Bignami contro Conte e Arcuri sui Dpi. Ma le opposizioni disertano la seduta
Galeazzo Bignami (Ansa)

Ormai il copione è collaudato: ogni volta che la commissione Covid si avvicina a uno dei tanti capitoli «controversi» (eufemismo) della gestione pandemica made in Pd & M5s, ogni volta che spuntano documenti, sentenze del Tar, verbali di cui i politici allora negavano l’esistenza, puntuale come un orologio svizzero parte l’indignazione delle opposizioni che anche ieri, dopo l’audizione del capogruppo di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignami, hanno straparlato di «propaganda» e «commissione screditata» reiterando l’immancabile richiesta di «dimissioni» del presidente della commissione Marco Lisei (Fdi).

Questo, dopo aver disertato in blocco l’intera seduta. E poco importa che il deputato di Fdi abbia ricostruito l’iter di due ricorsi amministrativi da lui stesso presentati in pandemia, entrambi accolti dal Tar, grazie ai quali il ministero della Salute, allora guidato dal dem Roberto Speranza (membro del governo giallorosso di Giuseppe Conte), è stato costretto a consegnare documenti e verbali che inizialmente aveva dichiarato «inesistenti»: la surreale teoria dell’allegra brigata pandemica è che l’audizione «delegittima» ogni futura conclusione dell’inchiesta e si dovrebbe fare, piuttosto, una «commissione d’inchiesta sulla commissione d’inchiesta Covid», sic.

È forse proprio questo il paradosso che emerge con maggiore evidenza: anziché entrare nel merito dei documenti ufficiali esibiti da Bignami e acquisiti dalla commissione, le opposizioni hanno scelto, come sempre, la strada dell’insulto politico. Un riflesso pavloviano che, inevitabilmente, finisce per suscitare la domanda che la capogruppo di Fdi in commissione Covid, Alice Buonguerrieri, ribadisce da quando sono iniziati i lavori della commissione: «Di che cosa hanno paura?».

L’audizione di Bignami – all’epoca dei fatti parlamentare d’opposizione e avvocato – si è svolta in questo clima, concentrandosi su tre filoni principali riguardanti la mancanza di trasparenza del governo Conte e del ministero della Salute guidato da Speranza: il ricorso sul «Piano pandemico segreto», i verbali nascosti della Task force del ministero e la gestione dei primi flussi e degli acquisti.

Dagli atti acquisiti sul cosiddetto «piano pandemico segreto», Bignami (cui il Tar ha dato ragione dopo che il ministero si era temerariamente costituito in giudizio sostenendo che non esisteva e che al massimo si trattava di «documenti interni») è emerso come il piano, pur non aggiornato, avrebbe comunque potuto salvare vite, come riconosciuto anche nella consulenza tecnica dell’allora professor Andrea Crisanti, oggi senatore del Pd, depositata nell’inchiesta della Procura di Bergamo ed evocata da Bignami. I tecnici avevano chiesto a più riprese di attivarlo, ma la richiesta non è mai stata inserita nei verbali pubblici del Cts. Non è tutto: se il 12 febbraio 2020 il segretario generale del ministero Giuseppe Ruocco segnalava la forte scarsità di dispositivi medici di protezione (Dpi), nonostante l’allarme, pochi giorni dopo il governo guidato da Conte donava tonnellate di mascherine alla Cina.

La seconda parte dell’audizione è stata dedicata ai verbali della task force Covid istituita presso il ministero della Salute, una vera e propria «miniera di informazioni», secondo Bignami, che ne aveva richiesto l’accesso. Il ministero lo negò affermando che si trattasse solo di un «tavolo di consultazione informale». «Peccato che anche solo le foto (esibite da Bignami, ndr) dimostrino tutt’altro, ossia che era un tavolo istituzionale in cui era presente anche l’allora premier Giuseppe Conte», ha commentato Antonella Zedda (vicepresidente dei senatori di Fratelli d’Italia e membro della commissione Covid).

E oltre all’allora premier grillino c’erano anche «appartenenti alle Forze armate, alla Protezione Civile, alla Croce rossa, al ministero della Salute: era un tavolo ben partecipato», ha osservato il capogruppo Fdi. Dai documenti della Task force si evince anche che l’Italia non partecipò a una riunione europea cruciale sui controlli aeroportuali perché il funzionario non aprì la mail a causa di un problema tecnico al computer: il nostro Paese, ha raccontato Bignami, fu dileggiato in sede internazionale».

Il capogruppo Fdi ha raccontato di aver attivato un accesso agli atti anche verso il commissario straordinario Domenico Arcuri in merito ai contratti per le mascherine. Arcuri lo contattò informalmente proponendogli una consultazione «privata» dei documenti in sede, rifiutata da Bignami che ne pretese la pubblicazione formale. Nel corso della seduta è stato affrontato anche il caso del rapporto dell’Oms redatto da Francesco Zambon e successivamente ritirato. Dagli atti di Bergamo evocati dal parlamentare Fdi sono emerse pressioni del ministero (tramite Ranieri Guerra) per far «cadere nel nulla» il testo.

«Durante la pandemia il governo Conte II non ha assolto al suo inderogabile dovere di garantire trasparenza nelle scelte adottate e per questo ha subito una condanna dal Tar. È un fatto gravissimo, di cui abbiamo avuto oggi conferma durante l’audizione di Bignami», ha commentato Buonguerrieri. «Il ministero della salute di Speranza ha mentito agli italiani, non è stato trasparente come invece avrebbe dovuto per obbligo istituzionale ed è stato condannato da un Tribunale. Le opposizioni hanno disertato l’audizione evidentemente perché temevano di doversi confrontare con queste nuove gravissime rivelazioni sul loro operato».

«Urlavano onestà, professavano trasparenza e invece si sono ridotti a nascondere i documenti e a non spiegare gli affari che gli amici degli amici hanno fatto durante la pandemia», ha commentato al termine della seduta Bignami.

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