Vannacci cresce: sfonda il 7% e insegue Forza Italia La destra fa i conti…
Roberto Vannacci, fondatore e leader del movimento Futuro Nazionale (Ansa)

Saranno pure un po’ pompati, ma i sondaggi continuano a registrare la crescita continua del partito di Roberto Vannacci. L’ultimo è di ieri: effettuato da Youtrend per Sky Tg24 fotografa una situazione politica che vede sostanzialmente tutti i partiti in difficoltà o in stallo, tranne Futuro nazionale, mentre centrodestra e centrosinistra faticano a raggiungere la soglia minima del 42% necessaria, se verrà approvata la nuova legge elettorale, per ottenere il fatidico premio di maggioranza.

Analizziamo i dati: Fratelli d’Italia resta il primo partito italiano ma scende al 26,4% (-0,5% rispetto al 2 luglio); il Partito democratico è sostanzialmente stabile al 21,9% (-0,1%) e riduce il distacco da Fdi a 4,5 punti. Il Movimento 5 stelle arretra all’11,5% (-0,5%). Futuro nazionale sale al 7,6%, con un boom del +1,2%, e si porta a soli tre decimi da Forza Italia (7,9%, +0,3%). La Lega scende ancora, al 4,9% (-0,5%), ormai staccata di quasi tre punti dal partito di Vannacci, mentre Noi moderati è stabile allo 0,8%. La maggioranza di governo (Fdi, Fi, Lega, Noi moderati) si assesta al 40,0% esatto, quindi al di sotto della soglia del 42. Alleandosi con Fn, arriverebbe al 47,6%.

Torniamo nell’altra metà campo: Alleanza verdi e sinistra sale al 6,8% (+0,2%), e quindi il nucleo del centrosinistra Pd, M5s, Avs) si attesta complessivamente al 40,2%, in sostanziale parità con il blocco di governo e sotto il 42.

Nell’area centrista Azione sale al 3,7% (+0,3%), Italia Viva scende al 2,1% (-0,4%) e +Europa sale all’1,9% (+0,6%). Sommando Italia viva e +Europa a Pd, M5s e Avs il 42% viene superato.

Cosa significano questi numeri? Tutto e niente, come ben sa chiunque abbia a che fare con i sondaggi: detto ciò, però, le tendenze sono chiare. Il centrodestra ha bisogno di Vannacci per essere (quasi) sicuro di vincere, incassare il premio di maggioranza, tornare al governo e avere i numeri per eleggere in autonomia il prossimo presidente della Repubblica, nel 2029. Ma la politica non è aritmetica: Forza Italia infatti è divisa praticamente in due. C’è chi, in particolare tra le seconde e terze file, non avrebbe alcuna difficoltà ad allearsi con Futuro nazionale, pur di restare in parlamento e al governo. Ma c’è pure chi, in particolare la corrente anti Tajani che fa riferimento a Marina Berlusconi, non vuole e soprattutto non può digerire un’alleanza con Vannacci. I motivi? Tanti. Innanzitutto, lo stesso Vannacci continua a attaccare Forza Italia; dall’altro lato, la famiglia Berlusconi, sia per motivi che hanno a che fare con le relazioni internazionali del loro gruppo che per difendere la tradizione liberale del partito fondato da Silvio, avrebbe molta difficoltà a accollarsi il ruolo di azionista decisivo ma di (super)minoranza di un governo a trazione Fratelli d’Italia-Futuro nazionale. Giorgia Meloni, da parte sua, pure avrebbe difficoltà a ripresentarsi sulla scena internazionale a capo di un governo di destra-destra, con oltretutto un alleato come Vannacci che sulla Russia e l’Ucraina ha posizioni diametralmente opposte a quelle dell’attuale governo.

Se Atene piange, Sparta assolutamente non ride. Il centrosinistra è alle prese con due incognite: l’alleanza con Italia viva e la scelta del candidato premier da indicare sulla scheda, se la nuova legge elettorale verrà approvata. Giuseppe Conte non ha alcuna intenzione di darla vinta a Elly Schlein, che a sua volta non ne vuole sapere di trovare un nome «terzo». Se si andasse alle primarie, sarebbe uno scatafascio, e così via libera alle soluzioni più creative. Alessandro Onorato, coordinatore nazionale di Progetto civico Italia, altro cespuglietto centrista orientato a sinistra, si supera: «Potremmo indicare», dice Onorato al Foglio, «una figura autorevole che ci rappresenta tutti, non un premier. Per la Costituzione l’indicazione del premier spetta al presidente della Repubblica. Noi allora indicheremmo soltanto un garante del nostro percorso, il premier, dopo il voto, in base ai risultati, sarà indicato in piena libertà da Sergio Mattarella».

Secondo la fervida fantasia di Onorato, tutto il centrosinistra si metterebbe d’accordo su un nome autorevole da buttare via un minuto dopo il voto, e affronterebbe la campagna elettorale facendosi prendere in giro da tutta l’Italia, elettori di centrodestra e centrosinistra. Siamo, come è evidente, di fronte al delirio politico, a meno che Onorato non voglia chiedere a Pep Guardiola, che ha rifiutato la panchina della nazionale, di fare da garante a tempo al centrosinistra.

Tutto ruota quindi intorno alla legge elettorale: per quel che riguarda l’idea di ripresentare al Senato l’emendamento sulle preferenze e poi in caso di via libera tornare alla Camera, nulla è deciso. Forza Italia non le vuole, assolutamente. La Lega finge di poterle accettare, visto che sa che l’alleato frena. Andare avanti è un rischio, e quindi il centrodestra sta riflettendo. Senza neanche un minimo di preferenze, però, la legge elettorale rischia di essere bocciata dalla Consulta. La sensazione è quella di un nodo difficile da sciogliere. Ma soprattutto, da sciogliere senza eccessiva fretta.

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