Salvini dà un freno alla corsa al Colle
Matteo Salvini (Ansa)

Tra nuova legge elettorale (caratterizzata da premio di maggioranza e indicazione del candidato premier) ed elezione del prossimo presidente della Repubblica il legame è strettissimo, visto che il successore di Sergio Mattarella verrà scelto dal prossimo Parlamento.

L’esame in aula alla Camera della nuove legge elettorale slitta di una settimana: non più martedì 7 luglio, come era previsto, ma martedì 14. Lo ha deciso la conferenza dei capigruppo: a quanto affermano diversi partecipanti, il rinvio sarebbe stato giustificato con le difficoltà nei trasporti.

Inevitabili le ironie delle opposizioni sul ministro Matteo Salvini, che si toglie un po’ di macigni dalle scarpe: «Questa è nuova», commenta il leader della Lega, «io arrivo, vado, prendo il treno, anche domani. Sono convinto che deputati e senatori riusciranno a raggiungere il luogo di lavoro».

Il sospetto è che il centrodestra non solo non abbia ancora trovato il modo di sciogliere il nodo delle preferenze, che a quanto risulta alla Verità sarebbero anche un modo per ridurre notevolmente i rischi di incostituzionalità della legge. Roberto Vannacci sta alla finestra e intanto provoca: «Se Futuro nazionale continuerà a crescere nei sondaggi, Meloni farà arenare anche la nuova legge elettorale, rinunciando al premio di maggioranza».

Alla domanda se vedrebbe bene Meloni come presidente della Repubblica, Salvini risponde così: «La vedo bene ovunque, ma la vedo bene come rinnovato premier nell’autunno dell’anno prossimo. Però», aggiunge il leader del Carroccio, «abbiamo ancora più di un anno di lavoro da fare, quindi è presto». «Nel prossimo autunno» e «abbiamo più di un anno», significa stop ai progetti di voto anticipato, obiettivo della Meloni.

Tornando al tema delle preferenze, l’idea di Fdi sarebbe quella di mantenere bloccati i capilista e lasciare la corsa libera per le altre posizioni: in questo modo si garantirebbe comunque l’elezione di chi ha pochi voti ma molti amici nelle segreterie dei partiti, non irritando chi nei partiti più forti ha un vasto consenso personale, ma è fuori dai cerchi magici.

Scettico il capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari: «Questa legge elettorale», argomenta a Start, su Sky Tg24, «nasce da un accordo tra i partiti di maggioranza, è una legge che è stata chiesta in primis da Fdi e dalla Meloni, nel nome della stabilità. Noi della Lega, che siamo radicati sul territorio soprattutto al Nord, riteniamo che il modello migliore fosse quello che c’era, quindi con i collegi. Il sistema dei due capolista bloccati e le preferenze sotto non ci convince perché di fatto avrebbe solo uno scopo: rafforzare i partiti più forti, Pd e Fdi».

Intanto, ieri pomeriggio, riunione a Palazzo Chigi con il premier, Giorgia Meloni, il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, il ministro della Difesa, Guido Crosetto, e quello dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. Al centro dell’incontro, il vertice Nato in programma il 7 e 8 luglio ad Ankara, in Turchia.

Tra prestito Safe (il Programma europeo per le spese per la difesa), ristrettezze di bilancio, necessità di destinare denari ad altri altri settori e via così, c’è una forte dialettica tra Giorgetti (che vorrebbe scucire il meno possibile per le spese militari) e Crosetto (che deve mantenere gli obiettivi previsti). Al vertice Nato, c’è da scommetterci, all’Italia verrà chiesto cosa intende fare, e con l’aria che tira con Donald Trump le risposte dovranno essere convincenti.

Infine, per quel che riguarda l’Autonomia, In conferenza dei capigruppo al Senato è stato richiesto all’unanimità di audire, nelle commissioni riunite Affari costituzionali, i ministri Orazio Schillaci e Nello Musumeci sulle pre-intese con Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto.

«Arrivare a una Repubblica federale italiana», scrive Salvini su X, «è fondamentale. Entro la fine della legislatura, grazie alla Lega, avremo la prima grande riforma federalista in questo Paese, smettendo così di cedere sovranità a Bruxelles». Il leader del Carroccio si dice anche favorevole alle primarie di coalizione nel centrodestra per scegliere i candidati sindaci nelle grandi città che andranno al voto il prossimo anno.

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