Un Pulp Podcast poco pulp, quello in onda ieri. C’era grande attesa per la puntata del podcast di Fedez e Mr. Marra con Beppe Grillo: attesa non delusa dal fondatore del M5s, che si è trattenuto per più di un’ora dimostrando di essere in gran forma e offrendo, come ai bei tempi, grandi spunti di riflessione sui temi più disparati, dall’intelligenza artificiale all’ambiente.
Delusi, invece, coloro i quali pensavano ad annunci clamorosi, tipo una nuova discesa in campo in politica: Grillo non ci pensa nemmeno, e del resto non si poteva immaginare nulla di diverso, sapendo quanto costa in termini di denari e fatica fondare un partito.
Grillo e la vicenda del figlio Ciro
Del resto, a 78 anni, Beppe appare con la verve di sempre dal punto di vista dialettico, ma immaginarlo di nuovo in prima linea, dopo essere stato il più grande rivoluzionario italiano di questo quarto di secolo, è impossibile.
Grillo all’inizio del podcast affronta la vicenda del figlio, Ciro Grillo, condannato in primo grado a 8 anni di reclusione insieme a tre amici per violenza sessuale di gruppo (a metà del prossimo novembre inizia il processo di appello): «Io sono qua», dice Beppe rivolgendosi a Fedez e Mr. Marra, «perché mi ha obbligato la mia famiglia, sono tutti vostri fans, soprattutto mio figlio Ciro, che sta attraverso un momento particolare, di grande pesantezza, che sta maturando con questa spada di Damocle che ha sulla testa. Si è laureato, con 110 e lode, ha fatto una famiglia, una bambina stupenda, una moglie straordinaria, studia per diventare avvocato penalista e gridare al mondo la sua innocenza, perché vuole studiare e vuole difendersi anche da solo».
Beppe Grillo e la politica
Si passa alla politica. Allora, chiedono i conduttori, che fai? Fondi un partito? «Come faccio io», risponde Beppe, «a fondare un partito, a organizzarlo? Non ho il potere, le facoltà di farlo, mi dispiace. Io posso dare degli input, delle idee straordinarie sull’ambiente, sulla religione. Io sono avanti, perché dovrei tornare indietro? Il programma? Ma chi è che legge un programma? Se io mi dovessi candidare, direi: sono Grillo, vi fidate? Io non vi dico più niente, ho già detto tutto, che c…o volete da me? Datemi il voto e basta, fatela finita».
Grillo dice poi la sua su Roberto Vannacci: «Ci buttiamo nel fascismo, nel nazionalismo, sulla bandiera, la patria, sono malattie infantili, come gli orecchioni», argomenta l’ex elevato, «il pensiero si sta rattrappendo un pò, oggi le persone intelligenti si nascondono, hanno paura di confrontarsi. Vannacci? Il suo futuro sono le domande stupide, con un sottile astio, alle quali lui risponde con un italiano corretto. Lui è come una decalcomania, più gli sputi sopra più si appiccica».
Su Draghi e Conte
Simpatico il passaggio sul suo rapporto con Mario Draghi: «Lui pensava che io fossi quello che lo mandava a fanculo. Ci siamo trovati così, ognuno coi propri dubbi. Lui è una persona intelligente», dice Beppe, «e con l’ironia ci mandavamo dei messaggi tipo “le fragole sono mature”. E lui mi rispondeva “i mirtilli ancora no”. Per capire chi ho di fronte ho sempre giocato sull’ironia».
Su Conte, Grillo affonda i colpi: «Dal Movimento», sottolinea, «sono stato estromesso ma non ho rimpianti perché oggi il Movimento è un’altra cosa. È in mano al reverendo Jones (il responsabile del più grande suicidio di massa dell’era moderna, che sarebbe Conte, ndr) e all’uomo che sussurrava ai cavilli (il notaio e deputato Alfonso Colucci)».
«Di progressista c’è solo la paralisi della mente, progressiva. Il limite dei due mandati era la cosa che ci diversificava da tutti gli altri. Dicevo che un parlamentare che vuol continuare a fare politica dopo i due mandati va a fare il sindaco, dove è cresciuto, dove è vissuto, con l’esperienza del parlamentare. Ci credo ancora: era la cosa che ci diversificava da tutti gli altri partiti. Adesso è un partito normale. Il Movimento doveva essere compostabile, non biodegradabile, mi sento postumo di me stesso da vivo, tutto quello che dicevo 20 anni fa deve ancora arrivare qua, questo è il disagio».
Beppe Grillo e la nostalgia per i tempi che furono
Il M5s dovrebbe cambiare nome e simbolo? «Io lo farei», risponde Grillo, «anche per dare valore al reverendo Jones, lui dovrebbe avere il suo simbolo, con il suo stemma, non vedo una rinascita del M5s perché è passato, ma alcune cose sono dentro, mi hanno che sono stato polverizzato ma nella polvere ci sono anche i semi di qualcosa. Io non ce l’ho con il Movimento, sono anche persone in gamba, qua parliamo di uno spirito che non c’è più, spirito diverso, di felicità».
Non manca un ricordo nostalgico degli inizi, del suo feeling con Gianroberto Casaleggio. Poi si torna all’attualità: «Cosa penso del caso Ranucci? Le inchieste di Report venivano fatte un pò come se volessero arrivare a un punto prestabilito, ma su Ranucci non do giudizi perché ho poco interesse per questa vicenda. La Rai? La Rai non è più niente, è una tv commerciale gestita male, con 13.000 dipendenti». A pochi minuti dalla fine, squilla il cellulare di Beppe: «Ti stanno chiamando… è Elon Musk!», dice Mr. Marra. «Elon, adesso non posso!», scherza Beppe. Chi sa se riapparirà presto in pubblico: la sensazione è che non vedesse l’ora…
Il feeling con Stroppa e Neuralink: Beppe flirta con il mondo di Musk
«C’è Elon Musk al telefono», lo stuzzica Davide Marra, e Beppe Grillo che a 78 anni compiuti non ha perso una tacca della verve che lo ha sempre contraddistinto replica: «Elon, adesso non posso». E giù risate. Sono le uniche battute che il cofondatore del Movimento 5 Stelle, fluviale come al solito, dedica al tycoon nel corso dell’attesissima puntata di Pulp Podcast.
Vero che nel monologo di quasi un’ora e mezza non si parla di Tesla, Space X o dell’influenza che X (l’ex Twitter) ha sulla politica e la società, ma è altrettanto vero che l’intelligenza artificiale è uno dei file rouge del Grillo pensiero.
Il legale tra Beppe Grillo e l’uomo di Musk
Da settimane si vocifera di una liaison neanche tanto nascosta tra Beppe e Andrea Stroppa, l’uomo di Musk in Italia che l’ha apertamente lodato: «Parlò per primo di robot e green».
E si favoleggia sugli sviluppi che questo connubio (Grillo più Musk appunto) potenzialmente esplosivo potrebbe avere sulla politica italiana. Alla Verità risultano alcuni incontri con Stroppa, già ad agosto, e la forte coincidenza di interessi su alcuni temi.
Basta guardare gli argomenti che quasi quotidianamente Grillo tocca sul suo blog. L’ultimo articolo parla neanche a dirlo di intelligenza artificiale e della capacità dei chatbot di convincere gli interlocutori adattando il proprio linguaggio ai valori della persona con la quale sta parlando. Marketing comunicativo applicato agli algoritmi.
Mentre domenica il cofondatore dei Cinque Stelle si era dedicato ai successi di Neuralink, l’azienda di neurotecnologie fondata da Elon Musk, che ha consentito a Terry, un uomo affetto da SLA bulbare, di tornare a relazionarsi con gli altri. Lo sapete chi aveva postato tramite X sullo stesso argomento poche ore prima? Andrea Stroppa. Che scriveva: «La vera storia di un uomo con la SLA che torna a comunicare grazie a Neuralink di Elon Musk. Sono 3 minuti di video che vi consiglio per iniziare con il sorriso e la speranza questa giornata».
Il comico sarebbe «precursore di Musk»
La cosa interessante è che Grillo, la modestia non è mai stata una caratteristica dell’uomo, sembra relazionarsi come una sorta di precursore di Musk. «Quasi trent’anni prima di Neuralink», si legge nell’articolo apparso sul blog, «Beppe aveva già portato sul palcoscenico un dialogo tra il cervello e una macchina. Era il 1997 e lo spettacolo si intitolava, profeticamente, “Cervello”. Beppe mostrava un esperimento nel quale un volontario indossava una cuffia dotata di sensori per l’elettroencefalogramma. Gli elettrodi registravano passivamente l’attività elettrica del cervello, rilevando le variazioni associate alla concentrazione e al rilassamento. I segnali venivano inviati a un computer collegato a un dispositivo che regolava il flusso d’aria sotto una pallina leggerissima».
« Variando il proprio stato mentale, il partecipante riusciva così a farla sollevare e muovere, apparentemente con la sola “forza del pensiero” […] Quella che nel 1997 sembrava fantascienza sta entrando nella vita reale. Oggi Neuralink trasforma l’attività invisibile del cervello in parole, restituendo una voce a chi rischia di perderla e aprendo una nuova frontiera nella comunicazione tra la mente e il mondo. È questa la tecnologia che amiamo!».
Cosa ha in mente di fare Beppe Grillo ora
Se questa liason di cervelli porterà alla nascita di un partito o altro nessuno può dirlo e Grillo pare prendere le distanze dall’ipotesi. Di certo fossimo in Giuseppe Conte non dormiremmo tranquilli.
Che il bersaglio del rinnovato attivismo dell’istrionico fondatore dei Cinque Stelle sia l’avvocato del popolo è chiaro a tutti. E se a questa «sete di vendetta» dovesse unirsi la macchina comunicativa del magnate della tecnologia globale, per l’ex premier che è convinto di tornare a palazzo Chigi sarebbero guai.
Non è ancora confermato, ma Beppe dovrebbe tornare a Roma a breve per incontrare alcuni storici amici, dall’ex deputato grillino Marco Bella alla consigliera Nina Monti, e probabilmente fare una tappa all’Hotel Forum di Gianfranco Troiani, la location che per anni è stato il punto di riferimento del comico e del Movimento nella Capitale.
Un altro segnale che dopo anni di silenzio Grillo è tornato sul palcoscenico. E che l’intenzione è sempre la stessa: sparigliare.
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