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Matteo Piantedosi e Matteo Salvini (Ansa)

Prima il traguardo, poi la staffetta. Il prossimo 4 settembre il governo di Giorgia Meloni diventerà il più longevo della Repubblica, oltre che il primo guidato da una donna. Ed è dopo quella soddisfazione di gruppo che il vicepremier Matteo Salvini potrebbe tornare al Viminale, con Matteo Piantedosi che a quel punto traslocherebbe alle Infrastrutture.

Un prefetto a guardia del Ponte sullo Stretto potrebbe non essere una cattiva idea ma, soprattutto, il capo della Lega agli Interni sarebbe una spinta alla campagna elettorale del Carroccio, anche per provare a ridimensionare la minaccia Roberto Vannacci. E poi sarebbe un risarcimento politico personale, dopo le vicissitudini giudiziarie patite da Salvini per l’impegno nella lotta all’immigrazione clandestina.

Le voci di un suo ritorno al Viminale circolano da mesi. Sempre smentite dai diretti interessati, con il leader della Lega attentissimo a concedere, al massimo, che «Decide Giorgia» e che lui è un «soldato», ma nelle ultime ore hanno ripreso a circolare non solo nella Lega. Prima, a frenare l’operazione, sono sempre stati due timori di Palazzo Chigi: la delicatezza di un passaggio istituzionale con il Quirinale e la possibile apertura di una discussione dai confini imprevedibili con due alleati di governo, ovvero Lega e Forza Italia, che appaiono divisi al proprio interno. Sostituire un ministro che non sia stato sfiduciato dal Parlamento e che non si dimetta spontaneamente (il premier può solo esercitare una pressione politica) apre un fronte con il presidente della Repubblica, che è colui che formalmente nomina i ministri. Meloni ha sempre temuto agguati, ma se Piantedosi accetta lo scambio con il collega i rischi sono ridotti al minimo.

La seconda questione si sta risolvendo grazie a Futuronazionale e ai suoi sondaggi strabilianti: ormai è l’intera coalizione di centrodestra a temere che Vannacci sia difficile da imbarcare e che il Carroccio abbia bisogno di essere aiutato a restare «in doppia cifra», come direbbe Salvini. Ed è chiaro a tutti che un Salvini al Viminale, in prima linea su sicurezza, immigrazione e difesa delle forze dell’ordine, possa portare a casa un buon risultato proprio sul terreno caro al suo ex vicesegretario. Inoltre, i superiori interessi della coalizione di centrodestra ad arginare l’ex comandante della Folgore sarebbero il miglior modo per spiegare anche allo stesso Piantedosi che la sostituzione non ha a che fare con il suo operato, ma con la necessità di mettere il tema della sicurezza a maggior profitto.

Infine, c’è il tema processi. Quando è stato ministro degli Interni nel primo esecutivo di Giuseppe Conte (dal primo giugno 2018 al 5 settembre 2019), Salvini è stato il bersaglio grosso di chi voleva far cadere il governo gialloverde. Accusato di rifiuto di atti d’ufficio e sequestro di persona aggravata per il caso della nave Open Arms, è stato assolto in primo grado a Palermo nel dicembre del 2024 e la Cassazione ha confermato il verdetto a dicembre 2025. Per il caso della nave Gregoretti, è stato assolto a maggio 2021, quando il gup ha concluso che non c’era stato alcun sequestro di migranti e che le decisioni del governo erano collegiali. Ma intanto Salvini, con tutte quelle accuse, il Viminale non l’ha più visto.

Ora il percorso della rivincita sembra più agevole. Il 4 settembre Giorgia Meloni scavalcherà anche Silvio Berlusconi e sarà il capo del governo più longevo di sempre. E il 20 settembre c’è Pontida. Quale occasione migliore, in quelle due settimane, per sancire la staffetta tra Viminale e Infrastrutture? Se dagli Interni non esce una parola, in compenso si è già messo all’opera Matteo Renzi, la cui attrazione per il mondo delle polizie è spasmodica. Ieri ha approfittato del question time sui trasporti per provare a stanare Salvini, sfottendolo sui «pendolari che sarebbero contenti se lei andasse agli Interni». Il capo della Lega, che aveva poi una cena con i suoi deputati, non c’è cascato.

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