Il Consiglio provinciale di Isernia dovrà pronunciarsi sulla richiesta di indizione di un referendum popolare per la riunificazione della provincia con la Regione Abruzzo. Lo ha stabilito il Consiglio di Stato, che ha accolto il ricorso presentato dal Comitato promotore contro il provvedimento con cui l’ente provinciale aveva di fatto bloccato l’iter.
Le radici recenti della provincia di Isernia
La «giovane» provincia di Isernia, 78.000 abitanti, fu istituita con decreto del 3 marzo 1970, per scorporo dalla provincia di Campobasso. Quando venne alla luce, la popolazione si spaccò soprattutto nell’area di Venafro, che chiedeva di essere annessa alla provincia di Caserta.
Il Molise, 280.000 abitanti, è nato invece come Regione autonoma il 27 dicembre 1963, data in cui è stata pubblicata la Legge costituzionale n. 3 che lo ha staccato dall’Abruzzo. Due dati possono dare un’idea sulla piccola Regione: il più alto numero di giovani che vanno all’estero, il più alto indice di vecchiaia del Belpaese. Benché siano due entità distinte, sono profondamente legate da storia, confini naturali, tradizioni appenniniche e aree protette condivise come il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.
Il Consiglio di Stato sblocca il referendum
«Ricorso accolto, vittoria su tutti i fronti», ha detto all’Ansa Antonio Libero Bucci, presidente del Comitato promotore, nato nel 2024 e sostenuto da una petizione che ha raccolto, tra gli elettori dei 53 Comuni della provincia di Isernia, 5.236 firme su questo quesito: «Volete che la provincia di Isernia sia staccata dalla Regione Molise e aggregata alla Regione Abruzzo?».
Dopo la consegna della petizione alla Provincia, l’iter si era fermato nel dicembre scorso, quando il segretario generale aveva comunicato ai promotori l’improcedibilità della richiesta per la mancanza, tra le varie carte presentate, della proposta deliberativa ritenuta necessaria per avviare l’istruttoria.
Di fronte a questo «no», il Comitato aveva presentato ricorso straordinario al presidente della Repubblica. Ora il Consiglio di Stato, nel parere espresso sulla vicenda, ha ritenuto il provvedimento viziato da «carenza di motivazione ed eccesso di potere», aprendo così la strada alla ripresa dell’iter che porterà al referendum.
I cittadini chiedono servizi e infrastrutture migliori
Nessuna volontà «separatista di cittadini “ribelli”», dicono dal comitato, ma obiettivi ben precisi per «ricucire uno strappo storico»: il superamento delle difficoltà legate ai servizi, in particolare sanità e infrastrutture, il contrasto allo spopolamento e una maggiore integrazione territoriale.
«Avevamo contro tutte le forze politiche, locali e nazionali», ha ricordato Bucci, «eppure siamo riusciti a spuntarla. Siamo di fronte all’ennesima conferma dell’inconsistenza delle tesi sostenute dalla provincia di Isernia. Ora il Consiglio provinciale dovrà esprimersi sulla volontà popolare. Se dovesse votare contro l’indizione del referendum, dovrà motivare la propria decisione. Non si può ignorare e contrastare la volontà popolare». Lo statuto provinciale prevede che si possa ricorrere a una consultazione popolare per le questioni che riguardano l’accorpamento di enti locali, a patto che siano limitrofi.
Il Molise rischia di riunirsi all’Abruzzo
E se Isernia per prima pensa di aggregarsi all’Abruzzo, chissà che non si torni completamente al passato, riunendo l’intero Molise all’Abruzzo. E così avrà ragione, fra i tanti meme che circolano sul Web, quello che si è consolidato sui social nostrani ormai da diverso tempo, e cioè: «Il Molise non esiste». Il quale, però, ha fatto riemergere la più giovane regione italiana dalla sua secolare oscurità.
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