La legge elettorale va in Senato ma l’opposizione grida al golpe
Il leader di Avs Angelo Bonelli (Ansa)

Sulla legge elettorale, arrivata in prima commissione Affari costituzionali del Senato, dopo il sì alla Camera, riprende la trattativa. Il nodo da sciogliere riguarda ovviamente le preferenze: riprovare a introdurle nella formulazione blanda, cioè tenendo bloccati i capilista, bocciata a Montecitorio con una spaccatura nel centrodestra, o rinunciare?

«Noi siamo da sempre favorevoli alle preferenze, infatti abbiamo votato qualsiasi emendamento che andasse in quel senso. Speriamo di riuscire a farcela al Senato», dice il responsabile organizzazione di FdI, Giovanni Donzelli.

Al termine della seduta dove è stato incardinato il provvedimento, è emerso che saranno 26 le audizioni in commissione al Senato. Le audizioni sono in numero ridotto rispetto alle 72 della Camera e dovrebbero iniziare già dalla prossima settimana. La commissione si riunirà nuovamente stamani alle 9 per stabilire le tempistiche. Infine, il termine per la presentazione degli emendamenti è fissato a domani alle 12.

Ma ovviamente alla sinistra non va bene, evidentemente poco avvezza a far decidere al Parlamento. Le opposizioni puntano a dilatare i tempi in commissione, chiedendo nuove audizioni, perché alla discussione in aula non si arrivi prima di settembre.

Il senatore Peppe De Cristofaro di Avs, al termine della riunione in commissione, sbraita: «È l’ennesima insopportabile forzatura dopo quelle che ci sono già state ed è evidente qual è l’obiettivo: siccome questa è una legge truffa, il governo la vuole approvare nella calura agostana quando gli italiani sono distratti da altro perché ovviamente una truffa approvata ad agosto si vede meno. Se occorre staremo qui tutto il mese di agosto a dire che si sta svilendo, mortificando e stravolgendo la democrazia di questo Paese».

Alessandra Maiorino, senatrice M5s, rincara la dose: «È già eccezionale che la legge approvata tra molte difficoltà il giovedì arrivi già il martedì in commissione e abbiamo chiesto con quale criterio si sono abbassate il numero delle audizioni da 72 alla Camera a 26 al Senato ma non ci è stata data risposta».

La risposta, invece, la dà proprio il presidente della commissione, Andrea De Priamo di Fdi: «Forzatura? Assolutamente no. Abbiamo accolto le istanze di un numero adeguato di audizioni, tenuto conto che ne sono state fatte tante alla Camera. Ripetere le audizioni già svolte non avrebbe molto senso. Non comprendo che polemiche ci possono essere sul fatto che si voglia iniziare a svolgere le audizioni. Opereremo nei tempi giusti ma senza bloccare i lavori della commissione e l’esame di altri procedimenti». E a stretto giro arrivano anche le rassicurazioni del presidente del Senato Ignazio La Russa: «Sui tempi ho garantito che non ci saranno eccessive accelerazioni, né di nessun genere. Se qualcuno ha immaginato – l’opposizione – che si potesse chiudere la legge prima delle delle ferie ho escluso che questo possa avvenire». Comunque il malessere resta diffuso. Difficile possa tradursi in ammutinamenti in aula, con il voto palese come è al Senato, ma potrebbero esserci delle assenze «strategiche», soprattutto tra i banchi di Forza Italia. Un’altra modifica allo studio, rispetto al testo licenziato dalla Camera, riguarderebbe la norma cosiddetta «anticespugli», approvata su proposta di Fi. Non contare i voti delle liste sotto la soglia del 3% ai fini del premio di maggioranza espone a rischio di incostituzionalità. La battaglia per cancellarla compatta i «piccoli» della minoranza: l’area centrista è ancora a caccia di una soluzione unitaria.

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