Il risiko bancario non è più una partita per soli banchieri. Al centro c’è Luigi Lovaglio, l’amministratore delegato di Monte dei Paschi che ha risposto all’Opas di Intesa Sanpaolo con due offerte su Banco Bpm e Banca Generali. Il progetto punta a costruire attorno a Siena un gruppo da 80 miliardi di capitalizzazione. Ma, mentre il mercato resta prudente e gli istituti coinvolti prendono tempo, intorno alla controffensiva del Monte crescono gli esposti e cambiano le alleanze politiche.
Il Movimento 5 stelle sceglie la linea più dura e, di fatto, si schiera contro la manovra di Lovaglio. Il vicepresidente Mario Turco chiede alla Consob di «fare piena luce» sulle operazioni. Per il senatore, l’aggregazione tra Siena e Banco Bpm rappresenta ormai «l’opzione sostenuta dal governo». Nel mirino finiscono soprattutto le parole di Matteo Salvini, che ha definito «molto interessante» la proposta di Lovaglio e rilanciato l’obiettivo di un terzo polo per le piccole e medie imprese. Per M5S è un’ingerenza in una partita che dovrebbe restare affidata alle regole del mercato.
L’affondo è arrivato dopo l’esposto di Intesa dei giorni scorsi e quello presentato ieri da Assoutenti a Consob e Banca d’Italia. L’associazione non formula accuse, né prende posizione sulle offerte, ma chiede verifiche sulla circolazione di informazioni sensibili, sui precedenti colloqui tra Mps e Banco Bpm, sulle sinergie indicate e sui flussi informativi al consiglio del Monte. Gli esposti non certificano irregolarità. Il loro moltiplicarsi offre però ai 5 stelle il terreno per contestare Lovaglio e la regia attribuita all’esecutivo.
Il centrodestra, dal canto suo, non nasconde più le proprie preferenze, pur con sfumature diverse. Giorgia Meloni ha chiesto che Mps non venga smembrata, Salvini sostiene il terzo polo, mentre Antonio Tajani ribadisce che il governo deve restare fuori dal risiko. La linea prevalente appare comunque favorevole a una soluzione che conservi integro il Monte e mantenga a Siena il centro decisionale: la stessa bandiera alzata da Lovaglio contro l’offerta di Carlo Messina e il trasferimento di parte della rete a Bper-Unipol.
Su questo terreno il Pd si colloca quasi agli antipodi del Movimento 5 stelle. Antonio Misiani ha accolto positivamente l’appello di Meloni a difendere identità e radicamento del Monte, chiedendo però che lo Stato mantenga per ora la propria quota e trasformi le promesse in garanzie concrete. I dem negano un asse con Palazzo Chigi e insistono sulla tutela di Siena, dell’occupazione e dei territori. Ma il confine tra questa linea e il sostegno al piano Lovaglio è sottile: se il criterio decisivo è evitare lo spezzatino, la controffensiva di Mps parte avvantaggiata.
Negli ultimi giorni, tuttavia, il Pd sembra avere abbassato i toni contro Intesa. A cambiare il quadro ha contribuito anche Carlo Cimbri. Il presidente di Unipol ha assicurato che, se l’Opas avrà successo, Mps sarà la capofila del secondo polo bancario italiano, manterrà la sede centrale a Rocca Salimbeni e non subirà licenziamenti. È una risposta all’obiezione più forte: che l’operazione di Intesa cancelli l’autonomia di Siena. Le rassicurazioni non chiudono però di certo il dossier. Sicuramente, restano ancora da definire poteri, governance e perimetro del nuovo gruppo, ma questa ondata di positività rende più difficile per il Pd parlare di semplice smembramento. Tanto più che Misiani ha rivendicato l’autonomia tra politica e finanza: Cimbri «fa il suo mestiere», il Pd il proprio.
La vera frattura nelle opposizioni passa così dal rapporto con il governo. Il Movimento 5 stelle legge, insomma, le mosse di Lovaglio come il tassello di un disegno della maggioranza e invoca l’intervento delle autorità. Il Pd, da sempre legato alla difesa di Siena ma anche alla storia emiliana di Unipol, evita invece lo scontro frontale con Cimbri e tiene aperti entrambi gli scenari. Quello che è certo è che nel risiko delle banche si gioca anche una partita politica: i pentastellati scelgono la strada della denuncia, i dem quella della tutela territoriale (e dei loro interessi).
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