Piccole Renzi crescono. Dopo che Giuseppe Conte, il candidato premier del campo largo con più esperienza, è finito sotto attacco per la gestione (discutibile) della pandemia, Matteo Renzi ha ripreso a sponsorizzare la sua favorita per la corsa a Palazzo Chigi, la sindaca di Genova Silvia Salis, che sta ripercorrendo in tutto e per tutto le orme del suo pigmalione.
Partiamo dalla sovraesposizione mediatica: da mesi la Salis occupa le copertine delle riviste patinate. La settimana scorsa l’operazione simpatia con le finte foto rubate da Chi mentre era in spiaggia con le amiche e con il capo di Gabinetto, Marco Speciale, non ha funzionato a dovere, visto che il collaboratore è da tempo finito nel mirino del Pd per l’interpretazione del suo ruolo, ritenuta debordante. Ecco, allora, una seconda copertina, questa volta di Gente, settimanale per famiglie, che ha sfornato il titolo perfetto: «La Sindaca Mamma d’Italia». E l’ha mostrata mentre gioca a bordo piscina con il suo bambino, offerto a telecamere e obiettivi fotografici con generosità. Al punto da essere esibito anche durante l’ultimo gay pride. Il testo dell’articolo era un po’ da Istituto Luce. Venivano esaltati «addominali obliqui ben scolpiti, tipici di chi ha i muscoli veri, non pompati dalla palestra», «quadricipiti femorali gonfi e delineati», «i possenti muscoli delle braccia e delle spalle». Nel servizio l’ex campionessa di lancio del martello viene descritta come «una specie di Supergirl anti-Meloni», il cui corpo «si mostra in tutta la sua possanza».
Il rotocalco spiega il senso di tutto questo: «Sarà questo suo corpo potente, con la forza della narrazione dell’atleta olimpionica bella e determinata, unito al fatto di essere una politica locale vicina alla base, donna e madre, la sua arma segreta che la porterà a governare il nostro Paese come leader del campo largo, opposta a Giorgia Meloni, solo “donna, madre, italiana, cristiana”, per citare un suo famoso slogan?». Ecco lì: Salis è Supergirl, Meloni solo una donna normale. Vuoi mettere? Chissà se i genovesi, così orgogliosi del loro mare e della loro terra saranno contenti di sapere che la sindaca ha deciso «di passare il terzo weekend consecutivo al mare di Forte dei Marmi».
Nell’occasione la Salis è stata immortalata all’interno del lussuoso Maitó beach club, di proprietà dell’imprenditore toscano Stefano Nesti, 71 anni, titolare anche dell’hotel di super lusso Principe di Piemonte di Viareggio. Il Principe di Piemonte di Viareggio è lo stesso albergo dove Renzi ha festeggiato i suoi 50 anni in grande stile. Nesti ha fatto la sua fortuna con la Gb Invest Holding Ag, un gruppo di investimento internazionale. Sebbene storicamente legato ai settori del gaming e del software, il gruppo si concentra ora principalmente sul real estate, sull’ospitalità di lusso e sul settore nautico.
Per comprendere quale sia lo standard vacanziero della «compagna» Salis, abbiamo chiamato il Beach club Maitò e ci hanno proposto una delle 48 tende imperiali (nello stabilimento extralusso non si affittano singoli lettini) a 450 euro (settima fila) o a 550 (quinta). La prima (a 650) era tutta esaurita, anche per il prossimo weekend. I prezzi del ristorante sono in linea: una Caesar salad costa 28 euro, un pinzimonio 35, le penne al pomodoro (ma da «coltivazione biodinamica») 30, un Club sandwich altri 30, il «gran crudo» di pesce 80. Persino per una pizza Margherita si devono spendere almeno 16 euro. È probabile che la sindaca si porti la schiscetta con le trofie al pesto da Genova. In questo trionfo di sfarzo non si può dimenticare Casa Maitò, l’esclusivo art hotel e boutique resort extralusso del gruppo. La struttura non viene affittata a singole camere, ma propone la formula dell’affitto dell’intero edificio per soggiorni minimi di una settimana. Il costo si aggira intorno ai 120.000 euro a settimana. Nesti, ex re italiano delle scommesse online, ha venduto, nel 2018, la società Goldbet a Lottomatica, ricavandone una liquidità di 265 milioni. Anche la Salis, a modo suo, ha avuto a che fare con il mondo delle scommesse (nonostante i 5 stelle abbiano lanciato Genova come «Capitale della lotta al gioco d’azzardo»): dal 2022 e sino all’inizio della campagna elettorale per la poltrona di sindaco di Genova, ha fatto parte, a 30.000 euro l’anno, del board della Fondazione Lottomatica, la creatura sociale di Lottomatica spa, che si occupa di scommesse, casinò e lotterie.
Ma ad accomunare la Salis con il Renzi che offre consulenze e accetta incarichi in Paesi non proprio democratici (Arabia Saudita, Russia, Cina) non è solo l’amore per il lusso, ma è anche la passione per la politica «sponsorizzata» e per la vetrina Usa. L’ex premier è stato indagato e, successivamente, archiviato per i milioni di euro di contributi raccolti, lecitamente, dalla sua fondazione Open. Ma prima che arrivassero i guai giudiziari, il suo trampolino di lancio mediatico internazionale erano stati proprio i viaggi negli Usa, quando era sindaco di Firenze. Nel 2010 fu l’unico primo cittadino europeo a portare un saluto alla Conferenza dei sindaci statunitensi di Washington. Una trasferta in cui riuscì a stringere la mano a Barack Obama, in quel momento presidente Usa. Più tardi, nel settembre 2014, da presidente del Consiglio, ha incontrato l’allora sindaco di New York, Bill De Blasio, e altri leader locali statunitensi per discutere di politiche urbane e riforme. Lo stesso De Blasio si confronterà il 10 luglio a Genova con la Salis alla Festa del viaggio della guida Lonely planet.
Nell’ambito di questo gemellaggio, ieri, la sindaca è atterrata a New York in tempo per celebrare i 250 anni dell’indipendenza degli Stati Initi d’America. Una mossa che la dice lunga sull’ambizione dell’ex campionessa di lancio del martello. E, come faceva Renzi, anche la Salis viaggia e porta avanti i suoi progetti cercando l’aiuto di sponsor privati. L’iniziativa in programma sino all’8 luglio, che si intitola «Da Genova a New York», «è stata realizzata», in perfetto stile renziano, «con il supporto di Ita airways e Starhotels». La catena alberghiera amatissima dal Giglio magico è presieduta da Elisabetta Fabri, nominata da Renzi, ai tempi del governo dei 1.000 giorni, nel cda di Poste italiane. Noi abbiamo scritto e telefonato alla Fabri per avere notizie sul tipo di contributo, ma la presidente non ci ha risposto.
La missione punta a rafforzare i legami storici, culturali ed economici tra Genova e gli Stati uniti «attraverso iniziative di city branding, internazionalizzazione e promozione del territorio» e a consolidare «il posizionamento di Genova quale città aperta, internazionale e connessa ai principali centri globali». La sindaca ha in agenda incontri istituzionali, appuntamenti con tour operator, investitori, stampa specializzata e rappresentanti della comunità italo-americana. Oltre a un evento di presentazione delle eccellenze del territorio genovese a bordo del veliero Amerigo Vespucci. La delegazione, oltre che dalla sindaca, è composta anche dell’assessore al Turismo, Tiziana Beghin, e da altre sette o otto persone.
Ieri in Comune ha iniziato a circolare la determina dirigenziale del 3 luglio (giorno prima della partenza) che aveva a oggetto l’approvazione last minute dello «schema di contratto di sponsorizzazione tra il Comune di Genova e Italia trasporto aereo (Ita, ndr) spa relativo al progetto “Da Genova a New York” […] promosso nell’ambito delle celebrazioni per il 250° anniversario dell’indipendenza degli Stati Uniti d’America». Dal documento si evince che la società controllata al 59% dal ministero dell’Economia (che era all’oscuro del contributo), «si è dimostrata interessata a sponsorizzare il progetto attraverso una sponsorizzazione tecnica che prevede un corrispettivo in favore dell’ente pari a 25.000 euro al netto di Iva al 22%». In cambio ha ottenuto l’«attribuzione della qualifica di partner tecnico» e ampie citazioni nel comunicato stampa, nel media kit e nella rubrica social intitolata «Road to Nyc», composta da brevi pillole che raccontano il dietro le quinte del viaggio. A Fiumicino, la sindaca si è fatta fotografare anche nella lounge di Ita. Dall’azienda confermano: «La sponsorizzazione prevede un corrispettivo da parte nostra in cambio di visibilità nelle iniziative del Comune nell’ambito del progetto “Da Genova a New York”. Ne abbiamo fatte di simili in altre occasioni e per altre manifestazioni (esempio il Giro d’Italia, Tour Vespucci, ecc.). I biglietti aerei della delegazione li ha pagati il Comune».
Salis & C. hanno garantito la «presenza del logo e marchio Ita Airways nel momento di massimo impatto mediatico all’arrivo della delegazione Oltreoceano», anche se tutte le tappe del viaggio sono trasformate in eventi: la cerimonia di partenza a Genova; la Stop over ceremony di Roma e l’Arrival ceremony prevista a New York. Tutti momenti in cui vengono garantiti «taglio del nastro e photo-opportunity con le autorità». Insomma, della Salis non si butta via niente e ogni scatto con lei ha un valore commerciale. Renzi è diventato maestro nel vendere i suoi discorsi, la Salis ha iniziato persino meglio mettendo sul mercato persino i tagli dei nastri.
Nel frattempo, le opposizioni denunciano un presunto cortocircuito comunicativo all’interno della maggioranza: «Il presidente del Consiglio comunale, accortosi solo a pochissimi giorni di distanza della trasferta del sindaco a New York, ha improvvisamente rinviato di due giorni la seduta del Consiglio». Per questo i partiti del centrodestra rincarano: «Si blocca l’attività amministrativa della città per coprire i viaggi e le disattenzioni di una giunta ormai scollata dalla realtà».
Intanto a Genova continuano gli episodi da barrio sudamericano: l’ennesimo straniero fuori controllo, un ventottenne cubano, ieri ha fatto irruzione in una chiesa del centro, interrompendo la messa a suon di grida e bestemmie. Dopo ha provato a picchiare le forze dell’ordine ed è stato sottoposto a un Tso. Ma, ormai, la sindaca era in volo per la Grande mela.
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