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Giorgia Meloni (Ansa)

«Quanto accaduto a Bologna è inaccettabile. Sul decesso di Abderrahim Fakir è doveroso che vengano accertate eventuali responsabilità con il massimo rigore. La verità va ricercata fino in fondo, senza pregiudizi e senza sconti per nessuno. Ma nulla può giustificare la violenza contro le forze dell’ordine». Così ha scritto ieri sui social il premier Giorgia Meloni, commentando gli episodi di violenza a Bologna nel corso della manifestazione di lunedì sera voluta dal sindaco Matteo Lepore.

«Chi ha scelto di usare questa vicenda come pretesto per mettere a ferro e fuoco la città, aggredire gli agenti e seminare violenza, mettendo a rischio anche l’incolumità di cittadini del tutto estranei ai disordini, non cercava la verità: cercava lo scontro», continua Meloni. «Alimentare un clima di odio e di delegittimazione verso un intero corpo dello Stato è un atto di grave irresponsabilità. Trasformare migliaia di donne e uomini in divisa in un bersaglio significa colpire chi ogni giorno serve l’Italia con professionalità, sacrificio e coraggio».

«Qualcuno non perde occasione per utilizzare la morte di una persona che, invece, non dovrebbe mai essere strumentalizzata. La politica dovrebbe esprimere il suo volto più nobile, soprattutto quando c’è di mezzo la vita delle persone. Convocare una manifestazione che sfocia in aggressioni alle forze dell’ordine rappresenta l’ennesima occasione per trasformare una tragedia in una polemica» ha commentato il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi.

Anche il vicepremier leghista Matteo Salvini ha accusato: «C’è qualcuno che sta alimentando odio e conflitto nei confronti di chi indossa una divisa. Invito la politica e le istituzioni a dividersi su tanti temi, ma a lasciar fuori dalla bagarre politica donne e uomini in divisa. Lasciamo che la magistratura faccia chiarezza, ma senza invocare le piazze per linciaggi mediatici che possono diventare pericolosissimi».

«Il sindaco di Bologna deve dimettersi. Chi appicca incendi poi deve risponderne», ha scritto su X il presidente dei deputati di Fdi, Galeazzo Bignami a cui ha fatto eco Stefano Cavedagna, eurodeputato Fdi: «È stato proprio il sindaco a invocare la piazza, scelta profondamente sbagliata perché nel momento in cui si chiede giustizia, si parte dal concetto che sia stata compiuta un’ingiustizia, finendo per colpevolizzare gli agenti».

«Il sindaco Lepore dice di credere nello Stato di diritto, ma lo Stato di diritto non lo si difende osservando inermi chi mette a ferro e fuoco la città aggredendo le forze dell’ordine. Saranno gli inquirenti a ricostruire i fatti, non le piazze, non i cortei e nemmeno i processi politici» ha detto Tommaso Foti, ministro emiliano-romagnolo di Fdi. 

Posizione simile di Simonetta Matone, deputata della Lega: «Come è possibile che a 24 ore dai fatti il Comune Bologna convochi una manifestazione di piazza, monopolizzata da estremisti, per chiedere verità e giustizia? Neanche il tempo di aprire le indagini. È la prova lampante che quelle stesse istituzioni non hanno fiducia nei pm e nella polizia».

«Gli scontri a Bologna hanno dimostrato, ancora una volta, che la vera violenza è a sinistra» ha affermato sui social il leader di Futuro nazionale Roberto Vannacci, «mi aspetto che Conte strilli come una cornacchia per i fatti di Bologna, che Boldrini chieda le dimissioni del sindaco Lepore e che Schlein espella dal Pd il suo assessore Lorenzo Pacini che vuole prendere i fucili contro la destra».

Non critica Lepore la senatrice Avs Ilaria Cucchi: «Non facciamo finta che Fakir sia morto perché se l’è cercata. E non preoccupiamoci del fatto che nel momento in cui rivendichiamo verità e giustizia potremmo essere accusati di essere il partito anti polizia. Vorrei ricordare a tutti che nel momento in cui rivendichiamo il rispetto dei diritti, noi ci battiamo anche per le forze dell’ordine. Non si strumentalizzi questa vicenda e si abbia il coraggio di assumersi ognuno le sue responsabilità».

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