Afd fa nera l’Europa
Ansa

«Abbiamo scritto la storia». Ulrich Siegmund non ha provato a nascondere la soddisfazione. Quando alle 18 sono apparse le prime stime delle elezioni in Sassonia-Anhalt, il candidato dell’Afd ha festeggiato insieme ai leader nazionali del partito, Alice Weidel e Tino Chrupalla, tutti e tre sorridenti davanti alle telecamere.

Nel quartier generale della Cdu, invece, il clima era funereo: grida di delusione, volti attoniti e dirigenti incapaci di nascondere gli effetti della batosta. Il deputato Sepp Müller, tra i più contrari a qualsiasi intesa con la Linke, ha lasciato la sala senza rilasciare dichiarazioni. Le ultime proiezioni hanno confermato il quadro. L’Afd è nei pressi del 45%, più del doppio della Cdu, ferma intorno al 18%. Seguono la Linke attorno al 9%, i Verdi all’8,7% e la Spd intorno all’8,6%. Fdp fuori dal Parlamento con poco più del 2%, mentre il Bsw resta appeso alla soglia di sbarramento del 5%. Cinque anni fa i cristianodemocratici avevano vinto con il 37,1%, mentre l’Afd si era fermata al 20,8%.

Stavolta il partito di Siegmund ha più che raddoppiato i consensi e quello di Friedrich Merz li ha praticamente dimezzati. E non si può attribuire questo clamoroso boom all’astensionismo: l’affluenza è stimata attorno all’80%, su livelli eccezionalmente alti. La mobilitazione degli avversari, insomma, è stata massiccia, ma non è comunque bastata ad arginare il successo dei sovranisti.

A festeggiare è soprattutto Siegmund, che ha ringraziato ironicamente anche il cancelliere, definendo Merz «un buon propagandista elettorale per l’Afd». Weidel ha parlato di «risultato storico» e di «chiaro mandato a governare», aggiungendo che la forza più votata ha il compito di provare a formare un esecutivo. Un primo cambio di tono rispetto alla campagna elettorale, durante la quale Siegmund aveva detto di voler governare soltanto con la maggioranza assoluta. Poco dopo, anche il candidato ha lasciato «la mano tesa» a chi sia disposto a imprimere una svolta radicale, pur assicurando che l’Afd non intende rinunciare ai propri punti fermi su immigrazione e sicurezza.

La maggioranza assoluta, comunque, resta in bilico. Sulla base delle ultime proiezioni, all’Afd manca un solo seggio per raggiungerla secondo la Zdf e tre secondo l’Ard. E a decidere tutto potrebbe essere proprio il Bsw. Se il partito di Sahra Wagenknecht superasse il 5%, entrerebbe nel Landtag e renderebbe quasi impossibile costruire una maggioranza senza l’Afd: secondo l’Ard, infatti, Cdu, Spd, Verdi e Linke arriverebbero complessivamente a 39 seggi, contro i 42 necessari. Se invece il Bsw restasse fuori, come indica la Zdf, gli stessi quattro partiti raggiungerebbero esattamente quota 42.

La Linke, intanto, ha già scoperto le carte. La candidata Eva von Angern ha annunciato in diretta Ard di essere pronta a votare Sven Schulze ministro presidente, se i numeri lo consentiranno. Il leader della Cdu regionale ha ammesso la sconfitta e si è perfino congratulato con l’Afd. «Avremmo desiderato sotto ogni punto di vista un risultato migliore», ha riconosciuto Schulze. Ma il cordone sanitario non si tocca: Franziska Hoppermann, nuova segretaria generale della Cdu, ha ribadito – con la solita retorica trita e ritrita – che il partito non collaborerà con «estremisti di destra e filorussi». E poi si stupiscono se l’elettorato li punisce…

Il paradosso rimane evidente. Il partito fermo poco sopra il 18% potrebbe tentare di conservare la guida della Sassonia-Anhalt grazie ai voti della Linke – magari con appoggio esterno – pur di tenere fuori quello che sfiora il 45%. Se il Bsw entrasse nel Landtag, però, neppure questa grande ammucchiata avrebbe i numeri. E il partito di Wagenknecht ha già fatto sapere di non voler soccorrere una coalizione costruita solo per mantenere il cordone sanitario, lasciando invece aperta la porta al dialogo con l’Afd. Siegmund, dal canto suo, ha perfino evocato la possibilità che singoli deputati di altri partiti decidano di sostenerlo.

In Italia il voto ha provocato reazioni contrastanti: per Roberto Vannacci, «con la vittoria di Afd cambia l’Europa, Merz ha l’ulcera». Pure Matteo Salvini esulta: «Successo clamoroso, che evidenzia la forte richiesta di cambiamento, sicurezza e lavoro. Alla faccia di chi, a sinistra, alimentava paure e scenari catastrofici. Paura? Terrore? Pericolo? No, si chiama democrazia. Un’altra Europa è possibile». La vittoria di Afd spacca il centrodestra italiano, visto che Antonio Tajani (Forza Italia), dice: «I risultati sono una pessima notizia, ora contromisure e svolta nell’Ue. Quello della Sassonia è un episodio prevedibile e circoscritto». A sinistra, invece, vedono le streghe: «È un voto preoccupante, devo dire che mi inquieta profondamente, riporta in Europa i suprematismi razziali», dice Angelo Bonelli. A Nicola Fratoianni la vittoria di Afd ricorda «la stagione più buia», mentre Ilaria Salis commenta: «In Sassonia trionfano i neonazisti, tira una brutta aria. Salviamo l’Europa dal baratro».

Il voto travolge, però, anche Berlino. Il leader della Spd e ministro delle Finanze, Lars Klingbeil, ha definito la serata «una cesura», ammettendo che il risultato è «anche un segnale» per il governo federale. Il voto locale, quindi, potrebbe avere ricadute molto serie anche sul governo nazionale. Del resto, Merz aveva promesso nel 2018 di dimezzare l’Afd. In Sassonia-Anhalt è successo esattamente il contrario. E Tino Chrupalla glielo ha fatto subito notare: «Merz voleva dimezzarci, ma siamo stati noi a dimezzare la Cdu».

Il successo, peraltro, non riguarda soltanto gli elettori più anziani. Secondo l’analisi dell’Ard, i sovranisti hanno conquistato il 41% dei giovani, più del doppio della Linke, seconda al 17%. Il sondaggista della rete pubblica ha definito l’Afd, senza mezzi termini, «il partito dei giovani». Un dato particolarmente significativo dopo una campagna in cui gli avversari avevano insistito sul pericolo rappresentato dall’Afd per le nuove generazioni. A quanto pare, però, la gioventù non è più intenzionata a prendere lezioni dai vecchi partiti travolti dall’«ondata blu».

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