Alla vigilia del voto Friedrich Merz ha scoperto che con l’Afd bisognerebbe «affrontare meglio il confronto» e discutere anche dei contenuti. Prima, però, il cancelliere ha pensato bene di alzare i toni: «Non permetteremo a queste persone di distruggere il nostro Paese con le loro parole», ha detto ieri ad Hannover. Il problema è che oggi, in Sassonia-Anhalt, proprio quelle «persone» si presentano alle urne con un vantaggio abissale sulla Cdu.
I sondaggi sulle elezioni in Sassonia
L’ultimo sondaggio della Zdf, infatti, assegna all’Afd di Ulrich Siegmund il 41%, contro appena il 23% della Cdu del ministro presidente Sven Schulze. Seguono la Linke all’11,5%, la Spd all’8,5% e i Verdi al 6%, mentre Bsw e Fdp resterebbero fuori dal Parlamento regionale rispettivamente con il 4 e il 3%. L’Insa è perfino più generosa con l’Afd: 43%, contro il 22% della Cdu. Cinque anni fa i rapporti erano quasi rovesciati: i cristianodemocratici avevano vinto con il 37,1%, mentre l’Afd si era fermata al 20,8%. Emblema perfetto del tracollo a cui è andato incontro il partito di Merz.
La vittoria di Siegmund, dunque, appare quasi scontata. Molto meno scontata, invece, è la conquista della maggioranza assoluta dei seggi, che gli permetterebbe di formare il primo governo monocolore dell’Afd. Il candidato ha già chiarito che si presenterà all’elezione a ministro presidente soltanto in quel caso: non vuole coalizioni e sostiene di non avere oggi alcun partner credibile con cui realizzare il proprio programma.
Paradossalmente, a decidere tutto potrebbero essere i piccoli partiti: in Sassonia-Anhalt vale una soglia di sbarramento del 5% e le liste che restano sotto sono escluse dalla ripartizione proporzionale dei seggi. Per questo motivo, gli occhi sono puntati anzitutto sui Verdi, oscillanti tra il 5 e il 6%, ma anche sul Bsw.
I nodi politici delle elezioni in Sassonia
Se più formazioni restassero fuori e l’Afd arrivasse nella parte alta della forchetta, attorno al 43%, il peso effettivo dei suoi voti nella distribuzione dei mandati potrebbe superare il 50%. Se invece Verdi e magari Bsw entrassero nel Parlamento regionale, la maggioranza assoluta diventerebbe assai più difficile.
Ed è qui che si apre una voragine di incertezze. Con i numeri della Zdf, l’unica maggioranza alternativa a Siegmund sarebbe quella formata da Cdu, Linke, Spd e Verdi. Una quadricoalizione ufficiale, tuttavia, appare politicamente quasi impraticabile, anche per il divieto della Cdu – sancito da una delibera congressuale – di collaborare con Afd e Linke. Molto più plausibile sarebbe, allora, un governo di minoranza guidato da Schulze con Spd e Verdi, sostenuto o tollerato dalla Linke.
La porta, del resto, è già socchiusa. Merz continua a escludere un governo o un programma comune con la Linke, ma ha indicato come possibili modelli le minoranze già sperimentate in Sassonia e Turingia. Schulze, da parte sua, promette che nel suo esecutivo non entreranno ministri dell’Afd o della Linke, ma non ha escluso di farsi sostenere da quest’ultima. E perfino il leader della Csu, Markus Söder, ha invitato al «pragmatismo», ammettendo che una Cdu senza maggioranza potrebbe essere tollerata dalla sinistra. Dall’altra parte, la Linke ha già fatto sapere che farà tutto il possibile per impedire all’Afd di arrivare al governo.
In altre parole, il partito dato al 23% potrebbe restare alla guida del Land grazie ai voti, diretti o indiretti, dell’estrema sinistra per tenere fuori quello dato al 41%. È il cordone sanitario nella sua versione più radicale, ma anche il rischio politico più grande per la Cdu: dare di fatto ragione a Siegmund, il quale ha spernacchiato i suoi avversari accusandoli di essere pronti alle più improbabili ammucchiate pur di negare il governo all’Afd.
La demonizzazione manipolatrice di Afd
Non stupisce quindi che, nell’ultima fase della campagna, sia esploso anche l’allarme Russia. Cem Özdemir (Verdi) ha avvertito che Magdeburgo non deve diventare «un sobborgo di Mosca», mentre il governo federale ha rilanciato il tema dei sabotaggi e della guerra ibrida. Solo che i più clamorosi attacchi alla rete elettrica non portano al Cremlino: a rivendicarli è stato un cittadino tedesco che il ministro dell’Interno, Alexander Dobrindt, definisce un «estremista climatico», contrario ai combustibili fossili e con posizioni filopalestinesi. Per il fallito attacco con droni all’aeroporto di Lipsia/Halle, invece, Berlino ha puntato il dito contro la Russia, ma prove concrete non sono state finora fornite.
La campagna di demonizzazione contro l’Afd, del resto, ha già prodotto qualche effetto boomerang. Ad agosto, per esempio, lo Spiegel ha messo Siegmund in copertina definendolo «l’uomo più pericoloso della Germania». Un autogol imbarazzante, stigmatizzato persino a sinistra, che il candidato dell’Afd ha chiamato «la migliore pubblicità elettorale possibile», tanto da cominciare ad autografare le copie del settimanale durante i comizi. Alcune sono perfino finite all’asta online, spesso vendute per centinaia di euro. Insomma, la partita è apertissima. Eppure, una cosa è certa: la strategia del mostro in prima pagina non ha più alcuna presa su buona parte dell’elettorato tedesco.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >