Non c’è decisione sul Ponte di Messina che non provochi uno tsunami. Se un organo di controllo boccia il progetto, vedi la Corte dei Conti, ovviamente si fa polemica per il mancato via libera, ma anche con il semaforo verde si parla quasi esclusivamente di paletti e raccomandazioni. Al punto che all’indomani del lasciapassare del Consiglio Superiore dei lavori pubblici si fa fatica a capire se la notizia sia positiva o negativa.
La Verità ha chiesto a Pietro Ciucci, ad della società Stretto di Messina, di fare chiarezza. Ciucci ovviamente è di parte ma le prese di posizione sul futuro dell’opera non sono scontate ed eliminano tanti dubbi su quello che succederà.
Ci aiuti a capire. Dal Consiglio Superiore è arrivata una decisione positiva o una mezza bocciatura?
«Guardi, il Consiglio Superiore dei lavori pubblici è il massimo organo tecnico consultivo per le grandi opere del Paese e ha dato il via libera al Ponte di Messina. Ora, pensare che questa possa essere una notizia negativa mi sembra un po’ bizzarro».
Certo. Ma è anche vero che ci sono state 361 prescrizioni e 77 indicazioni di indirizzo. Ve le aspettavate?
«In linea di massima sì e le spiego anche il perché. Abbiamo dialogato per mesi con i Consiglio Superiore e la stragrande maggioranza di queste prescrizioni confermano le raccomandazioni del comitato scientifico, l’organo indipendente previsto dalla legge. Non siamo colti di sorpresa».
Si parla di tempi più lunghi e costi cresciuti a dismisura.
«Non è così».
Eppure a quelle prescrizioni dovrete dare una risposta.
«Certo e le ripeto, si tratta di risposte sulle quali stavamo già lavorando, perché avevamo già previsto una serie di approfondimenti da sviluppare in fase di esecutivo. Quindi, per rispondere alla sua domanda, al momento non prevediamo incrementi di costi rispetto ai 13,5 miliardi preventivati. E lo stesso discorso riguarda le tempistiche».
Confermate le date di apertura del Ponte? Quando transiteranno le prime auto?
«Nel 2034».
Eppure i rilievi del Consiglio sono di sostanza. Si parla di nuove indagini su rischio sismico e sul comportamento del vento, di fenomeni instabilità aeroelastica.
«Sisma e vento sono da sempre oggetto di grande attenzione da parte nostra. Solo per risponderle sul vento, abbiamo rilevazioni sulla velocità che vanno indietro di decenni e ulteriori verifiche erano già previste sulle raffiche particolari e asincrone. Ma al di là di questo vorrei ricordare che a questo progetto stanno lavorando i massimi esperti di progettazione e costruzione di ponti sospesi. Ingegneri che hanno già realizzato opere simili».
E sui materiali. Non c’è stato nessun aggravio sui costi dell’opera per i conflitti e la chiusura di Hormuz?
«Per adesso no. Detto questo non sarei onesto se le dicessi che da qui ai prossimi anni siamo sicuri che non ci saranno variazioni. Ma è anche vero che, nei 13,5 miliardi del progetto abbiamo stanziato un fondo imprevisti di diverse centinaia di milioni che ci tutela. Guardi, capisco il desiderio di far polemica da parte di chi è contrario ma questa è un’opera straordinaria e le ricadute sul territorio saranno clamorose. Pensi solo a quello che sta succedendo in questi giorni con l’Etna».
Le polemiche sono spesso strumentali, ma è vero che il Ponte ci ha abituato a una marea di annunci e a pochi fatti.
«Certo, però le dico, che all’estero ci guardano con attenzione e ammirazione. Vedono il Ponte anche come un banco di prova per il Paese. Cerchiamo, tutti insieme di raggiungere l’obiettivo».
Prossimi passi?
«A metà settembre il progetto va al Cipess che entro un mese si esprimerà. Quindi si passerà alla Corte dei Conti».
Se andasse tutto liscio?
«A quel punto inizierà la progettazione esecutiva e in parallelo saranno avviate le opere propedeutiche, la soluzione delle interferenze, la bonifica bellica, i campi base per i cantieri, la viabilità aggiuntiva e la fase di costruzione».
Un’ultima sugli stipendi di chi lavora alla società del Ponte. Periodicamente c’è polemica: sono eccessivi?
«Parliamo di un’opera storica per la quale servono professionalità di un certo tipo che giustamente hanno standard retributivi adeguati».
E sul suo di stipendio? Circa 300.000 euro che si cumulano con la pensione.
«Anche qui. La mia retribuzione è in rete e rientra nel tetto degli stipendi dei dirigenti della Pa. C’è una legge che prevede la possibilità di attribuirmi incarico. Mi sembra tutto molto trasparente».
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