Nel pieno dell’esodo estivo, quando milioni di italiani si spostano per raggiungere località di vacanza, famiglie e seconde case, il sistema dei trasporti viene sottoposto alla pressione di una serie di agitazioni sindacali. La giornata più delicata sarà venerdì 24 luglio, con uno sciopero nazionale del comparto ferroviario proclamato da CUB Trasporti e SGB: l’astensione inizierà alle 21 di giovedì 23 e terminerà alle 21 del giorno successivo. La protesta coinvolgerà il personale del gruppo FS Italiane, le imprese ferroviarie e il comparto delle merci su rotaia. Non saranno invece interessati i lavoratori di Italo.
È difficile immaginare una data più penalizzante. Il 24 luglio cade nel cuore delle partenze estive, in un venerdì in cui molti viaggiatori hanno prenotato treni, coincidenze, alberghi, traghetti o voli non modificabili. Una cancellazione ferroviaria non produce soltanto un ritardo: può far perdere un altro collegamento, una notte già pagata o un’auto a noleggio. Senza considerare che il danno non ricade in modo uniforme su tutti. Chi dispone di maggiore flessibilità economica può acquistare un nuovo biglietto o cambiare mezzo; chi viaggia con bambini, anziani, disabili o budget limitati ha molte meno alternative.
Trenitalia avverte che Frecce, Intercity e regionali potranno subire cancellazioni o variazioni e che le ripercussioni potrebbero iniziare prima dello sciopero e proseguire dopo la conclusione. Per i servizi regionali sono previste le fasce di garanzia dalle 6 alle 9 e dalle 18 alle 21, mentre per la media e lunga percorrenza occorre verificare gli elenchi dei treni garantiti. Sono previste procedure di rimborso per chi rinuncia al viaggio, ma la restituzione del prezzo del biglietto non copre le altre spese, né restituisce il tempo perduto.
In Lombardia, Trenord segnala possibili effetti sui servizi regionali, suburbani, aeroportuali e di lunga percorrenza. Anche qui le fasce protette sono dalle 6 alle 9 e dalle 18 alle 21; per alcuni collegamenti con Malpensa sono annunciati autobus sostitutivi. È la dimostrazione di quanto una protesta ferroviaria possa estendersi oltre i binari, colpendo anche chi deve prendere un aereo.
Lo stop nazionale non sarà l’unica mobilitazione della giornata. A Salerno il personale di Sita Sud si fermerà dalle 9 alle 13. A Bari gli operatori di Ferrovie Sud Est e Servizi Automobilistici incroceranno le braccia dalle 19.45 alle 23.45. Nelle Marche il trasporto pubblico locale sarà interessato da uno sciopero di quattro ore, dalle 11 alle 15. La sovrapposizione tra agitazione ferroviaria e proteste locali rischia di rendere ancora più complessi gli spostamenti, soprattutto per chi deve raggiungere le stazioni o proseguire il viaggio con autobus e mezzi urbani.
I sindacati promotori motivano la mobilitazione con la contrarietà a privatizzazioni ed esternalizzazioni, con la denuncia dell’aumento dei carichi di lavoro e con richieste su salari e sicurezza. Le motivazioni pubblicate dagli organizzatori, insomma, riguardano l’organizzazione del lavoro ferroviario e le condizioni degli addetti. Ma è difficile, visto l’orientamento delle sigle, non pensare che l’obiettivo di questa raffica di stop sia mettere in difficoltà il governo.
Il punto è che il diritto di sciopero è tutelato, ma nei servizi pubblici essenziali deve convivere con quello alla mobilità. Proclamare uno stop nazionale nel venerdì centrale delle partenze di luglio significa utilizzare come leva negoziale il disagio di una platea vastissima di cittadini, molti dei quali non hanno alcun potere sulle decisioni aziendali o governative contestate. Il bersaglio formale può essere il datore di lavoro o la politica; quello concretamente raggiunto, però, finisce per essere il passeggero fermo in stazione.
La settimana, del resto, è già stata funestata da agitazioni nel trasporto aereo e marittimo. Il 21 luglio si sono fermati, con modalità diverse, personale EasyJet e addetti di vari aeroporti; tra il 22 e il 23 luglio lo sciopero ha coinvolto Grandi Navi Veloci. Il 25 luglio sono inoltre previste otto ore di astensione nel trasporto pubblico locale sardo. La concentrazione di proteste in pochi giorni produce un effetto cumulativo: riduce le alternative e rende più fragile ogni itinerario.
Il punto non è negare ai lavoratori il diritto di protestare, ma chiedere responsabilità nella scelta delle forme e dei tempi. Uno sciopero nel pieno delle vacanze non colpisce un’entità astratta: colpisce famiglie, pendolari, turisti e lavoratori che hanno organizzato con largo anticipo gli spostamenti. Il 24 luglio il prezzo della vertenza rischia così di essere pagato soprattutto da chi non l’ha creata e non ha alcun potere per risolverla.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >