Il governo accelera sul contrasto al caro-carburanti. In base ai dati rilevati ieri dall’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del Mimit, il prezzo medio dei carburanti in modalità self service lungo la rete stradale nazionale è pari a 1,979 euro al litro per la benzina e 2,180 euro per il gasolio. Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 2,069 euro per la benzina e 2,249 euro per il gasolio. Un salasso al quale occorre, per quanto possibile, porre rimedio.
Per conoscere nel dettaglio il merito di tutti i provvedimenti che verranno varati, è ancora presto. Il prossimo consiglio dei Ministri è in programma il 4 agosto, non è certo se verranno prese decisioni prima. La prossima settimana ci saranno approfondimenti con il ministero dell’Economia, e a quanto apprende La Verità da fonti autorevoli, potrebbe essere varato un primo decreto legge per il taglio delle accise, che riguarderebbe solo il diesel: l’obiettivo è riportare il costo al litro sotto la soglia psicologica dei due euro. Il provvedimento resterebbe in vigore fino ai primi di agosto, quando il governo avrà a disposizione i dati sull’extragettito iva derivato dall’aumento dei prezzi dei carburanti.
I dati relativi ai maggiori incassi del mese di luglio arriveranno, per l’appunto, ai primi di agosto: una volta elaborati, andranno poi a coprire ulteriori interventi. Questo meccanismo, chiamato delle «accise mobili», introdotto per la prima volta nel 2008 e ritoccato da Giorgia Meloni nel 2023, è fondamentalmente un fondo che si autoalimenta: un taglio delle tasse finanziato con l’aumento dell’Iva sul petrolio, dovuto all’aumento del prezzo del greggio. Certo, non consente interventi massicci, ma neanche grava sulle casse dello Stato: in un momento come questo, si tratta della migliore soluzione possibile.
Ricordiamo che l’aumento dei prezzi dei carburanti è dovuto alla crisi senza fine tra Usa e Ira, con relativa chiusura dello Stretto di Hormuz, alla quale si è aggiunta la minaccia degli Huthi dello Yemen di impedire il transito delle navi nello stretto di Bab el-Mandeb. Gli Huthi hanno annunciato l’altro ieri di aver attaccato due petroliere saudite nel Mar Rosso, prese di mira dopo aver violato il blocco navale in vigore. «Diciamo subito», spiega alla Verità il generale Giuseppe Santomartino, già addetto militare italiano in Iraq e Giordania e docente di intelligence all’Università della Tuscia, «che Bab el-Mandeb è uno degli otto cosiddetti colli di bottiglia, punti strategici marittimi che hanno una enorme importanza dal punto di vista commerciale, geopolitico, militare e strategico. Bab el-Mandeb controlla l’uscita dal Mar Rosso e Suez, e per noi italiani è forse ancora più importante di Hormuz, perché di là passa circa il 35/40% del nostro interscambio commerciale con Asia Indopacifico. Non parliamo solo di petrolio e gas, ma di tutto l’export manifatturiero italiano verso lo stesso Indopacifico, l’Australia, l’Africa. Già le minacce di chiusura e pochi lanci di droni, o attacchi a navi, fanno schizzare i costi delle assicurazioni delle navi, o le stesse assicurazioni possono imporre di non passare da là, il che significa dover affrontare 12 giorni di circumnavigazione dell’Africa con tutti i costi annessi tra equipaggi e carburanti. Già nel 2024, con la minaccia Huthi su Bab-el Mandeb, il costo del noleggio di un container dall’Italia a Shangai, in due mesi è raddoppiato. Tutte queste ricadute ce le ritroviamo sui prezzi dei carburanti e dei prodotti in generale». Come è evidente, si fa presto ad attaccare il governo per l’aumento dei prezzi dei carburanti, ma si tratta di un fenomeno globale, che ha nella guerra scatenata da Usa e Israele contro l’Iran (gli Huthi dello Yemen sono legati a doppio filo a Teheran) la causa principale.
Il governo italiano, tra l’altro, si è reso protagonista di una incessante battaglia affinché i prestiti agevolati del fondo Safe, strumento europeo destinato all’aumento delle spese per la Difesa, possano essere utilizzati anche per le misure di contrasto al caro-carburanti. Per ora, l’Europa ha concesso di utilizzare le deroghe di bilancio per le spese per la difesa anche per investimenti destinati alla sicurezza energetica: l’Italia avrà a disposizione circa 7 miliardi nel 2026 e altrettanti nel 2027. Dunque, ci sono due strategie all’attenzione del governo: la prima immediata, per tamponare l’escalation dei prezzi alla pompa, e la seconda a lungo termine, per utilizzare al meglio i fondi che l’Italia avrà a disposizione dopo la decisione di Bruxelles di venire incontro alle nostre richieste, seppure in maniera assai timida e soprattutto impedendo l’utilizzo di queste deroghe ai vincoli di bilancio per misure immediate. La prima esigenza è mitigare l’impatto dell’aumento dei costi nel periodo delle vacanze, quando gli italiani si muovono per raggiungere le mete turistiche e rischiano un coccolone ogni volta che si fermano al fare il pieno.
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