«Se Giorgia mi chiama, io le rispondo»
Roberto Vannacci (Ansa)

Generale Vannacci, finalmente dopo mesi in cui la accusano di fare solo opposizione sterile arriva la sua prima proposta estesa per gli italiani. Su cosa puntate?

«Puntiamo sul valore identitario e patriottico, puntiamo sul rilancio di questa nostra nazione. Abbiamo proposte per la famiglia, per il fisco, per il lavoro. Un programma ampio che verrà presentato in diverse tappe. Un programma che nasce dal basso, dal riscontro che abbiamo ricevuto ascoltando la base del partito. Un programma che però non vuol essere scolpito nella pietra. Anzi abbiamo l’ambizione di dire che cambierà più volte, tutte le volte che cambieranno le condizioni e lo scenario internazionale. Ci proponiamo di aggiornarlo continuamente».

Immagino abbia seguito approfonditamente quello che è successo a Ceuta. Lei dice che il governo non ha fatto abbastanza. Cosa avrebbe fatto lei oltre a chiudere le frontiere?

«Il problema di Ceuta è strutturale: è il problema dell’immigrazione. Purtroppo, però, il governo reagisce alle emergenze».

Generale però il progetto Albania, che poi ha guidato i primi epocali cambiamenti in termini di approccio al problema dei flussi migratori in Europa, non è affatto improvvisato. Lei è contrario agli hub nei Paesi terzi?

«Gli hub nei Paesi terzi vanno bene. Il problema è l’incoerenza. Nel maggio del 2025 al Parlamento europeo Forza Italia ha votato contro finanziamenti specifici per la creazione di piattaforme di rimpatrio al di fuori del territorio europeo insieme e a Pd e Avs e Movimento 5 stelle».

Questo accadeva nel 2025.

«Sì, ma più recente, a fine aprile di quest’anno, sempre Forza Italia ha votato contro la possibilità che Frontex possa concentrare la propria attività nel gestire le minacce ibride e potenziare i rimpatri. Io mi domando: è possibile avere in maggioranza una forza che vota contro la direzione nella quale tu vorresti andare? Paolo Emilio Russo (Forza Italia) in Parlamento ha definito l’immigrazione come un fenomeno inevitabile e positivo. Praticamente le stesse cose che dice la Boldrini».

Ora, dopo il fronte con la Spagna, si apre anche quello con la Germania. Berlino ha detto che applicherà il regolamento di Dublino rispedendo in Italia tutti i migranti. Sono saltati tutti gli schemi. Qual è la soluzione?

«Aver sospeso Schengen è giustissimo, ma noi in sostanza stiamo facendo più in piccolo quello che fa la politica del governo Sánchez. Perché regolarizziamo gli irregolari. Prima della remigrazione ci deve essere la chiusura delle frontiere e come proposto da Futuro nazionale a Montecitorio lo scorso mercoledì. Bisogna adottare il modello Australia: se entri da irregolare non potrai mai e poi mai essere regolarizzato. Che tu sia una donna o un minore, senza eccezioni».

Ha detto di non essere contrario a maggiori spese per la difesa. È corretto?

«Non è precisamente così. Chi decide che il 5% va bene? Non abbiamo questo dato sulla base di una ricerca, è un’indagine interna fatta sulla nostra difesa. È una scelta che si basa su un accordo la cui ricaduta finale sarà il beneficio di quel continente che a noi esporta le armi, ovvero gli Stati Uniti. Mentre il piano Safe, o il Rearm Europe è null’altro che un’opera finanziaria creata per rilanciare l’economia tedesca, l’unica che può fare scostamento di bilancio in questo momento. Io avrei fatto il Reborn Europe, non il Rearm, perché la nostra prima emergenza in Europa è la denatalità. Dopodiché noi dobbiamo avere forze armate operative, addestrate ed equipaggiate con strumenti e tecnologie all’avanguardia per fronteggiare le minacce reali al nostro Paese».

Il suo era un riferimento al fatto che le minacce russe non siano minacce reali…

«Non abbiamo un problema di minacce russe ai nostri confini, l’unica invasione che abbiamo è quella degli irregolari. Io posso anche ammettere che Mosca abbia invaso Kiev, ma l’Ucraina non è Unione europea. Perché dovremmo sentirci sotto minaccia? Allora perché quando l’Azerbaigian ha invaso l’Armenia riprendendosi il Nagorno-Karabakh non siamo intervenuti in sostegno del Paese caucasico? Lo stesso vale per Cipro».

Putin attacca perché sostiene ci sia minaccia nei suoi confronti da parte della Nato, in questo caso è psicosi, sindrome da accerchiamento? O è vero?

«L’accerchiamento esisteva, tanto che il problema nasce nel 2008 quando la Nato mette in campo la possibilità di far entrare Ucraina e Georgia».

Insomma è chiaro lei spinge per l’interruzione del sostengo all’Ucraina..

«Perché è come se stessimo finanziando la nostra crisi energetica e il nostro impoverimento».

Smettere di sostenere Kiev e ricominciare ad acquistare gas russo non ci porrebbe in una posizione negoziale debole con Putin?

«Ci pone in una posizione negoziale debole continuare a finanziare una guerra che non si vincerà mai».

Dicono che sia un esperimento, un prodotto politico costruito in laboratorio creato per dividere la destra. Lo confermava lei stesso a Carmine Abate in un podcast. Diceva: «Se uscissi farei male alla destra e favorirei la sinistra». Oggi votare lei significherebbe regalare un voto alla coalizione di sinistra. Perché lo ha fatto se si dice di destra?

«Sono cambiate le condizioni, sono uscito dalla Lega perché è un partito che si è mostrato incoerente con le promesse fatte. Dopodiché io insisto: Futuro nazionale deve essere il principale interlocutore del centrodestra».

Lei dice le stesse cose che dicono quelli di Avs, Giuseppe Conte e Alessandro Di Battista, forse può interloquire con loro?

«No, non diciamo le stesse cose perché loro sono sterilmente pacifisti, io sono contro la guerra solo perché non ci conviene».

È chiaro che per come sono messe le cose, anche se dovesse crescere nei sondaggi è impossibile che vada a fare il premier da solo. Si rende conto che sta aiutando la sinistra così?

«Questo governo sta portando avanti le stesse politiche che da sempre porta avanti la sinistra. Forza Italia a Bruxelles appoggia la patrimoniale europea. Sulla crisi della natalità non è stato fatto nulla. Non hanno votato i nostri emendamenti sulla legittima difesa. All’agricoltura hanno nominato un ministro della Sovranità alimentare ma poi dicono di sì al Mercosur».

Generale non può vendermi il fatto che non capisca che in politica devono per forza esserci negoziazioni e compromessi. Sembra stia dicendo che il governo Meloni sarebbe identico a un governo Schlein. È così?

«No, certo che non è così, ci sono stati infatti dei punti di incontro con questo governo. Come sulle preferenze ad esempio: alla Camera abbiamo votato lo stesso emendamento».

Quindi ci sono interlocuzioni con il governo?

«Mai avuta alcuna interlocuzione con i membri dell’esecutivo. Nessuna telefonata né da Tajani, né da Salvini, né da Meloni».

Aspetta una telefonata di Meloni?

«Assolutamente sì, qualora ne abbia voglia».

Ma scusi generale, lei non può far finta di non sapere cos’è la gerarchia. Perché il presidente del Consiglio dovrebbe chiamarla? Non si è neanche mai confrontato con l’elettorato ancora e ha votato contro la fiducia al governo.

«Aspetto una sua telefonata perché ho imparato l’educazione in senso tradizionale: considero Giorgia Meloni la padrona di casa e mi aspetto che parli con tutte le persone che si trovano all’ingresso della sua casa».

Futuro nazionale presenta il suo programma

Arriva la prima proposta del generale Roberto Vannacci per il Paese. Dopo settimane di opposizione con tante proteste e poche proposte, ecco la prima parte del programma di Futuro nazionale scritto dal responsabile per il programma Lorenzo Gasperini e che pubblichiamo in esclusiva sulla Verità. La prima di tre parti conta già 68 pagine fitte di proposte sul fisco il lavoro, la famiglia, immigrazione, sicurezza, giustizia, geopolitica, Unione europea ed energia. La Base ideologica e programmatica 2027-2037 si intitola Per l’amore dell’Italia di oggi e la speranza dell’Italia di domani.
Si parte dalla famiglia quindi, con l’attivazione di politiche choc per la natalità e l’introduzione di un vero quoziente familiare, la tassazione calcolata sulla base del numero di persone sostenute dal reddito prodotto. Richiesta in sede Ue per riconoscere la demografia come vera crisi dell’Europa, perché c’è la necessità di una «deroga strutturale al Patto di stabilità e crescita che verta non sulle emissioni di carbonio ma sulla procreazione». Per la parte fiscale Fn chiede un innalzamento del tetto al contante, la tassazione dei redditi e non delle proprietà, difesa della piccola proprietà: «Vogliamo tutti proprietari non tutti proletari». Mentre si chiede anche che i dipendenti partecipino agli utili delle imprese. Restando in tema lavoro, si fa riferimento al principio economico di San Paolo: «Chi non vuol lavorare neppure mangi». Il riferimento al Reddito di cittadinanza non è esplicito ma nella sostanza si traduce così: «Sostegno agli italiani in difficoltà, razionalizzazione degli sprechi per chi non vuol lavorare, sottratti oggi a chi davvero ha bisogno». Sul commercio Fn si oppone a «trattati penalizzanti come il Mercosur». Nel capitolo europeo non si chiede la fuoriuscita dalla Ue ma la si prospetta, così come per l’area Euro: l’opzione uscita non deve essere un tabù.
I rapporti internazionali per Vannacci devono essere «elastici». Naturalmente si propone il riavvio dei rapporti con la Russia, lo stop all’invio di armi all’Ucraina e coinvolgimento di Mosca nel Board of Peace voluto da Trump per il Medioriente. Lì si condanna Hamas ma si è altrettanto duri con Israele colpevole di «sproporzionate azioni militari» nei confronti dei palestinesi. Trump si sostiene sull’America first ma non nella politica estera. Si cita il mare nostrum e si evoca l’utilizzo del gas russo. La remigrazione è naturalmente capitolo a parte, i punti sono ben 22 e si inizia con l’impermeabilità dei confini nazionali e si conclude con la revoca della cittadinanza per chi delinque. Sulla sicurezza altri spunti: rastrellamenti nelle aree ad alta complessità criminale; ampliamento della legittima difesa; smantellamento centri sociali che fungono da base logistica per reati eversivi; remigrazione dei detenuti stranieri; imputabilità minorile a 12 anni; abolizione del femminicidio, perché «la tutela delle donne si fa con giustizia rapida e certa per chi commette un omicidio e remigrazione per ridurre drasticamente i reati contro le donne, non col marketing penale».

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