Il sabato pomeriggio e la domenica mattina Lorena Bianchetti conduce l’ormai storico programma di Rai 1 A Sua immagine e ne costituisce il volto perfetto, un punto di riferimento per i telespettatori anche per una stagione difficile come lo è quella estiva. Infatti un aspetto importante è che il programma va in onda, ininterrottamente, tutto l’anno.
Ci racconti della professione dei tuoi genitori?
«Mio papà e mia mamma hanno avuto per 54 anni una pasticceria artigianale a Roma. Era un’attività che andava avanti da generazioni, perché mio nonno e il mio bisnonno paterni erano pasticceri, e anche mia mamma ha lavorato con lui. La mia vena artistica l’ho presa dal mio papà perché faceva anche torte artistiche e dipingeva. Ha fatto torte per Sophia Loren, per Alberto Sordi. Da loro ho appreso anche il senso della concretezza e dell’accogliere le persone con umanità».
È ciò che manifesti mentre conduci A Sua immagine…
«Esattamente. Aggiungo un altro particolare. Mio padre non faceva dolci con conservanti ma soltanto con prodotti naturali. La mia prima vera scuola è stata quella della pasticceria».
Laureata in Lingue e letterature straniere alla Sapienza.
«Sì, con 110 e lode».
Nel 2017 hai condotto, nell’aula sinodale del Vaticano, l’evento «Scholas Occurrentes» parlando in lingua spagnola. Conosci anche altri idiomi stranieri?
«Oltre allo spagnolo, il francese perché ho vissuto anche un anno in Francia e mi sono laureata con una tesi in francese sulle opere di Stendhal e le correlazioni con il cinema».
A Sua immagine va in onda il sabato pomeriggio e la domenica mattina. A uso dei lettori vogliamo ricordarne l’orario?
«Il sabato pomeriggio alle 16 e la domenica mattina alle 10 e 15».
La domenica mattina viene trasmessa la messa, un servizio molto utile per chi non può spostarsi da casa o è in ospedale, ad esempio persone anziane…
«A Sua immagine è l’unica trasmissione della Rai che non va mai in vacanza ed è in onda tutto l’anno. In estate variamo l’offerta. Il sabato usciamo dallo studio e raccontiamo l’Italia dal punto di vista spirituale, storico e artistico. La domenica seguiamo il magistero di papa Leone. Dalle 10 e 15 alle 11 diamo la linea alla messa. Nella seconda parte aspettiamo che papa Leone si affacci in piazza San Pietro. Quest’estate lo abbiamo visto anche a Castel Gandolfo. Poi commentiamo le sue parole con approfondimenti».
Nella puntata del 2 agosto 2026 emerge, attraverso testimonianze, che mica tutti i giovani d’estate scelgono diffuse forme di evasione, come lidi e discoteche. C’è chi fa l’animatore nei grest, chi opera in una spiaggia solidale, chi va a lavorare in missione all’estero.
«È importante divertirsi, è importante anche la leggerezza. Ma l’estate e le vacanze dovrebbero essere un tempo in cui resettare la propria interiorità. Ad esempio facendo silenzio, osservando la natura e i suoi colori. Io in estate sono stata in campagna, mi sono gustata i tramonti e, alzandomi presto, le albe, perché quando in inverno corriamo ci perdiamo tutto. Come ha detto Leone XIV le vacanze potrebbero essere un tempo per fare anche gesti di solidarietà. Se perdiamo la nostra interiorità perdiamo anche la nostra felicità».
Certo, le giovani generazioni presentano multiformi manifestazioni e stili di vita.
«Attraverso il mio lavoro ho notato che c’è una giovane generazione più bella di quanto si tende spesso a descrivere. I riflettori spesso non sono puntati sul tanto bello che esiste».
In questa stessa puntata è intervenuto il cardinale Gianfranco Ravasi che ha ricordato la parabola del samaritano, capitolo X di Luca. «Di fronte all’indifferenza totale del sacerdote o del levìta» ha osservato «il samaritano, uno considerato eretico dal popolo ebraico, si premura per un straniero». È questa la sfida estrema dell’essere cristiani. Ma spesso l’indifferenza ha il sopravvento.
«Penso che dall’indifferenza si arriva alle guerre. Nel momento in cui non consideriamo l’altro un nostro fratello, nel momento in cui non abbiamo la concezione del valore di una persona umana fare la guerra può diventare una conseguenza. Al di là del fatto di credere o non credere se non si riscopre la bellezza e il valore di ogni persona umana nella sua specificità saremo sempre più lontani l’uno dall’altro. I media dovrebbero ricordare di più l’importanza del dialogo mostrando gesti concreti».
Chi è sensibile al messaggio evangelico resta talvolta disarmato e deluso di fronte all’atteggiamento di altri che paiono con comprendere…
«Intanto cominciamo noi a dare l’esempio. È un domino, se l’altro cade e lo lasci cadere finisce che cade tutto. Se uno si ferma e dice “guardate che c’è dell’altro”, magari la pianta inizia a rifiorire, immaginiamo la vita come un giardino, non lo vuoi annaffiare? Lo annaffio io e magari così viene voglia anche agli altri di fare lo stesso».
Sulla questione della diminuzione delle vocazioni qual è il tuo pensiero?
«Penso sia meglio ci sia un’autenticità di scelta di vita, il sacerdozio, piuttosto che una scelta non convinta e non forte perché questo potrebbe rivelarsi nocivo. Quando la missione non è vissuta autenticamente crea danni. Nel mio lavoro ho incontrato pastori veri, persone sante che magari non sono sotto i riflettori».
Dalle ricerche emerge il fenomeno della diminuzione della partecipazione alla messa…
«Papa Francesco diceva che le omelie dovrebbero durare otto minuti, non so se questo possa essere un motivo o meno. Certo è che nel momento in cui uno va messa torna a casa arricchito, ci torna con l’eucaristia ma anche le parole sono importanti. Io quando vado a messa e prendo l’eucaristia mi ricarico. Bisogna anche capire come viene proposta la messa».
Sei maritata, dal 2015, con Bernardo De Luca e avete una figlia, Estelle, di 7 anni. Come si concilia una professione impegnativa come la tua con la vita familiare?
«È difficile. A volte arrivo alla sera distrutta ma, pur facendo salti mortali, conciliamo tutto, la casa, nostra figlia, il lavoro. Paradossalmente, da quando sono mamma, ho una ulteriore concentrazione, riesco a fare più cose, mi piace seguire Estelle, fare i compiti con lei, accompagnarla alle attività sportive, dalle amiche, insomma sono molto presente, non mi voglio perdere le sue fasi di crescita a causa del lavoro. E riesco a fare entrambe le cose».
Accade ancora che gli italiani diano ai figli un’educazione cattolica un po’ di facciata, conformista, senza una convinzione non formale?
«Mia figlia mi segue anche nelle trasmissioni, mi vede come sono anche nel lavoro per cui ha una bella infarinatura. Penso che chi è credente e cattolico oggi lo sia in un modo più autentico di qualche anno fa perché le precedenti generazioni vivevano un cattolicesimo talvolta anche un po’ di facciata come dicevi tu, con dignità ma non sempre con una convinzione del cuore. Oggi in questo c’è una maggiore libertà e teniamo presente che essere cattolici non è trendy. Quindi chi sceglie di esserlo è perché lo sente nel cuore. Alle Giornate mondiali della gioventù ho incontrato ragazzi per i quali credere nella Chiesa e nel Papa è una bussola di vita. E poi la Chiesa c’è, penso ad esempio alla Caritas e ai tanti sostegni importanti che essa dà».
In quali chiesa o chiese, solitamente, vai a messa?
«Ho tre chiesine che mi stanno a cuore, quella della mia parrocchia, poi Sant’Andrea delle Fratte perché sono molto devota alla Madonnina di Rue du Bac e la terza è la chiesa di Sant’Anna, in Vaticano, perché lì è stata battezzata mia figlia».
Parlando di santi, ci riveli quello o quelli cui sei particolarmente legata?
«Ne ho diversi. Il santo che ha plasmato la mia vita da piccola è stato san Francesco, poi sant’Antonio da Padova anche perché ho scritto molto per il Messaggero di Sant’Antonio e poi san Giovanni Paolo II, il primo Papa che ho conosciuto e a cui sono legatissima. E anche padre Pio…».
Una preghiera bellissima, l’Angelo di Dio. Ti capita di chiedere un piccolo aiuto o un conforto al tuo angelo custode?
«Sì, lo prego con il desiderio che mi sia vicino e mi possa guidare. Ma prima di affrontare discorsi importanti e complessi prego il Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, affinché lo Spirito Santo possa illuminare le parole che escono dal cuore».
Nel 1997-98, nella trasmissione per gli italiani all’estero Speciale Rai International, hai intervistato personaggi di letteratura, cinema e televisione. Quale tra questi più ti ha colpito?
«Mi colpì molto Franco Zeffirelli perché il suo film Gesù di Nazareth ha segnato profondamente la mia fede e continua a segnarla. Ogni volta che rivedo quelle immagini mi emoziono molto».
Il 4 giugno 2023, in uno speciale di A Sua immagine, hai intervistato papa Francesco. Ti emozionasti?
«Non ero emozionata perché se mi fossi emozionata non avrei fatto un buon servizio per il pubblico e non avrei avuto rispetto per lui. Ero molto lucida, presente ma, se ti devo dire il mio stato d’animo, felice. Papa Francesco mi trasmetteva una gioia infinita».
Una futura intervista con Leone XIV?
«Non so lo, forse è troppo presto, ma chissà…».
C’è una canzone di musica leggera che hai molto ascoltato da ragazza?
«Accidenti, mi cogli alla sprovvista. Sicuramente, da piccola, ascoltavo molto Lucio Battisti, sono canzoni d’amore…».
E una con contenuti più propriamente religiosi che ami?
«Una canzone che dal punto di vista religioso ha segnato la mia vita è Jesus Christ You Are My Life di don Marco Frisina. Mi ricorda quando ho condotto la Giornata mondiale della gioventù del 2000, a Tor Vergata a Roma, c’era Giovanni Paolo II. Queste parole mi fanno tornare a un momento di grazia irripetibile (Lorena intona il refrain del brano, nda). Tornai a casa con il cuore pieno».
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