John Coltrane si esibisce in Germania Ovest nel 1959
John Coltrane durante un'esibizione (Getty Images)

«Capolavoro», «testamento», «apice della vita di John Coltrane», «aperta ammissione di devozione al divino». Anche nel centenario della nascita di Trane (l’artista che per gli appassionati è quasi una divinità nacque il 23 settembre 1926 a Hamlet, North Carolina, e morì a 40 anni il 17 luglio 1967 a New York), ogni definizione di A Love Supreme sembra aggiungere una tessera senza mai completare il mosaico di un album venerato anche al di fuori dei confini del jazz (Bono, Patti Smith e Carlos Santana solo tre dei proseliti eccellenti).

Che non fosse un’opera come le altre fu chiaro a tutti anche all’inizio del 1965, quando vide la luce. Troppi gli indizi per immaginare il contrario, a cominciare dal colpo di gong che apre una vera e propria suite in quattro movimenti dedicata all’amore supremo di Dio (Acknowledgement, Resolution, Pursuance, Psalm).

Passando dalle parole scritte di suo pugno dal leggendario sassofonista per guidare il «caro ascoltatore» attraverso un magma sonoro dalle ambizioni metafisiche che avrebbe influenzato la scena (aprendo una strada che sarebbe stata definita «spiritual jazz»), fino alla preghiera finale declamata al sassofono tenore («All paths lead to God. Thank you God»; «Tutti i sentieri portano a Dio, grazie Dio», recita quella che all’apparenza poteva sembrare una poesia pubblicata tra le note di copertina).

A condurre i follower del podcast Non sparate sul pianista tra i misteri di questa incisione che non smette di stupire c’è un ospite speciale: Ashley Kahn, critico musicale statunitense con due Grammy Awards (e quattro nomination) in bacheca, firma di DownBeat e autore del testo fondamentale su questa meraviglia di Trane e dei suoi tre compagni di viaggio: McCoy Tyner, Jimmy Garrison ed Elvin Jones (A Love Supreme: Storia del capolavoro di John Coltrane, Il Saggiatore).

La puntata di Non sparate sul pianista dedicata ad A Love Supreme

Ma il grande esperto di jazz ci guida anche a comprendere la relazione tra Trane e il Principe delle tenebre, Miles Davis, in questo 2026 che per i jazzofili è stato una sorta di giubileo. Dato che anche Miles, il 26 maggio, avrebbe spento 100 candeline.

La puntata di Non sparate sul pianista su Miles Davis e John Coltrane

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