Roberto Vannacci, presidente di Futuro Nazionale
Roberto Vannacci (Ansa)

Indagine con caos annesso su Futuro Nazionale. Ieri pomeriggio, l’Ansa lancia questa notizia: «La Procura militare di Roma, guidata da Marco De Paolis, ha avviato accertamenti preliminari in relazione ad un esposto presentato dal sindacato dei militari nei confronti del generale Roberto Vannacci, presidente di Futuro Nazionale, del coordinatore nazionale Massimiliano Simoni e del responsabile del programma Lorenzo Gasperini in cui si ipotizza la ricostituzione del partito fascista con la violazione della legge Scelba».

Qui in chi scrive sorge un dubbio: Vannacci e Simoni sono ex militari in pensione, ma Lorenzo Gasperini è un professore di Filosofia! Che c’entra con la Procura militare? Ovviamente niente, come dopo alcune ore di totale caos conferma la stessa Procura militare, attraverso una nota: «In relazione alle notizie diffuse da alcuni organi di informazione», si legge nel comunicato, «si rende necessario precisare che la Procura militare di Roma non ha avviato alcuna indagine nei confronti del generale Roberto Vannacci per la presunta ricostituzione del partito fascista, né ha indicato tale ipotesi quale oggetto degli accertamenti disposti. È inoltre necessario precisare che nell’esposto presentato alla Procura militare dal sindacato dei militari non viene formulata alcuna ipotesi di ricostituzione del partito fascista e non viene fatto alcun riferimento alla legge Scelba. Gli accertamenti disposti dalla Procura riguardano, come espressamente indicato nel suo comunicato», si legge ancora, «la posizione di appartenenti alle Forze Armate all’interno della struttura organizzativa di Futuro Nazionale, allo scopo di verificare l’eventuale sussistenza di fatti di stretta competenza della giurisdizione militare. Pertanto, il titolo secondo cui la «Procura Militare avvia indagine su Vannacci per la ricostituzione del partito fascista» è una rappresentazione che non trova alcun riscontro negli atti della Procura».

L’esposto sui militari di Futuro Nazionale

L’indagine della Procura militare nasce da un esposto presentato dal sindacato dei militari il 2 settembre, l’altro ieri, e riguarda la partecipazione di esponenti delle forze armate in servizio nelle attività politiche del partito di Roberto Vannacci. I militari, ricordiamolo, possono essere iscritti ai partiti ma non possono ricoprire ruoli all’interno di organizzazioni politiche, poiché devono sempre e comunque rimanere nel solco del dovere di «neutralità» davanti ai cittadini. «Abbiamo denunciato fatti precisi, documentati e gravi», sottolinea il segretario generale del sindacato dei militari, Luca Marco Comellini, «che mettono a rischio il prestigio, la neutralità e la credibilità delle Forze Armate della Repubblica Italiana. La nostra non è una critica sindacale di circostanza: è una richiesta formale e irrevocabile di giustizia. Spetta ora alla magistratura militare accertare le responsabilità penali di chi ha scelto di confondere il proprio ruolo istituzionale con la militanza politica attiva, strumentalizzando l’uniforme e il grado per finalità di parte. Chi indossa l’uniforme della Repubblica deve rispondere alle sue leggi, non ai programmi di movimenti politici che riteniamo essere incompatibili con i valori costituzionali. Continueremo a vigilare e a tutelare la legalità con ogni strumento a nostra disposizione».

La difesa di Vannacci: «Nessun reato»

«Per quanto ci è stato precisato», conferma l’avvocato Giorgio Carta, difensore del generale Vannacci, «gli accertamenti della Procura militare non riguarderebbero l’ipotesi di ricostituzione del disciolto partito fascista, come inizialmente riportato dalla stampa, ma il fatto che alcuni militari in servizio ricoprirebbero cariche in seno a Futuro Nazionale. Anche in questa diversa prospettiva, nei fatti descritti non è ravvisabile alcuna fattispecie di reato, né comune né militare. L’eventuale questione potrebbe, al più, essere posta sul piano disciplinare, ma non certamente su quello penale, in assenza di una specifica norma incriminatrice». «Apprendo in questo momento», dice all’Ansa Luigi Avveduto, sottoufficiale e segretario del sindacato Sim – Carabinieri, «che il mio nome è contenuto nell’esposto presentato alla Procura militare. Ho il ruolo di consigliere al VII municipio di Roma, sono un sindacalista dell’Arma dei Carabinieri e pur aderendo a Futuro nazionale non ho alcun ruolo nel partito. Non intendo rilasciare interviste ma l’unica cosa che posso dire è che ho sempre provato a non mischiare i ruoli. Per me l’Arma è sacra».

Al di là del merito della vicenda, ci viene fatto notare da altissimi esponenti delle forze armate che un militare in pensione deve chiedere l’autorizzazione perfino per indossare una uniforme. I tanti video propagandistici di Fn con immancabili uniformi, baschi, richiami alla vita militare, possono generare nei cittadini l’idea che le forze armate siano schierate politicamente: un fatto estremamente grave.

Vannacci e la nuova legge elettorale

Tiene comunque banco, ancora, Vannacci, che incombe anche sui lavori sulla nuova legge elettorale. Ieri c’è stato il via libera in Commissione Affari Costituzionali al Senato all’emendamento di maggioranza che introduce il meccanismo delle preferenze nel testo della riforma della legge elettorale, sempre coi capolista bloccati. Se verrà approvato in aula, il testo tornerà in terza lettura alla Camera, dove lo stesso emendamento era stato bocciato. Probabile, per evitare altri problemi, il ricorso alla fiducia.

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