Il vicepremier Matteo Salvini ha dichiarato che nella prossima manovra punta a chiedere un contributo triennale del 5% degli utili alle prime dieci banche italiane.
In risposta a una domanda a margine della visita al cantiere della nuova stazione nel quartiere Pigneto di Roma, su quanto potesse essere il contributo delle banche nella prossima finanziaria, ha affermato: «Se noi chiediamo, e come Lega lo chiederemo, un contributo triennale su un utile di 30 miliardi, ti accontenti di un 5% l’anno».
E ancora: «Ho visto le due semestrali delle due più grandi banche italiane che hanno fatto utili per quasi 12 miliardi nel primo semestre, vuol dire che solo due banche fanno utili per più di 24 miliardi l’anno. Se ti accontenti di un 5% all’anno».
In seguito ha chiarito quali istituti rientrerebbero nel piano: «Facciamo che interveniamo sui primi dieci, non su centinaia di piccole banche locali».
La tassa del 5% sulle prime dieci banche
Questa, dunque, la proposta del ministro dei Trasporti e leader della Lega, da inserire nella prossima legge di Bilancio. «Sono sicuro che la Corte costituzionale si chiederà perché non le prime 12 o 15 o 20. L’idea di un contributo che Salvini vorrebbe triennale e non facoltativo viola diversi articoli della Costituzione, a cominciare dal principio di progressività delle imposte, cardine di ogni sistema democratico. Salvini non si rassegna all’idea che un profitto onestamente conseguito non è un bene da espropriare ad opera dello Stato», la replica di Osvaldo Napoli, della direzione nazionale di Azione.
Salvini: «Raddoppiare i militari di Strade sicure»
Nel frattempo, dalla maggioranza non sono ancora giunte dichiarazioni che confermino l’appoggio invocato da Salvini: «Ricordo a chi esprime dei dubbi che una parte di questi utili deriva da garanzie dello Stato e quindi dei cittadini e dai costi a carico dei cittadini», ha puntualizzato il vicepremier, che in merito al settore in cui investire i soldi che entrerebbero nelle casse dello Stato tramite la manovra ha precisato: «Diciamo che in quella differenza tra quello che la banca dà e quello che la banca chiede, uno spazio per chiedere un contributo c’è, poi su come utilizzarli c’è il tema della sicurezza. Noi vorremmo, come Lega, raddoppiare i militari di Strade sicure».
Nelle dichiarazioni del vicepremier è stato dato spazio anche al governo spagnolo, che ha infatti chiesto un contributo del 5% degli utili proprio alle banche: «Diciamo che io del governo Sánchez non condivido nulla, tranne l’intervento economico che hanno fatto sulle banche spagnole».
Il riferimento di Salvini, come riportato dal Corriere della Sera, è alla tassa sugli extraprofitti delle banche che è stata introdotta da Madrid nel 2022 con l’intento di colpire i guadagni straordinari che gli istituti di credito sono stati capaci di accumulare, dopo il repentino rialzo dei tassi di interesse da parte della Banca centrale europea.
La misura, in realtà, era partita con modalità che poi sono state via via modificate. In un primo momento, infatti, era prevista un’imposta straordinaria del 4,8%, che non era applicata sugli utili netti ma sul margine di interesse, ovvero la differenza tra gli interessi attivi sui prestiti e quelli passivi sui depositi, e sulle commissioni nette. Era una manovra pensata per essere applicata solamente agli istituti che presentassero dei ricavi superiori a 800 milioni di euro. Due anni dopo, invece, a fine 2024, il Parlamento spagnolo ha approvato una proroga triennale dell’imposta.
Il vero cambiamento consisteva però nell’introduzione di una struttura progressiva che andava a toccare l’aliquota. Questa è così stata elevata fino al 7% per i colossi bancari più grandi, come Santander e Bbva, ed è stata ridotta fino all’1% per gli istituti di dimensioni minori.
Salvini difende anche il Ponte sullo Stretto
Il vicepremier è anche intervenuto sui problemi per il Ponte sullo Stretto di Messina e al relativo avanzamento dell’iter per collegare Calabria e Sicilia, oltre alle recenti proteste che si sono verificate lo scorso fine settimana: «Il Consiglio superiore dei lavori pubblici è un organo indipendente composto da quasi 100 professori universitari, ingegneri, architetti, geologi: ha dato il via libera alla progettazione con delle prescrizioni da seguire in fase esecutiva.
Adesso ci saranno passaggi al Cipes e poi il parere finale della Corte dei Conti, su cui non mi permetto di intervenire, che dovrà valutare se possono aprire i cantieri entro la fine di quest’anno. Cosa che mi auguro, perché c’è tanta voglia e fame di lavoro».
Sulle manifestazioni di dissenso ha invece commentato: «Finché sono pacifiche, non sfasciano e non feriscono, io sono un democratico e quindi vanno benissimo».
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