È stato ricoverato d’urgenza all’ospedale di Santa Clara, poi trasferito a l’Avana e in queste ore si sta preparando per lui un aereo per farlo rientrare, appena possibile, in Italia. Ha ripreso conoscenza nella serata di ieri, Alessandro Di Battista, 48 anni compiuti da meno di un mese, ex deputato del Movimento 5 stelle, che venerdì sera, mentre si trovava a Cuba come inviato del Fatto Quotidiano, ha accusato un forte e improvviso mal di testa e poi un malore. Subito soccorso, era però giunto nella struttura sanitaria in gravi condizioni e per tutta la giornata di ieri le poche notizie in arrivo avevano destato forte preoccupazione.
Il Movimento aveva diffuso una nota esprimendo «grande apprensione», mentre il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, in continuo contatto con l’ambasciata d’Italia a Cuba aveva scritto sui social: «Prego per la sua salute. Sono vicino ai suoi cari, alla comunità politica che rappresenta». Fino a ieri sera non erano note le cause del malore, né erano stati diffusi bollettini o comunicazioni ufficiali dalle autorità sanitarie cubane, né dalla famiglia (Di Battista è legato da tempo alla compagna Sahra Lahouasnia e ha due figli, Andrea e Filippo). Intorno alle 19, però, è arrivata la notizia da tutti sperata. Fonti parlamentari hanno riferito che l’ex deputato, dopo diverse ore, ha «ripreso conoscenza» e «ha parlato con i medici». Questo ha permesso l’avvio del trasferimento, a bordo di un’ambulanza, in una struttura a L’Avana più idonea a ricevere le cure necessarie mentre l’Italia, anche attraverso l’ambasciatrice italiana a Cuba, Simona De Martino, si è attivata per organizzare il rientro. Prima di procedere, tuttavia, sarà «necessario verificare le condizioni del paziente» e che «il trasporto non comporti rischi per la sua salute», mentre ogni decisione «sarà valutata sulla base delle condizioni cliniche».
La notizia del ricovero di Di Battista aveva suscitato un’ondata di solidarietà: «Sono momenti difficili Da credente, prego perché la situazione migliori e ci giungano buone notizie. Forza Ale, sono e siamo con te», scriveva ieri su X Giuseppe Conte. «A nome mio e di tutto il Pd rivolgiamo a lui e a tutta la famiglia la nostra vicinanza», ha aggiunto Elly Schlein a cui si sono associati i messaggi di vicinanza arrivati da Guido Crosetto, Anna Maria Bernini, Stefano Bonaccini, Filippo Sensi e tanti altri tutti riassumibili in un sentito incoraggiamento: «Forza Ale!».
Dopo la maturità scientifica e la laurea al Dams, Di Battista fin già da giovanissimo, ancor prima di avvicinarsi al M5s ha lavorato come cooperante e attivista a stretto contatto con le realtà impegnate in ambito internazionale: nel 2011 era in Guatemala per un reportage che pubblicherà poi sul blog di Grillo, nel 2012 in Ecuador, Panama e Colombia per uno dei suoi primi libri, l’e-book dal titolo Sicari a cinque euro, edito da Adagio della Casaleggio Associati, nel quale analizzava nientemeno che l’origine del fenomeno del sicariato. Nel 2012, grazie a 313 preferenze ottenute alle parlamentarie di Casalecchio, viene candidato per la Circoscrizione Lazio e diventa deputato. Già vicepresidente della commissione Esteri, nel 2014 viene eletto membro del direttorio, la struttura a cinque nomi voluta da Grillo per tenere le fila del Movimento, insieme a Luigi Di Maio e Roberto Fico. L’esperienza dura appena due anni e il suo scioglimento coincide temporalmente con la scelta di Dibba di non ricandidarsi in Parlamento. Il 20 novembre del 2017, con un video su Facebook, l’enfant prodige annuncia l’intenzione di non ripresentarsi alle politiche del 2018, anche se – coerente con il suo impegno – partecipa attivamente alla campagna elettorale che portò M5s al 33% e poi al governo del Paese, insieme alla Lega. La scelta inusuale, compiuta in un momento di ascesa, ne rafforza, sia pure lontano dai palchi affollati dei partiti, autorevolezza e peso politico, fino e anche oltre il 2021, anno in cui prende definitivamente le distanze dal Movimento, dopo il via libera degli iscritti alla partecipazione al governo Draghi, che lui definiva senza mezze misure «il governo dell’assembramento». «Sono stato costretto a lasciare il M5s dopo questa scelta», spiegava, «anche se già avevo avuto momenti difficili, quando mi hanno impedito di fare il capo politico» o «quando non hanno voluto pubblicare i voti degli Stati generali perché avevo preso il triplo dei voti di Di Maio».
Da allora Di Battista si è dedicato all’attività di autore, reporter, scrittore, opinionista, rimanendo un punto di riferimento importante per gli orfani del primo, vero, grillismo. Collaboratore del Fatto con reportage dall’estero – l’ultimo dei quali da realizzare appunto a Cuba – ha pubblicato numerosi titoli per case editrici come Rizzoli e Paper First, che raccontano l’America Latina, l’Africa e il Medio Oriente e ha riportato il suo pensiero in forma teatrale con spettacoli su temi scottanti. Per il prossimo 4 novembre è previsto l’avvio del tour che porterà in scena il suo ultimo spettacolo dedicato a Epstein, dal titolo Tutto quello che il potere cerca di nascondere.
Nel 2023 aveva dato vita all’associazione «Schierarsi» con l’obiettivo di «costruire la casa di chi si schiera». Proprio a questa sua nuova «creatura politica» sono legate le voci di una sua possibile candidatura alle prossime politiche.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >