Non solo l’istruttoria per la domanda di grazia per la condanna di Mario Roggero, il gioielliere di 72 anni di Grinzane Cavour, in provincia di Cuneo, che il 28 aprile 2021 uccise due rapinatori e ne ferì un terzo in seguito a un colpo nel suo negozio. Cresce infatti l’indignazione per la pena che gli è stata inflitta: 14 anni e 9 mesi di detenzione in via definitiva.
«Una battaglia di giustizia» invoca il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini, mentre il partito ribadisce le sue parole: «Oltre alla campagna a favore della grazia, il partito sta valutando ogni possibile iniziativa, nel pieno rispetto della legge, compresa l’eventuale candidatura di Roggero». Nel frattempo prosegue l’impegno del Carroccio nella raccolta fondi destinata ad aiutare il gioielliere nel pagamento dei risarcimenti disposti dalla sentenza. «Chi ha difeso il proprio lavoro e la propria vita non può essere lasciato solo».
Per Antonio Tajani, vicepremier e segretario di Forza Italia, «è giusto chiedere la grazia per un uomo che ha sbagliato, ma capire anche perché ha sbagliato. È sotto pressione, sotto violenza da tanti anni, e credo che sia giusto che la società lo perdoni. Non è un pericoloso criminale». Ed è il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè a chiarire che «non c’è stata alcuna sgrammatura istituzionale nell’invocare l’intervento del Colle». Poi ha aggiunto: «Allo stesso modo, non trovo nulla di male dal punto di vista politico nella raccolta firme per la richiesta di grazia. Trovo legittimo che ci sia un movimento di opinione, anche trasversale, che poi il presidente valuterà in assoluta indipendenza».
Opinione pubblica e politica che viaggiano insieme. Il presidente dei deputati di Fdi, Galeazzo Bignami, ha postato sui social una foto in cui si fa immortalare mentre firma «per chiedere la grazia a Mario Roggero». Come lui molti altri nella maggioranza. Sintomo di un centrodestra che si ritrova compatto su un tema identitario che scalda anche la base. È soprattutto l’elettorato a mobilitarsi. Non solo militanti ma moltissimi cittadini comuni. La piattaforma Change.org raccoglie 9 petizioni di Movimenti per la Grazia di Mario Roggero che in poche ore hanno raccolto più 200.000 firme. Si moltiplicano anche i sit-in. Mentre gli orafi napoletani si riuniscono in una manifestazione per dimostrare solidarietà al collega, Futuro Nazionale, a Torino ha improvvisato un flash mob cui si sono uniti spontaneamente anche tanti semplici cittadini per chiedere giustizia.
E sono molti anche i volti dello spettacolo che solidarizzano con il gioielliere. «Fatevi una bella domanda, ma se fosse successo a voi? Ma se con le mani legate ci fosse stata vostra figlia o figlio? Ma se avessero preso a pugni vostra moglie?», dichiara indignata la showgirl Melissa Satta. Tra le interazioni sui social compaiono personaggi noti come Elisabetta Canalis, Elisabetta Gregoraci, Sabrina Salerno, Enrico Ruggeri, Leonardo Bonucci, Gino Sorbillo e Andreas Müller. Il calciatore Mattia Zaccagni ha condiviso nelle sue storie il link a una petizione per chiedere la clemenza nei confronti del gioielliere.
Il rapper Emis Killa ha pubblicato diversi post espliciti: «In questa circostanza è paradossale che lo Stato non ti tuteli. Così facendo sti parassiti di mer*a si sentiranno sempre legittimati a entrarvi in casa, a menarvi la moglie la madre o i figli e a non subire conseguenze».
Poi c’è chi in qualche modo, ha vissuto lo stesso incubo, andando però incontro a una fine tragica. È il caso del barista ucciso a Foggia nel 2020, Francesco. Il nipote, Alfredo Traiano, che oggi gestisce l’attività dello zio ha detto: «Venne ucciso nel 2020 nel suo bar tabaccheria da cinque rapinatori. Da allora dentro di me mi porto una domanda. Cosa succede ad un commerciante, ad un imprenditore che si vede la propria figlia terrorizzata, la propria moglie minacciata all’interno della propria attività? Davvero possiamo pretendere che in quei pochi secondi dobbiamo ragionare con la razionalità di un giudice? La paura non è un ragionamento». E poi conclude: «Io non chiedo che ci sia una licenza per uccidere. Ma chiedo che lo Stato riconosca che cosa significa essere vittima di una rapina violenta».
«Anche io sono stato in carcere per aver ucciso un ladro e a Mario Roggero posso solo dire che ha tutta la mia solidarietà, e di non di non perdere mai la speranza e di non abbattersi mai. Penso che a lui questo non succederà, perché ha una famiglia forte che gli starà sicuramente vicino. Spero sempre che cambi qualcosa in Italia, le leggi italiane cambino». A parlare è l’ex guardia giurata Massimo Zen, tornato in libertà a fine settembre 2025 dopo aver ricevuto la grazia dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dopo una condanna per aver sparato e ucciso nel 2017 a Vedelago (Treviso), un uomo in fuga dopo l’assalto a un bancomat. Eppure per certa politica, Roggero non è da difendere e ritiene che quella del governo sia «un’operazione per delegittimare Mattarella» così Francesco Silvestri M5s. Per il segretario di Più Europa, Riccardo Magi, con la richiesta di grazia a Roggero, si innesca «l’ennesimo attacco ai poteri del capo dello Stato».

L’orafo in cella: «Aspetto la grazia»
«Penso di subire un’ingiustizia. Io me l’aspetterei la grazia». Nonostante la riservatezza mantenuta nelle sue ultime ore da uomo libero e il tentativo di non destare clamore mediatico sul suo ingresso in carcere, i cronisti davanti all’istituto penitenziario di Bollate a Milano, dove Mario Roggero ieri pomeriggio si è costituito, c’erano, ed erano tanti.
Lo hanno atteso per ore, almeno da quando intorno alle 12 il procuratore di Asti, Biagio Mazzeo, ha firmato l’ordine di esecuzione della pena comminata, due giorni fa, in via definitiva dalla Corte di Cassazione al gioielliere di Grinzane Cavour. Roggero è arrivato intorno alle 16.45, dopo aver passato le ultime 48 ore in un hotel a pochi passi dalla casa di reclusione insieme alla moglie e alle figlie. E, sollecitato dalle tante domande, ha parlato: «La grazia me la aspetterei. Il presidente Mattarella ha graziato uno scafista, ha graziato la Minetti, penso che dovrebbe mettersi una mano sulla coscienza».
«La mia condanna è il massimo per i delinquenti che, in questo modo, sono facilitati a continuare a rapinare e a rubare, tanto sono impuniti e vengono anche risarciti», ha aggiunto, confermando però di nutrire ancora una speranza: «Passo il testimone agli italiani che porteranno avanti la mia battaglia. Andremo davanti alla Corte Europea dei diritti dell’uomo e dopodiché vedremo». A chi gli ha chiesto se si fosse pentito ha risposto con schiettezza: «Certamente, ma diciamo che è con il senno del poi», perché «bisogna trovarcisi in quel momento» e pensando alle sue future giornate dietro le sbarre ha aggiunto: «Vedrò come sarà, non sono mai andato in carcere. Fare questa esperienza a 72 anni credo sia una cosa estremamente difficile. Vorrei, anche a distanza, riuscire a seguire le mie figlie e i miei nipoti, che crescano con i principi che abbiamo insegnato loro», spiegando poi di aver scelto Bollate perché «mi è stato consigliato, mi hanno detto che ci sono molte attività da poter fare. Devo ancora imparare l’inglese, me lo sono sempre ripromesso», ha concluso con una nota di leggerezza. Ma è davanti alla domanda più impertinente «Quando pensa che uscirà da qui?» che Roggero ha confermato la sua resilienza: «Certamente non tra 14 anni», ha risposto. La domanda di grazia, intanto, è stata depositata, a inviarla formalmente già eri mattina è stata la moglie, Mariangela Sandrone, mentre contestualmente – come reso noto dal legale Stefano Marcolini – il collegio difensivo ha depositato un’istanza per il differimento dell’esecuzione della pena «in pendenza della domanda di grazia», provvedimento che tuttavia non ha avuto effetto immediato, come auspicato dai legali.
E mentre Roggero porta con sé, anche in carcere, le innumerevoli manifestazioni di affetto e solidarietà nei suoi confronti, c’è chi prova a sottolineare elementi del suo passato che dovrebbero metterlo in cattiva luce. Roggero, infatti, patteggiò nel 2007 una pena di due mesi di reclusione, sostituita con una multa di 2.280 euro, per un episodio di ingiurie e minacce aggravate dall’uso di un’arma nei confronti del fidanzato della figlia che gli aveva chiesto aiuto dopo essere stata lasciata in strada dal fidanzato che l’aveva schiaffeggiata. L’episodio del 2005, riportato in auge ieri, faceva parte delle motivazioni della sentenza della Corte d’appello di Torino, confermata ieri dalla Cassazione, le stesse che ricordano come Roggero soffriva di un «disturbo post traumatico da stress» in seguito alla precedente rapina subita nel 2015», durante la quale era stato violentemente aggredito e picchiato dai rapinatori entrati nel suo nego
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