Matteo Salvini durante il comizio della Lega a Pontida
Matteo Salvini durante il comizio della Lega a Pontida (Ansa)

«Raduno della Lega a Pontida, possibili disagi», c’era scritto in autostrada. Ma più che i disagi, che qualcuno ipotizzava o addirittura auspicava, ci sono state sorprese. La principale l’ha detta il leader, Matteo Salvini, alla fine del suo intervento conclusivo della tradizionale kermesse leghista: «Convoco un Consiglio federale per fissare un congresso straordinario a ottobre».

Salvini rimette in gioco la sua leadership

Così oggi alle 15, nella storica sede di via Bellerio a Milano, il segretario, a distanza di nemmeno un anno dall’ultima assise dei big del Carroccio, si rimette in gioco «per chiedere se ho la fiducia della mia famiglia e lo chiederò alzata di mano per alzata di mano. Sono disposto a offrire la mia vita per i miei figli e per voi», ha scandito dal palco, di fronte a migliaia di militanti per certi versi spiazzati da una decisione che nessuno si aspettava. Ma poi, ha aggiunto il vicepremier, «la prima voce fuori posto non farà un torto a me, ma danneggia la voce dei militanti in tutta Italia e poi dovrà spiegare non a me ma a voi perché continua a fare regali alla sinistra». Chiaro il messaggio: chi dopo si lamenterà sarà cacciato via.

Insomma, entro un mese, tutti i dirigenti che avevano chiesto una svolta potranno presentare davanti a tutti – «e non su radio, tv o giornali», ha sottolineato sempre Salvini – e spiegare le loro proposte per un cambio di passo del Carroccio, in vista delle Politiche e non solo.

Camminando fra gli stand del pratone non si respirava solo una voglia di svolta istituzionale o – per essere volgari – di poltrone. La famosa base leghista, alla sua trentottesima Pontida, cerca un cambio di passo anche nei contenuti, essendo abituata alle continue novità prodotte da Umberto Bossi – celebrato con un video emozionale e una targa che intitola il «Sacro suolo» in provincia di Bergamo al Senatur – da Roberto Maroni e dallo stesso Salvini.

La nuova Lega a due punte

La nuova Lega l’ha comunque già tratteggiata il segretario. A due punte: «Autonomisti e federalisti in Italia, sovranisti e patrioti in Europa». In fondo due caratteristiche sempre presenti nel Carroccio dai tempi di Bossi, ma che ora hanno bisogno di un tagliando.

Anche la mossa di Salvini, a pensarci bene, è nel solco leghista: in circa 40 anni di storia, si è sempre messa in discussione. In pubblico. Senza nascondersi, come quando nel 2012 Maroni usò la scopa per spazzare via un brutto periodo e iniziarne un altro. All’epoca il movimento, che aveva visto l’uscita di scena di Bossi, era ai minimi termini. Ma da quella notte di Bergamo, iniziò una remuntada storica, che vide lo stesso «Bobo» diventare primo presidente leghista della Lombardia e Salvini prendere in mano un partito sotto il 4% e portarlo al record del 34% alle Europee del 2019.

Zaia e il peso dei territori

Il Carroccio a due punte comunque potrebbe a sua volta vedere esplodere altre sottosezioni. Roberto Calderoli, ad esempio, ha spiegato di avere «in testa una Lega unitaria sotto la guida di Salvini, ma con rappresentanti delle macroregioni del Nord, del Centro e del Sud». Una sorta di partito federale auspicato implicitamente anche durante gli interventi dei governatori Attilio Fontana, Massimiliano Fedriga, Maurizio Fugatti e Alberto Stefani. «Autonomia», è stata la loro parola chiave, insieme a «valorizzazione del territorio». Mentre Luca Zaia, che sicuramente avrà un ruolo chiave nel partito post Congresso, è entrato più nel concreto: «A chi dice la Lega, i numeri… i sondaggi… io rispondo che ho visto di meglio e ne ho vissute di peggio. La Lega non muore, ma è fondamentale chiedere al governo di istituire un progetto dedicato per la questione settentrionale e uno per la questione meridionale. Dobbiamo caratterizzarci per questa battaglia». Non è dunque una questione di chi è il leader. «C’è già un segretario, mi sembra ovvio», ha sottolineato ancora Zaia a dal pratone. Il tema è che «dobbiamo avere un’unica voce, figlia dell’ascolto: sono convinto che possiamo unire le forze, le idee, le bandiere», ha puntualizzato il vicepremier davanti ai militanti.

Giovani, rinnovamento e nuovi elettori

Dialogo, proposte, ascolto. Da ogni intervento dei big del movimento è venuta fuori la voglia di ripartire e rinnovarsi. Una tendenza sintetizzata dal ritorno sul palco del presidente della Camera, Lorenzo Fontana: «I nostri padri non hanno fatto sacrifici per vederci oggi litigare. Non è per quello che è nata la Lega. In una grande famiglia come la nostra, se non c’è l’amore ci sia almeno il rispetto. E dobbiamo avere rispetto per Bossi, Maroni e il nostro segretario per i sacrifici». Il numero uno di Montecitorio ha fatto il suo intervento circondato da una decina di ragazzi. Un messaggio politico inequivocabile, come a dire: senza nuovi giovani, la Lega può rinnovarsi finché vuole ma prima o poi perde quella spinta a mettersi sempre in discussione per anticipare i temi su cui battagliare nei prossimi cinque-dieci anni.

Il Carroccio comunque potrebbe trovare elettori inaspettati per strada. Altra sorpresa: sul pratone c’erano una ventina di cinesi, di tutte le età, provenienti da varie città del Nord. Molti nati in Italia. Ristoratori, baristi, piccoli imprenditori specie nel tessile. Perché erano lì? «Ci stiamo informando, seguiamo la Lega. Non vogliamo marocchino che fa casino». In effetti il programma della Lega, come ha spiegato la candidata sindaco di Milano, Silvia Sardone, prevede che lo straniero che delinque vada «föra di ball».

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