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Beppe Sala (Ansa)

Beppe Sala sembra ormai più impegnato a costruire il proprio futuro politico e a scegliere chi dovrà raccoglierne l’eredità a Palazzo Marino, piuttosto che a risolvere i problemi lasciati aperti dalla sua amministrazione. Mentre Milano entra nell’ultimo tratto della consiliatura, infatti, negli ultimi giorni il sindaco è intervenuto sulle elezioni politiche e comunali del 2027, ha suggerito al centrosinistra come individuare il candidato alla sua successione e da tempo non ha escluso un suo approdo in Parlamento.

Sala guarda già al dopo-Sala, compulsando sondaggi e incontrando gli esponenti politici di centrosinistra. Una parte della città, invece, continua a pagare il conto di ciò che il sindaco sta lasciando dietro di sé. È il caso delle cosiddette «famiglie sospese»: cittadini che hanno acquistato appartamenti in edifici o cantieri travolti dalla crisi dell’urbanistica milanese e che, a distanza di due anni, continuano a sostenere mutui, affitti e sistemazioni provvisorie senza sapere quando potranno entrare nelle proprie case.

A riaprire la ferita è stata la decisione del Comune di prevedere tutela legale, supporto psicologico, rafforzamento degli organici e valorizzazione economica per i dipendenti degli uffici dell’Urbanistica coinvolti nelle conseguenze delle inchieste. Misure che il Comitato famiglie sospese non contesta, ma che fanno emergere una domanda difficile da evitare: perché Palazzo Marino riesce a costruire uno scudo per i propri dipendenti e non trova, dopo due anni, una protezione concreta per cittadini che non hanno firmato alcun atto contestato e non hanno avuto alcun ruolo nelle pratiche finite sotto indagine?

«Uno scudo per gli uffici, nessuno per le famiglie» è il titolo della lettera aperta inviata il 30 luglio al sindaco. «Chi tutela noi, che non abbiamo firmato nessun atto contestato, non abbiamo responsabilità nei procedimenti in corso e da due anni paghiamo mutui per case che non possiamo abitare?», scrive il Comitato di cui è portavoce Filippo Borsellino. Secondo le famiglie, il blocco coinvolge circa 4.500 nuclei. C’è chi ha venduto la vecchia abitazione e ora paga contemporaneamente affitto e mutuo.

Chi continua a finanziare un appartamento che esiste soltanto sulla carta. Chi aveva scelto casa vicino alla scuola dei figli e da due anni rinvia il trasloco e ogni progetto familiare. Nel settembre del 2025, dopo un incontro in prefettura, Sala si era detto «disposto a tutto per risolvere il problema». Nel gennaio del 2026 aveva aggiunto: «Siamo vicini a trovare una soluzione per le famiglie sospese». Da quel «siamo vicini» sono trascorsi quasi sette mesi. Per gran parte delle famiglie non è cambiato nulla. I cantieri sono ancora fermi, le abitazioni bloccate e le promesse sono rimaste solo sulla carta.

Che gli interventi di Palazzo Marino non abbiano ancora rimesso in moto la macchina urbanistica non lo sostengono soltanto le famiglie. Giovanni Deleo, presidente di Assimpredil Ance, ha spiegato al Giorno che «il dialogo con la vicesindaco, Anna Scavuzzo continua ma non vediamo risultati concreti», chiedendo al Comune di intervenire prima dell’inizio della campagna elettorale.

Ancora più netto è stato Alessandro Maggioni, presidente del Consorzio cooperative lavoratori, che sempre sulla stessa testata ha ribadito i suoi dubbi: «Qualche segnale di movimento della macchina comunale c’è, ma è ancora troppo poco». Il Ccl, che sostiene di non ottenere un titolo edilizio dal 2019, ha deciso di non partecipare ai nuovi bandi del Piano casa comunale, giudicandone insostenibili le condizioni.

Le rassicurazioni dell’amministrazione si scontrano, dunque, con il giudizio delle famiglie, dei costruttori e delle cooperative. Nella lettera, il Comitato riconosce che «né un provvedimento della magistratura né un atto del Comune, da soli, potranno mai dare a tutti noi una certezza stabile e definitiva. Solo una legge dello Stato può farlo». Per questo chiede a Sala di utilizzare il proprio peso politico per ottenere dal governo e dal Parlamento una legge nazionale che tuteli gli acquirenti in buona fede. Prima che sia tardi.

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