No Tav, Meloni e Piantedosi tra le macerie. «Ora i giudici facciano il massimo»
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni accompagnata dal ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, durante un sopralluogo in Val di Susa, dopo gli assalti No Tav di sabato ai cantieri della futura linea ferroviaria ad alta velocit‡, 27 luglio 2026 (Ansa)

Non sono Black bloc. O almeno non solo. Sono gli stessi attivisti no Tav a definirsi «responsabili» dei violenti scontri con la polizia dello scorso sabato in Val di Susa che hanno portato al ferimento di più di 120 agenti.

«Il racconto della maggior parte dei giornali e dei telegiornali è il solito, cioè “ci sono i valligiani che volevano manifestare tranquillamente, poi arrivano i black bloc”. Questa divisione è assolutamente falsa: se voi aveste visto il corteo che partiva di qua, sapreste che sono andati su in migliaia verso Chiomonte; quindi, quello che è successo là l’abbiamo fatto tutti, siamo tutti responsabili». Queste le dichiarazioni ufficiali rilasciate in una conferenza stampa indetta dal movimento No Tav a Venaus. In realtà è la sinistra a minimizzare e a dividere i violenti dagli attivisti continuando a evitare di prendere le distanze dai centri sociali.

Il problema invece appare molto chiaro all’esecutivo. Ieri mattina, infatti, negli stessi minuti in cui il segretario del Partito democratico, Elly Schlein, intervistata da Ludovica Ciriello a L’Aria che Tira (La7), trovava dopo due giorni le parole per prendere le distanze dai violenti «senza se e senza ma», il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, e il ministro degli Interno, Matteo Piantedosi, si trovavano già in Val di Susa per incontrare il personale delle forze dell’ordine impegnato nelle attività di vigilanza e sicurezza. Prima dell’arrivo, Meloni e Piantedosi hanno effettuato un sorvolo dell’area del cantiere. Ad attenderli sul posto, il capo della polizia, Vittorio Pisani, il questore di Torino, Massimo Gambino, e il prefetto del capoluogo piemontese, Donato Cafagna. Più tardi hanno anche incontrato in cantiere gli operai e i rappresentanti di Telt (Tunnel euralpin Lyon Turin, la società che sta procedendo con i cantieri dell’Alta velocità, ndr.).

«Uno Stato normale non può tollerare una cosa del genere», ha dichiarato il premier in un video diffuso sui social. «Questo non è dissenso, questa è violenza organizzata, premeditata e come tale deve essere trattata», assicura, ribadendo che il governo farà «tutto quello che può per assicurare queste persone alla giustizia e chiediamo anche a chi ne è responsabile, alla magistratura, a tutti gli inquirenti, di fare il massimo del lavoro. Siamo qui per dire che lo Stato c’è, che non intende indietreggiare». L’Associazione nazionale funzionari di polizia ha espresso «vivo apprezzamento per la visita della presidente del Consiglio e del ministro Matteo Piantedosi, al cantiere della Torino-Lione. La loro presenza costituisce un significativo riconoscimento dell’impegno, della professionalità e del sacrificio delle donne e degli uomini delle forze di polizia chiamati quotidianamente a tutelare la sicurezza del Paese, anche in contesti operativi caratterizzati da elevatissimi livelli di rischio». «Un importante segnale di attenzione istituzionale anche nei confronti del personale che, da anni, assicura senza soluzione di continuità la vigilanza dei cantieri della Torino-Lione, affrontando con equilibrio e senso dello Stato situazioni di straordinaria complessità», concludono. L’Anfp ha anche auspicato che «faccia seguito un costante impegno per garantire alle forze di polizia risorse, mezzi, tecnologie, dispositivi di protezione e strumenti sempre più adeguati ad affrontare fenomeni di violenza organizzata che richiedono capacità operative e livelli di sicurezza all’altezza delle nuove minacce».

Il governatore del Piemonte, Alberto Cirio, dopo aver sentito il premier al telefono, ha annunciato che la giunta regionale ha deciso di costituirsi formalmente parte civile nei procedimenti che seguiranno agli scontri. La prima stima dei danni diretti ai cantieri, fa sapere Cirio, «supera il milione di euro». Per Maurizio Bufalini, direttore generale Telt, «questo è il peggiore attacco subito sui nostri cantieri dal 2011 a oggi. È stata una giornata molto brutta». E aggiunge: «Noi non è che ci facciamo intimidire, siamo abituati purtroppo a questo genere di cose e faremo il più velocemente possibile per ricominciare nell’ottica di terminare i lavori e l’attivazione della linea per la fine del 2033 come previsto».

Contemporaneamente, la questura torinese ha ordinato controlli a tappeto sui manifestanti che hanno preso parte alla tre giorni del Festival dell’Alta felicità che si è chiuso domenica. Decine anche i posti di blocco alle strade d’accesso a Venaus e quelle che portano verso la Francia per fermate auto, moto, furgoni e camper. Scattano i primi fermi, circa 800 le persone che sono state identificate. Inoltre, quattro persone, tutte di nazionalità straniere, sono state fermate perché apparterrebbero ai cosiddetti Black bloc Il timore è che le pene per i responsabili potrebbero essere irrisorie. Per questo Francesco Filini, deputato Fdi e responsabile nazionale del programma di partito, ha annunciato che Fratelli d’Italia presenterà una proposta di legge che «punisca il vincolo associativo, anche se non stabile e gerarchico, purché coordinato». Perché «non è ammissibile che oggi i violenti che aggrediscono le forze dell’ordine e che devastano le nostre città o non siano perseguiti, o che lo siano con pene irrisorie. Questa è la conseguenza del fatto che a fronte di tali azioni non viene riconosciuto un vincolo associativo, dato che i protagonisti di tali violenze non rispondono ad associazioni stabili e gerarchiche. Ciò però non esclude che questi atti siano comunque frutto di un’organizzazione, anche se occasionale, e che quindi gli autori vadano puniti con la stessa determinazione di chi agisce per conto di organismi strutturati, con il reato di associazione a delinquere».

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