più uno

Si chiama Più uno ed è un partito in più che si aggiunge, con l’obiettivo di sfrattare Giorgia Meloni, alla già numerosa lista di gruppuscoli che ruotano intorno al centrosinistra. Nei mesi scorsi era sorto il nuovo Pci di Alessandro Onorato, assessore capitolino ai grandi eventi che per l’occasione ha riesumato, senza falce e martello, la gloriosa sigla comunista, fondando però il Progetto civico Italia.

Ma prima ancora era nata la Lista civica italiana, con l’intento di federare le piccole realtà associative sparse qua e là lungo la penisola. E durante la campagna per le regionali Matteo Renzi aveva tenuto a battesimo l’ennesima operazione di trasformismo inventando la Casa riformista, pure lui con lo scopo, come gli altri, di occupare il centro della scena.

Troppi partiti per un solo centrosinistra. Per questo qualcuno lo ha già rinominato centrino, mentre altri lo hanno definito un centrotavola, destinato come certi soprammobili ad accogliere una natura morta. In effetti Più uno nasce in un panorama piuttosto affollato, ma soprattutto con molti galli nel pollaio.

Non ci sono solo i due big del centrosinistra, ovvero Elly Schlein e Giuseppe Conte, a cui si aggiungono Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni: bisogna tener conto anche di Silvia Salis, Roberto Gualtieri e Gaetano Manfredi, ovvero della nidiata dei sindaci allevata in batteria nel recinto centrista, ma con ambizioni di occupare l’intero campo largo.

Tuttavia, Più uno si distingue dagli altri e non solo perché a fondarlo è stato un «popolarissimo» esattore delle tasse, ovvero l’ex direttore dell’Agenzia delle entrate Ernesto Maria Ruffini, un renziano di ferro, ma anche perché a dargli man forte da ieri c’è Franco Gabrielli, ex capo della Polizia e degli spioni, pure lui uomo assai caro al fondatore di Italia viva.

Mentre le altre sigle che si ispirano al centro sono poco più che simboliche, e rappresentano a far tanto i parenti dei fondatori, il movimento sorto per volere di un uomo nato e cresciuto nelle stanze del potere (Ruffini è figlio di un ex ministro dc e nipote di un cardinale, dunque parliamo di un democristiano di sinistra in purezza) è qualche cosa di diverso, e perciò da tenere d’occhio.

Innanzitutto, c’è l’inedita alleanza fra un ispettore del Fisco e uno di Polizia. Il primo, ai suoi tempi, quando cioè fu nominato alla guida della società addetta alla riscossione, reclamò i poteri speciali, ovvero di poter ficcare il naso nei conti correnti degli italiani senza alcun limite.

Il secondo il naso lo ha ficcato ovunque, perché non solo chi dirige il Viminale è a conoscenza dei fatti di tutti, ma Gabrielli, oltre che al ministero dell’Interno, è stato anche direttore dell’Aisi, cioè capo dei servizi segreti e successivamente sottosegretario alla presidenza del Consiglio, con delega agli stessi servizi e alla sicurezza nazionale.

In parole povere Ruffini aveva in mano i dossier fiscali degli italiani e Gabrielli quelli sugli affaracci nostri. Insieme i due sono già da soli un concentrato di potere al cubo. Se poi si aggiunge che, provenendo entrambi dalla sinistra democristiana, godono di buoni rapporti in un triangolo che va dal Quirinale al Vaticano con un punto di raccordo in Emilia-Romagna, si capisce che Più uno non è semplicemente uno in più, ma qualche cosa di estremamente sottile e temibile.

Né Ruffini né Gabrielli sono trascinatori di folle e dunque di voti. Ma certo le relazioni con Sergio Mattarella e quelle Oltretevere, con l’aggiunta dei collegamenti con la comunità di Sant’Egidio, aiutano.

Per non parlare poi della benedizione del Papa della Chiesa cattocomunista, ovvero di Romano Prodi, a cui seguono quelle di Dario Franceschini, Pier Ferdinando Casini e Graziano Delrio, tre apostoli democristiani che hanno scoperto la loro vocazione naturale dentro il Pd.

Più uno, da non confondere con DPiù, popolare discount per la spesa quotidiana, è dunque da scrutare attentamente, anche perché la matrice alla base della nuova formazione fiscal-securitaria è la stessa che diede vita ai ragionamenti di quel tal Francesco Saverio Garofani, consigliere speciale del Quirinale e segretario del Consiglio supremo di Difesa.

Un tizio che una sera a cena si fece sorprendere a parlare di come dare uno scossone alla scena politica. Ovviamente per far cadere Giorgia Meloni.

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