Ora la Salis brucia il termovalorizzatore per non incenerire la sua maggioranza
Il Sindaco di Genova Silvia Salis, durante una seduta del Consiglio Comunale, in una foto d’archivio. Genova, 5 agosto 2025. ANSA/LUCA ZENNARO

Che termofrenata. A costo di rovinare i tacchi delle Manolo Blahnik blu cobalto, la sindaca di Genova ha piantato tutti e due i piedi sul pedale del freno e ha preso le distanze dal termovalorizzatore della discordia. Non tanto perché il progetto è regionale, portato avanti dal governatore Marco Bucci e dalla sua maggioranza, ma perché andando avanti Silvia Salis rischia di veder incenerita la sua maggioranza. Ha fatto due conti e ha deciso che per tenere insieme il consiglio comunale è più facile organizzare dj set, sfilate all’Acquario e sagre assortite. A Genova i rifiuti sono un mal di testa dagli anni 90. Da sempre in Italia i rifiuti sono politica.

Sembrava che dopo un’era geologica di polemiche, siluri, dietrofront (il tema è bollente dai tempi di Giuseppe Pericu e Marta Vincenzi) finalmente il bando regionale potesse mettere tutti d’accordo. La sindaca aveva dato via libera alla partecipazione della municipalizzata Amiu, con un unico pregiudizio: il luogo prescelto non può essere nel comune di Genova. L’assessore all’Ambiente Silvia Pericu (figlia dell’ex primo cittadino) aveva ribadito l’approccio positivo. E gli esperti di finanza pubblica si erano tranquillizzati, visto che Amiu Multiservizi ha un buco di bilancio di oltre 4 milioni e la partnership come socio scongiurerebbe un possibile fallimento. Invece, ecco l’improvviso dietrofront della sindaca ballerina, dovuto a due niet: quello di Angelo Bonelli, leader di Avs, contrarissimo a livello nazionale ai termovalorizzatori, e quello del Movimento 5Stelle genovese, arrivato dopo un incontro fra Giuseppe Conte e il Bonelli medesimo.

Uno sconquasso programmatico. Con i Verdi sulle barricate a minacciare le dimissioni dei propri rappresentanti nei municipi cittadini, i grillini a ruota, la sinistra piddina in ebollizione e Silvia Salis improvvisamente alle prese con il primo vero terremoto politico della sua legislatura. E con il rischio di andare a casa proprio durante i festival dell’estate in musica, la sua specialità. Per evitare la dolorosa frattura, la sindaca è stata costretta al passo indietro. E dalla sera alla mattina ha scoperto che quel termovalorizzatore – guarda che caso – non va bene. «È evidente che la Regione stia con l’acqua alla gola ma scaricare tutto su Genova e Amiu non è corretto», ha sterzato. «La Regione ha impostato la gara in un certo modo e ora si sta trovando senza accordi con il territorio e senza certezze sui piani indistruali. Genova è stata chiara fin dal principio sia nella disponibilità di spazi, sia nella disponibilità di individuare luoghi alternativi a Scarpino».

In realtà lei ha colto il messaggio subliminale dei due partiti cosiddetti alleati, che nel cda di Amiu hanno bloccato l’iniziativa («abbiamo bisogno di ulteriore tempo prima di esprimerci sull’ipotesi dell’impianto destinato alla chiusura del ciclo dei rifiuti») facendo capire all’ex atleta olimpica d’essere pronti a impallinarla anche in consiglio comunale. Dossier congelato, Salis in minoranza. La partita è ancora aperta perché proprio ieri il governatore Bucci, con una mossa del cavallo, ha spostato al 20 luglio la chiusura del bando, non si sa se per venire incontro alla municipalizzata con le pezze ai gomiti o per prolungare l’agonia della sinistra in questa faida interna sotto il Solleone.

Sono giorni complicati. E lontano dai palcoscenici di rappresentanza Salis mostra la corda su più fronti. Brutte notizie, reazioni nervose: per un «disguido tecnico» erano scomparsi dalla rassegna stampa del Comune sia La Verità, sia Libero, poi ripristinati. Ma la realtà è più forte di ogni narrazione ed ecco un nuovo incendio. Dopo quello di Avs e del M5S, ieri la sindaca ha perso anche l’appoggio dei sindacati, che hanno dichiarato lo «stato di agitazione permanente» e hanno organizzato una manifestazione contro di lei per i tagli previsti al personale del municipio, con il rischio di perdere 580 lavoratori entro il 2028.

Cgil, Cisl, Uil in opposizione a una giunta di centrosinistra; la notizia è singolare ed è testimonianza di un corto circuito tutto interno al pianeta rosso. Al termine del presidio in prefettura, i delegati sindacali hanno elencato tre temi chiave: carenza del personale, organizzazione del lavoro (che Salis non riesce a ottimizzare) e lavoratori allo stremo. I sindacati hanno ricordato che «sul tavolo ci sono tre nodi urgenti. Quello del taglio degli organici è ormai cronico e non è riferibile solo all’attuale amministrazione. I carichi sono sempre più pesanti e ricadono sul personale di servizio. Le 90.000 ore di straordinario annue certificano una carenza strutturale. La situazione è insostenibile, servono risposte subito».

L’imbarazzo del sindaco nel trovarle sta tutto nella decisione di cancellare il dibattito in aula sullo stato di agitazione del personale di Palazzo Tursi per non rischiare – anche qui – qualche sgambetto ed evitare di finire maldestramente in minoranza. Come molte icone radical, Salis è a proprio agio su Vogue e Vanity Fair piuttosto che dentro i labirinti dell’amministrazione quotidiana. È più versata alla vacua battuta renziana che alla soluzione di problemi concreti. Rifiuti da conferire, tagli degli organici: che volgarità, signora mia. Ma niente paura. Dopo le mossette con Charlotte De Witte «per svecchiare la città» è in arrivo il duetto con l’ex sindaco di New York, Bill De Blasio, guest star dell’«Ulisse Fest» il 10 luglio. Un paio di sandali Gucci e «lady S» tornerà a giocare in casa.

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