salvini ponte stretto
Matteo Salvini (Ansa)

Ennesima frenata all’inizio dei lavori del ponte sullo Stretto di Messina? Il Consiglio superiore dei lavori pubblici formula una serie di prescrizioni, ma il ministero di Matteo Salvini assicura: è tutto nella norma.

Il via libera annunciato nei giorni scorsi da Salvini è vincolato adesso da un centinaio di prescrizioni e raccomandazioni che investono alcuni dei fondamenti del progetto: rischio sismico, geologia, fondazioni, materiali, carichi, corrosione e innalzamento del mare. La mole degli adempimenti richiederà mesi.

Nelle 353 pagine della relazione, trasmessa il 6 agosto e redatta da una commissione composta da 76 tecnici, il Consiglio chiede che le indicazioni siano recepite già nella prima fase del progetto esecutivo. Il governo aveva modificato le norme per consentire alla società Stretto di Messina di procedere per stralci, ma l’organismo tecnico impone di fatto che il progetto vada considerato nel suo complesso.

Una nota del ministero delle Infrastrutture e Trasporti sminuisce la relazione che «non vuole mettere affatto in dubbio la fattibilità e l’unicità del progetto, ma rientrare nell’iter che tutte le grandi opere all’avanguardia e di interesse nazionale hanno seguito». E riporta l’esempio della Salerno-Reggio Calabria di Rfi. Secondo il Mit la relazione del Consiglio è formalmente positiva e «il progetto è perfettamente in linea con il suo valore socio economico e soprattutto con l’iter che opere di questa portata hanno seguito. In definitiva, quindi, il progetto, approvato e risolto dal Consiglio non ha subito alcun arresto ed anzi è passato alla fase successiva nel pieno rispetto dei criteri necessari».

Ponte sullo Stretto, le prescrizioni del Consiglio

La parte più corposa della relazione riguarda il rischio sismico. Gli studi presentati risalgono al 2011 e l’aggiornamento del 2024 è stato giudicato dal Consiglio insufficiente.

Altre verifiche richieste riguardano gli effetti combinati del vento, del calore solare e del traffico di automobili e treni, insieme ai modelli di carico e alla stabilità dell’impalcato e dei cavi.

Anche i materiali dovranno essere rivalutati. Secondo il Consiglio il progetto non affronta adeguatamente la capacità dell’opera di resistere a fenomeni di corrosione, estesi o localizzati, senza subire alterazioni rilevanti.

Un’altra lacuna riguarda l’innalzamento del mare. La società Stretto di Messina aveva sostenuto di non aver elaborato scenari, richiamando l’assenza di dati scientifici consolidati. Il Consiglio giudica questa posizione «non condivisibile».

L’opposizione attacca: «Il progetto è fallace»

All’iter manca anche il visto della Corte dei conti, che già lo scorso autunno aveva negato il controllo di legittimità per violazioni delle norme economiche e ambientali.

«Siamo pronti a denunciare alla Corte di Giustizia europea la vicenda del ponte sullo Stretto: stanno forzando regole, procedure e valutazioni tecniche pur di andare avanti», afferma Angelo Bonelli, deputato di Alleanza verdi e sinistra e co-portavoce di Europa verde.

Il vicepresidente della commissione Ambiente della Camera, Agostino Santillo, del M5s, attacca: «È ora che il governo Meloni ammetta il proprio fallimento. Il progetto per il ponte sullo Stretto non esiste perché quel poco che c’è è fallace».

La società Stretto di Messina ridimensiona il problema: «In attesa di leggere il parere definitivo, possiamo anticipare che alcune prescrizioni erano già previste in fase di progettazione esecutiva».

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