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Un container del cantiere della Torino-Lione a Chiomonte in Valle di Susa dato alle fiamme durante l'assalto degli antagonisti (Ansa)

In Val di Susa è di nuovo guerriglia no Tav contro le forze dell’ordine: oltre 50 feriti, quattro camionette incendiate, bombe carta, pietre, disagi nella viabilità ferroviaria e autostradale. «I numeri dei feriti sono provvisori e destinati ad aggravarsi nelle prossime ore», ha spiegato Domenico Pianese, segretario generale del Coisp, sindacato di polizia.

Ieri migliaia di persone sono sfilate in Val di Susa nell’ambito del Festival «Alta Felicità» e, come ogni estate, il tutto è degenerato in guerriglia per opera della frangia più radicale del movimento: oltre 500 persone bardate di nero, con caschi, scudi e maschere antigas. «Per fronteggiare un attacco di queste dimensioni è stato necessario impiegare un imponente dispositivo dei reparti mobili della polizia di Stato» ha spiegato Pianese, sviscerando i numeri: «120 operatori di Torino, 100 da Genova, 60 da Roma, 50 da Bologna, 40 da Milano, 40 da Firenze, 40 da Padova, 30 da Bari, 30 da Senigallia e 20 da Napoli, per un totale di 530 poliziotti, ai quali si aggiungono gli altri appartenenti alle forze dell’ordine impegnati sul posto. Donne e uomini che hanno affrontato il lancio di pietre, bombe carta e altri oggetti, rischiando ancora una volta la propria vita per difendere lo Stato. Chi oggi (ieri, ndr) ha assaltato un cantiere, incendiato mezzi delle forze dell’ordine e aggredito gli operatori in servizio non può essere definito un manifestante. Questi delinquenti devono essere identificati uno a uno e perseguiti con la massima severità. Lo Stato deve dare una risposta ferma, perché nessuna causa può mai trasformarsi nel pretesto per organizzare spedizioni violente contro chi è chiamato a far rispettare la legge».

Al bilancio si aggiungono anche un’altra decina di finanzieri feriti, e immediatamente portati in ospedale, e alcuni loro mezzi incendiati durante l’assalto al cantiere di Chiomonte. Anche in questo caso i numeri sono provvisori e destinati ad aumentare.

Tutto è iniziato ieri, nel primo pomeriggio, a Venaus. Da qui il corteo si è diretto verso quelli che gli organizzatori avevano ribattezzato i «cantieri della devastazione»: San Didero, Chiomonte e Salbertrand. A San Didero, davanti al cantiere dell’autoporto, in centinaia hanno lanciato pietre, bombe carta e bottiglie contro la polizia. A Chiomonte, in Val Clarea, teatro di numerose proteste nel corso degli anni, un altro gruppo di incappucciati ha aperto un varco, incendiando due camionette dei carabinieri, senza però riuscire a raggiungere gli obiettivi prefissati. A Salbertrand, invece, le forze dell’ordine sono riuscite a difendere le recinzioni lanciando i lacrimogeni. Per motivi di ordine pubblico, si è deciso per la chiusura dell’autostrada A32 Torino-Bardonecchia tra gli svincoli di Oulx e Susa Est. Invece a Bruzolo è stata fermata la circolazione ferroviaria per la presenza di un gruppo di circa 350 manifestanti sui binari. Cancellazioni e ritardi anche sulle linee Modane-Torino.

Quanto accaduto, del resto, era tutt’altro che imprevedibile. Già nei giorni precedenti la questura e la prefettura di Torino avevano predisposto un imponente piano di sicurezza, proprio nel timore che la manifestazione potesse degenerare. Durante i controlli effettuati nelle stazioni ferroviarie e lungo le principali vie d’accesso alla Val di Susa, gli agenti avevano sequestrato fionde, biglie, razzi, petardi e altro materiale potenzialmente utilizzabile negli scontri. Nei giorni scorsi, inoltre, tre cittadini francesi erano stati fermati e respinti alla frontiera dopo essere stati trovati in possesso di tronchesi, cesoie, un flessibile alimentato a batteria, caschi, maschere, fumogeni, petardi, taniche di benzina e numerosi altri strumenti ritenuti incompatibili con la partecipazione a una semplice manifestazione di protesta.

A ciò si aggiungevano i provvedimenti adottati dal questore, che aveva disposto Daspo e fogli di via nei confronti di diversi militanti d’estrema sinistra già coinvolti in precedenti disordini, oltre alle ordinanze del prefetto con cui era stato vietato l’accesso alle aree circostanti i cantieri, il porto di oggetti potenzialmente pericolosi e il travisamento del volto: tutte misure straordinarie, insomma, che riflettono bene il livello di allerta delle autorità alla vigilia della manifestazione.

L’escalation di ieri, peraltro, era stata preceduta da ulteriori episodi di tensione. Già durante la settimana i militanti no Tav avevano organizzato iniziative sempre davanti al cantiere di San Didero, con il lancio di fuochi d’artificio e ripetuti tentativi di avvicinarsi alle recinzioni. Ancora più significativo il precedente dello scorso luglio, quando la tradizionale marcia estiva si concluse con un copione pressoché identico: assalti agli stessi cantieri di San Didero e Chiomonte, lanci di pietre e bombe carta, intervento delle forze dell’ordine con lacrimogeni e idranti, nonché blocchi temporanei della viabilità. Ma questa dinamica, in realtà, si ripete ormai da anni. Anche nelle estati del 2024, del 2023 e del 2022, infatti, le manifestazioni no Tav erano sfociate in violenti attacchi ai cantieri, con tanto di scontri con gli agenti antisommossa. E il copione della guerriglia, appunto, non cambia mai.

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Giorgia Meloni (Ansa)

Il premier: «Questo è un attacco allo Stato»

La sinistra tiepida. Tajani: «È connivente coi teppisti». Il Colle chiama il Viminale

Le reazioni politiche sui fatti della Val di Susa sono di unanime condanna ma – al momento in cui andiamo in stampa – mancano i leader di Pd e M5s. «Chi lancia bombe carta, incendia mezzi dello Stato e aggredisce le forze dell’ordine non sta difendendo un’idea, sta attaccando lo Stato», afferma la premier Giorgia Meloni, che aggiunge: «Lo Stato non si piegherà».

Il vicepremier Matteo Salvini parla di «frutti avvelenati e violenti della sinistra che da troppo tempo alimenta odio contro chi indossa una divisa». Gli fa eco Roberto Calderoli, ministro per gli Affari regionali: «Ecco i soliti che hanno messo a ferro e fuoco Torino nei mesi scorsi e probabilmente erano presenti anche a Bologna», mentre il capogruppo della Lega alla Camera, il piemontese Riccardo Molinari, rimarca che «La Lega continuerà a sostenere la realizzazione delle infrastrutture strategiche». Si fa sentire anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani: «È vergognosa e inaccettabile la guerriglia scatenata dai no Tav contro le forze dell’ordine, che ancora una volta difendono la sicurezza dello Stato e dei cittadini nell’assordante silenzio di una sinistra sempre più tollerante, se non addirittura connivente, con i teppisti».

Il governatore della regione Piemonte, Alberto Cirio, stigmatizza il momento scelto per l’aggressione: «Devastare le aree di cantiere e paralizzare la viabilità di un’intera valle nel pieno della stagione turistica non è esercitare il diritto di manifestare. È un attacco alle istituzioni e un danno gravissimo ai cittadini del Piemonte», mentre il capogruppo al Senato di Fdi, Lucio Malan, non vuole sconti: «Mi auguro che i responsabili siano puniti secondo la legge, anche se minorenni e anche se dovessero essere figli di qualcuno di quei notabili cui i deputati del Pd si rivolgono quando dicono che con Giorgia Meloni “anche i vostri figli possono andare in carcere”». Il presidente del Senato Ignazio La Russa sottolinea come «le nostre forze dell’ordine siano state costrette a operare in condizioni molto difficili». Condanna pure da Italia viva e Azione.

Per Matteo Renzi «i no Tav che hanno assalito i cantieri e bruciato due camionette dei carabinieri sono criminali», e per Carlo Calenda «assistiamo a un’escalation di violenza da parte dell’estrema sinistra antagonista». Il Colle ha contattato il ministro Matteo Piantedosi per esprimere solidarietà agli agenti. Per il titolare del Viminale «serve unità, c’è chi vuole l’escalation». Parla anche Maurizio Lupi, presidente di Noi moderati: «La condanna sia unanime». Angelo Bonelli, deputato di Avs, prende le distanze: «La difesa del territorio e dei diritti si afferma con la mobilitazione democratica», Matteo Mauri, responsabile sicurezza del Pd solidarizza con le divise: «Le idee si difendono con il confronto». Chiara Appendino, Antonio Iaria ed Elisa Pirro del M5s parlano di violenze controproducenti alla causa no Tav: «Chi compie violenze e delinque fa un favore a chi la Torino-Lione vuole difenderla, perché si sposta l’attenzione dai costi fuori controllo e dallo spreco di denaro pubblico».

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