conoscere prima le intenzioni» sull’emendamento sulle preferenze alla legge elettorale «in modo che non si debba ragionare successivamente ma prima di presentare l’emendamento. Chiediamo di vedere l’emendamento, ora non abbiamo contezza se lo presentano o no e com’è fatto. Quindi per ora non è un no, non è un sì. Se volete, è un ni. Vorremmo vedere come è l’emendamento, se è lo stesso della Camera, se è stato corretto o se possiamo correggerlo insieme e poi presentarlo. Siamo pronti in maniera positiva ad ascoltare le richieste di chi vuole inserire le preferenze, ma vogliamo anche fare in modo che alcune nostre richieste vengano accolte». Maurizio Gasparri ci scherza su: «Sulla legge elettorale l’estate porterà tutti a più miti consigli».

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