Lotta ai maranza: stretta sui minori imputabili
Maranza (iStock)

Il governo interviene sulla sicurezza e affronta il problema della delinquenza minorile, sempre più diffusa. Il Consiglio dei ministri di ieri ha approvato un disegno di legge che rafforza l’imputabilità per i ragazzi sotto i 18 anni, invertendo l’onere della prova.

Già ribattezzato «anti-maranza», il ddl ha l’obiettivo di contrastare fenomeni ampiamente diffusi come quello delle baby gang soprattutto nelle grandi città. Le nuove norme vanno a modificare l’articolo 98 del Codice penale che regola l’imputabilità dei minori.

Attualmente è previsto che i ragazzi tra i 14 e i 18 anni siano ritenuti penalmente responsabili solo se, al momento del fatto, avevano la capacità d’intendere e di volere. In caso di condanna, la pena è sempre diminuita.

Diversamente dagli adulti, per i quali la capacità di intendere e volere è presunta dalla legge, per i minori dai 14 ai 17 anni il giudice deve sempre accertarla caso per caso. Attualmente quindi per i minori tra i 14 e i 18 anni l’imputabilità non è automatica. Con le modifiche del governo al Codice penale, dovrà essere dimostrata, caso per caso, l’incapacità di intendere e di volere.

In questo modo «faciliteremo le indagini» ha spiegato il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, in conferenza stampa, «partendo dal presupposto che una persona che commette un reato a 16 anni sia presumibilmente cosciente di quello che sta facendo». Pertanto, spetta al diretto interessato, «dare una prova contraria della sua capacità di intendere e di volere».

Il Guardasigilli ha precisato che «non è stata abbassata l’età per la imputabilità del minore, che rimane di 14 anni, e non abbiamo neanche inasprito le pene». Resta ferma la diminuzione della pena stabilita dall’articolo 98 in base al quale oltre alla mitigazione della pena principale, ci sono limiti per le pene accessorie. Se la pena detentiva è inferiore a 5 anni o si tratta di una pena pecuniaria, non si applica alcuna pena accessoria.

È una riforma che rappresenta un altro passaggio dell’azione del governo, iniziata con il decreto Caivano, al dilagare della delinquenza minorile. Un fenomeno che non può più essere affrontato con norme vecchie come quelle previste dal codice Rocco, ha precisato Nordio. «Il mondo allora era conformato su parametri diversi sia psicologici che per l’età, sia per quanto riguarda la delinquenza minorile quantitativamente e anche qualitativamente».

Sul tema è intervenuto il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un video pubblicato sui social mentre era in corso la conferenza stampa a Palazzo Chigi. «Il governo ha approvato un provvedimento che cambia le regole sull’imputabilità dei minori, che colpisce soprattutto chi crede di essere intoccabile, sfrutta i minori come manovalanza per i proprio affari. Ma serve anche a punire quei ragazzi che pensano di poter fare come vogliono perché sanno che tanto non accadrà loro nulla».

Il punto di partenza «è un principio che stiamo cercando di affermare in ogni ambito», ha spiegato la premier: “Chi aggredisce, chi rapina chi devasta deve pagare sempre, anche se ha 15 o 16 anni. Per questo abbiamo agito e continuiamo ad agire con l’arresto per i minorenni sorpresi con un’arma, norme severe contro la diffusione dei coltelli pene più dure per i danneggiamenti di gruppo. Oggi un passo ulteriore. Il nostro ordinamento prevede attualmente che un minore tra i 14 e i 18 anni risponda del reato solo se un giudice accerta che fosse capace di intendere e di volere. Con questo provvedimento quella capacità si presume sempre. Significa che si potrà ancora dimostrare il contrario davanti a un giudice, ma il punto di partenza cambia, prima si presumeva l’incapacità oggi si presume la responsabilità».

Meloni poi ha sottolineato che «la fermezza senza alternative non basta ma le alternative senza fermezza non risolvono il problema. È chiaro, la norma da sola non risolve il problema, né quando si parla di giovanissimi si può ragionare solo sul piano della repressione. Questo provvedimento è un tassello in un percorso molto più difficile e spesso silenzioso. Perché un ragazzo di 15-16 anni che diventa violento e commette reati quasi mai ci arriva da solo. Molto spesso c’è una famiglia che lo ha dimenticato, una scuola che ha perso i contatti, un quartiere dove la sera non c’è nulla, un adulto che ha approfittato del vuoto. Riempire quel vuoto richiede molto lavoro: sostegno alle famiglie, scuola, formazione, lavoro, centro sportivi, spazi di aggregazione, lotta al degrado, presidi nelle aree più difficili e noi stiamo lavorando su tutti questi fronti perchè tutto si tiene insieme».

Nel Consiglio dei ministri è stato dato il via libera anche al ddl Concorrenza. Dal Mase 120 milioni per riconvertire gli impianti carburanti in stazioni di ricarica elettrica e distribuzione biofuel. Rinnovati poi i contratti per i dirigenti scolastici (incremento di 500 euro mensili), per i dirigenti delle università e degli enti di ricerca e il contratto delle funzioni centrali per la tornata 2025-27.

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