Prima le interpretazioni urbanistiche troppo larghe, poi il tentativo ormai in ritardo di rimediare. Il Comune di Milano riesce a perdere davanti ai giudici anche quando prova a correggere gli errori dell’urbanistica degli anni precedenti.
E si tratta di valutazioni sbagliate che peseranno sulle casse comunali e quindi sulle tasche dei milanesi che, «grazie» alla gestione urbanistica delle giunte Sala, rischiano di aver perso centinaia di milioni di euro.
L’ultima conferma arriva dalle Park Towers di via Crescenzago. Il Tar della Lombardia ha accolto il ricorso dei costruttori Bluestone Crescenzago e bocciato buona parte del conto presentato da Palazzo Marino, che nell’ottobre 2025 aveva chiesto alla società un conguaglio di 1.204.583,56 euro. La sentenza è interessante non soltanto per la cifra. Racconta, infatti, la seconda fase della crisi dell’urbanistica milanese.
Nella prima, Tar e Consiglio di Stato hanno messo in discussione quella stagione dove demolizioni e ricostruzioni anche molto diverse dagli edifici precedenti venivano fatte passare attraverso Scia e qualificate come ristrutturazioni. Nella seconda, Palazzo Marino ha cercato di cambiare linea e recuperare oneri e monetizzazioni ritenuti insufficienti. Ma anche qui sono arrivati gli errori.
Il caso Park Towers lo mostra con particolare chiarezza. Nel luglio 2020 Bluestone aveva presentato una Scia alternativa al permesso di costruire. Parte dell’intervento era stata qualificata come ristrutturazione mediante demolizione e ricostruzione e parte come nuova costruzione. Nell’aprile 2024 la società modificò la qualificazione della prima porzione trasformandola anch’essa in nuova costruzione e successivamente chiese al Comune la restituzione di 268.000 euro che riteneva versati in eccesso.
Palazzo Marino non soltanto negò il rimborso, ma fece i conti al contrario. Nel 2025 pretese oltre 1,2 milioni aggiuntivi applicando, tra l’altro, tariffe degli oneri e valori della monetizzazione successivi a quelli in vigore quando nel 2020 si era formato il titolo edilizio. La decisione si inseriva nella nuova linea adottata dal Comune dopo l’esplosione delle inchieste urbanistiche, attraverso disposizioni interne del marzo 2024 e successive deliberazioni della giunta.
È proprio qui che arriva la seconda bocciatura. Per il Tar, il Comune poteva correggere eventuali errori nella quantificazione degli oneri, ma avrebbe dovuto utilizzare le tariffe vigenti nel 2020. Non poteva applicare retroattivamente valori più onerosi approvati successivamente. Il collegio definisce illegittima la pretesa di utilizzare le nuove tariffe.
Ancora più netto il giudizio sulle monetizzazioni degli standard. In questo caso Palazzo Marino non aveva a disposizione dieci anni per correggere i conti. Si tratta, spiegano i giudici, dell’esercizio di un potere «autoritativo» collegato al titolo edilizio. Il Comune avrebbe quindi dovuto intervenire tempestivamente oppure utilizzare nei termini previsti gli strumenti dell’autotutela. Non lo ha fatto. Risultato, secondo il Tar esiste ormai una «assoluta impossibilità» di rideterminare quelle somme, essendo scaduti anche i termini per l’autotutela.
Non finisce qui. Il Tar contesta al Comune anche il mancato riconoscimento delle agevolazioni previste dalla normativa per determinate demolizioni e ricostruzioni e per gli interventi di rigenerazione e contenimento del consumo di suolo. L’assenza di uno specifico atto comunale, scrivono i giudici, non autorizzava Palazzo Marino a disapplicare benefici stabiliti dalla legge. È difficile liquidare tutto come un incidente tecnico.
Perché questa sentenza arriva alla fine di una sequenza ormai lunga. Il primo avvertimento era arrivato con via Fauchè 9. Nel 2024 il Tar bocciò la qualificazione dell’intervento e nel 2025 il Consiglio di Stato respinse l’appello del Comune, mettendo in discussione quella stagione delle giunte Sala in cui demolizioni e ricostruzioni venivano spesso trattate come ristrutturazioni.
Palazzo Marino reagì con la delibera 199 del 2024 e nuove disposizioni interne, ma anche la correzione di rotta ha prodotto sconfitte.
Con via Rismondo 119 il Comune ha dovuto restituire 57 mila euro, con via Ampère 30 altri 82.000 e con le sentenze su via Trentacoste, piazzale Libia e via del Fusaro oltre 195.000. Complessivamente, considerando anche interessi e debiti fuori bilancio, siamo già a circa 343.000 euro restituiti dopo pronunce sfavorevoli sui nuovi ricalcoli.
Poi è arrivata via Kuliscioff 6, dove il Tar ha bloccato un conguaglio superiore a 700.000 euro perché il Comune era intervenuto su una Scia ormai consolidata. Con le Park Towers, il valore dei recuperi tentati e poi bocciati o fortemente ridimensionati supera ormai 1,9 milioni di euro.
Il paradosso è completo. Alla prima stagione urbanistica venivano contestate oltre 10 milioni di possibili mancate entrate in singoli fascicoli giudiziari; la successiva paralisi dei cantieri viene stimata in altri 60-80 milioni l’anno di minori oneri e contributi. Prima Palazzo Marino avrebbe chiesto troppo poco, poi ha provato a recuperare troppo tardi.
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