Denuncia della polizia contro Lepore. «Trattati come carne da macello»
Il vicepremier Matteo Salvini in visita alla questura di Bologna dopo la manifestazione del 20 luglio Bologna (Ansa)

Considerato che con la nuova legge elettorale il centrosinistra avrà il problema di indicare il candidato premier, suggeriamo la soluzione perfetta: Matteo Lepore. Il sindaco Pd di Bologna incarna tutti i pregi dell’attuale opposizione: spregiudicata strumentalizzazione delle piazze che immancabilmente le si ritorcono contro, vicinanza ai gruppi violenti, incompetenza totale dal punto di vista della gestione della sicurezza, e poi fuga dalle responsabilità dei guai provocati.

Pesano come un macigno le parole di Luca Calabrese, da 22 anni in servizio al Reparto Mobile di Bologna e tra i 64 feriti tra le forze dell’ordine lunedì sera negli scontri. «A Bologna», dice il poliziotto ferito all’Adnkronos, «è stata solo ed esclusivamente una guerriglia urbana. La maggior parte delle persone che era davanti al corteo, mi riferisco probabilmente a familiari, amici, conoscenti o comunque membri della comunità del povero ragazzo morto, ci teneva tantissimo che non si degenerasse in atti di violenza. Purtroppo, quando poi si iniziano a infiltrare personaggi dei centri sociali o gruppetti di persone coi volti coperti dai cappucci neri e con in mano già bottiglie e quant’altro, questi prendono il sopravvento, come spesso accade». La sensibilità di Calabrese, la sua fermezza nel chiarire che tante persone perbene avessero il timore che potessero verificarsi scontri, è una doppia condanna per Lepore: se lo avevano previsto loro, non poteva non metterlo nel conto il sindaco.

«Si sono avvicinati sempre più a noi», aggiunge l’agente, «sono partiti calci, insulti e poi il lancio di qualsiasi cosa trovassero a loro disposizione, dalle bottiglie di vetro alle pietre, i cartelli stradali, le reti metalliche di un cantiere vicino, le biciclette, di tutto, con cui poi hanno fatto pure delle barricate. Sono stato colpito più e più volte, soprattutto da sassi di medie e grosse dimensioni al ginocchio, alla spalla. Si sta sempre più alzando il livello di violenza contro le forze dell’ordine», riflette Calabrese «e questo è il dato più preoccupante. Il clima è un bel po’ peggiorato».

E il sindaco Lepore? «Da parte sua», racconta Calabrese, «nessuna solidarietà. A parte il post che ha scritto sulle due piazze diverse, non mi risulta. Sarebbero rimaste solo parole ma mi sarei aspettato, non dico le scuse, almeno una presa di posizione un po’ più netta e magari qualche parola di solidarietà». Parole dure come le pietre scagliate contro le forze dell’ordine.

Il Sindacato Autonono Polizia denuncia il primo cittadino: «La manifestazione convocata dal sindaco di Bologna, Matteo Lepore», sottolinea il segretario generale Stefano Paoloni, «è stata un atto irresponsabile e, sin da subito, avevamo affermato che se ne sarebbe dovuto assumere le responsabilità. Per questo motivo abbiamo dato mandato all’avvocato Valter Biscotti di agire in tutte le sedi opportune affinché il sindaco risponda dei danni causati in seguito alla manifestazione da lui convocata. La decisione scellerata e irresponsabile del sindaco Lepore non può essere scevra da responsabilità», aggiunge Paoloni, «non solo per le devastazioni causate alla città, ma soprattutto per i numerosi feriti conseguenti ai disordini di piazza nel tentativo di gestire il servizio di ordine pubblico. Non siamo carne da macello: il diritto alla salute durante il servizio e la sicurezza sul posto di lavoro, nonché il rispetto della dignità, sono valori imprescindibili anche per chi veste una divisa».

Davvero una disfatta, quella di Lepore, sindaco tendenza Elly, uno che ha sempre lisciato il pelo alla sinistra più estrema, entrando spesso in conflitto con il presidente della Regione, Michele De Pascale, dem come lui ma sostenitore alle primarie di Stefano Bonaccini. Lei, Elly Schlein, come di consueto si è abilmente nascosta tra le siepi della polemica, difendendo Lepore ma senza troppa enfasi, mentre dall’ala più moderata del partito, soprattutto in privato, non sono mancate critiche verso la spregiudicata operazione del sindaco.

Matteo Salvini, ieri a Bologna, per incontrare il prefetto, il questore e una rappresentanza della polizia di Stato attacca: «Sono venuto a Bologna a ringraziare la Polizia di Stato per quello che tutti i giorni fa per tutelare la sicurezza e la vita dei bolognesi», argomenta il leader della Lega, «e degli italiani in generale, ho voluto incontrare e salutare anche i ragazzi che hanno fatto servizio in piazza l’altra sera. Ci sono mesi di prognosi in ospedale, fratture, stampelle, fasciature per una violenza veramente inaccettabile e ci tenevo a esserci». E Lepore? «C’erano in quella piazza persone perbene», sottolinea Salvini, «poi per 10 ore un centinaio di poliziotti hanno fronteggiato 3.000 delinquenti. Questo non vuol dire che il sindaco di Bologna ha organizzato, auspicato, istigato alle violenze, per fortuna. Ma è altrettanto chiaro che se invochi una piazza senza avere gli elementi per capire cosa è successo, lasciando supporre che la Polizia di Stato possa essere corresponsabile di una morte di un innocente, e se poi qualcuno sfascia la città…». Le parole del poliziotto ferito suscitano indignazione nel capogruppo alla Camera di Fdi, Galeazzo Bignami: «Lepore non può rimanere un minuto di più alla guida di questa città», dice Bignami, «che va liberata dal ricatto degli estremisti e dei violenti di sinistra. Fratelli d’Italia ribadisce con forza la richiesta delle dimissioni sue e di tutta la giunta».

A Lepore arriva attraverso una lettera la solidarietà di una serie di sindaci di centrosinistra, tra i quali Roberto Gualtieri, Beppe Sala, Gaetano Manfredi e Silvia Salis.

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