scontri riconoscimento facciale
Ansa

Via libera da parte delle commissioni competenti di Camera e Senato (tranne una) al parere sullo schema di decreto legislativo di adeguamento al Regolamento Ue sull’Intelligenza artificiale. Ora tocca al governo varare i regolamenti attuativi.

Il nodo più intricato da sciogliere è stato quello relativo al riconoscimento facciale negli spazi pubblici, e del resto anche in sede di approvazione della legge europea sulla Intelligenza artificiale era stato questo l’argomento più discusso.

Cosa prevede l’AI Act sul riconoscimento facciale

L’AI Act, entrato in vigore il 2 agosto 2024 (le norme sull’identificazione biometrica sono divenute attuabili nel febbraio del 2025), ha adottato, come riporta l’Ansa, un approccio basato sul livello di rischio dei sistemi di IA. Tra le pratiche considerate a rischio inaccettabile e quindi vietate rientra il riconoscimento facciale. In particolare, il regolamento vieta come regola generale l’identificazione biometrica remota in tempo reale negli spazi accessibili al pubblico per finalità di contrasto alla criminalità. Il divieto però non è assoluto.

Gli Stati membri possono introdurre per legge delle deroghe che ne consentono l’uso in alcuni casi: attività di contrasto alla criminalità relative a 16 reati gravissimi specificati dalla norma Ue; ricerca mirata di vittime specifiche, sequestri di persona, tratta e sfruttamento sessuale di esseri umani; prevenzione di minacce alla vita o all’incolumità fisica delle persone o di attacchi terroristici. L’Italia ha scelto di utilizzare questa possibilità.

Il ruolo di Forza Italia e le modifiche richieste

L’ulteriore approfondimento è stato richiesto da Forza Italia, nel corso dell’esame del parere della commissione Politiche europee della Camera. Gli azzurri hanno chiesto di inserire ulteriori paletti, anche per andare incontro alle regole, rigidissime, della Ue. «Il riconoscimento facciale in spazi pubblici accessibili», ha detto a questo proposito il portavoce della Commissione europea, Thomas Regnier, «è proibito secondo la legge europea sull’Intelligenza artificiale: questo divieto vige già dall’anno scorso, e non vogliamo un controllo pubblico su dove ci troviamo».

Dopo la notizia dello stop da parte della commissione Politiche europee della Camera, per precisare bene i termini della questione, fonti di Palazzo Chigi hanno ribadito che «sul riconoscimento facciale negli spazi pubblici accessibili l’Italia continuerà a rispettare la normativa europea, a partire dall’AI Act, come fatto finora, in coerenza con le garanzie costituzionali e dei diritti di libertà, la cui verifica spetta all’Autorità giudiziaria. L’Italia si pone all’avanguardia nella governance dell’Intelligenza artificiale. Siamo stati i primi in Europa ad adottare una normativa di sistema e a darne rapida attuazione».

Nel pomeriggio, è arrivato il via libera a maggioranza da parte delle commissioni Giustizia e Affari costituzionali di Montecitorio: «Le commissioni Giustizia e Affari costituzionali della Camera», ha sottolineato il capogruppo di Fi a Montecitorio, Enrico Costa, «hanno votato oggi un parere fondato su alcuni punti fondamentali proposti da Forza Italia: dalla necessità dell’autorizzazione del giudice per l’utilizzo dei sistemi di identificazione remota in tempo reale ai requisiti minimi di affidabilità e accuratezza, alle misure di sicurezza, ai tempi di cancellazione, alla valenza probatoria dei risultati prodotti dai sistemi di Intelligenza artificiale e alla verifica e cura dell’uomo».

Le critiche del Pd e il caso della Commissione Politiche Ue

Ma c’è un giallo: il parere della commissione Politiche Ue ieri non è stato approvato. «Questa mattina (ieri, ndr) Forza Italia aveva depositato un parere favorevole», dice alla Verità il capogruppo dem in Commissione, Piero De Luca, «elaborato dalla relatrice Cristina Rossello, una giurista, che tuttavia teneva conto anche di alcune delle criticità da noi sollevate in un apposito parere di opposizione. È stata letteralmente accerchiata dai colleghi di Lega e Fratelli d’Italia, e lo ha ritirato invece di metterlo in votazione, come sarebbe dovuto accadere. Abbiamo quindi il via libera ai pareri delle altre commissioni, ma non di quello delle Politiche europee, che tra l’altro visto il tema era politicamente propedeutico agli altri. Cosa succede ora? Non abbiamo ricevuto a oggi un’altra convocazione», aggiunge De Luca, «quindi c’è il serio rischio che in cdm arrivi il provvedimento con i pareri favorevoli di tutte le commissioni coinvolte tranne quello della più importante, considerati anche i rilievi dell’Ue. Sarebbe un fatto molto grave per un provvedimento che, come formulato oggi, rischia di far scivolare il Paese verso uno stato di polizia».

«L’adeguamento della normativa nazionale al Regolamento europeo sull’IA», osserva la Rossello, «è un passaggio di grande rilievo, soprattutto quando riguarda l’utilizzo dei sistemi di IA nelle attività di polizia e nei procedimenti penali. Parliamo di strumenti innovativi e delicati, come l’identificazione biometrica in tempo reale, il riconoscimento facciale a posteriori e l’uso di dati biometrici per la ricerca di persone scomparse o la prevenzione di minacce imminenti. Proprio per questo servono regole chiare, garanzie solide e piena tutela dei diritti individuali riconosciuti dall’ordinamento nazionale ed europeo».

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